PNRR con la camicia nera…per i sacrifici

PNRR con la camicia nera...per i sacrificiPNRR con la camicia nera…per i sacrifici – Pnrr, ovvero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Già il nome è un inganno: il termine ripresa indica una azione propositiva, una resistenza ad eventi (economici) avversi, la forza per superare l’ostacolo.

Resilienza è esattamente il contrario: non energia per superare la difficoltà, ma solo la capacità di essere flessibili e adattarsi alla avversità, contando solo su sé stessi.

Insomma, già il titolo la dice lunga sulla fregatura che nasconde. I fondi messi a disposizione dall’Europa per finanziare gli stati dopo la pandemia hanno la finalità di incentivare la ripresa economica, devono quindi essere “investimenti” nel senso più stretto del termine, devono produrre PIl.

A parte i 69 miliardi erogati a fondo perduto ( di questi già autorizzati o incassati 67 ) gli altri 122 sono solo un prestito, a un tasso di interesse ancora poco chiaro, condizionato inoltre da rigide richieste di riforme istituzionali in tutti i settori vitali della nostra nazione: giustizia, pensioni, concorrenza ecc. insomma, tutto quello che si riassume tristemente col fatidico “ce lo chiede l’Europa“.

Vi è da sottolineare comunque che la maggior parte dei paesi europei ha accettato e richiesto i 69 miliardi a fondo perduto (condizionati solo dalle riforme), ma nessuno si è sognato di richiedere i 122 miliardi di prestito, quindi di debito, tranne noi, che abbiamo fatto di più, abbiamo stanziato (Draghi) con nostre risorse (che non ci sono) 30 miliardi in più.

Siamo proprio degli “sboroni”, direbbero a Bologna.

Premesso che sino ad ora nessun governo negli ultimi 20 anni è mai riuscito a spendere i normali fondi europei a disposizione per progetti vari, per la totale incapacità delle amministrazioni regionali o locali di avviare progetti esecutivi, i miliardi di debito che abbiamo sottoscritto (che hanno come destinazione sei grandi temi decisi sempre dall’Europa e ormai noti: le transizioni di ogni genere) dovrebbero essere investiti in attività che, almeno in teoria, siano capaci di produrre Pil quantomeno in misura maggiore del danaro utilizzato, ovvero i 191 miliardi.

Ma così non sarà ed era chiaro anche a quel genio di Draghi quando lo ha approvato, perché era già calcolato all’epoca che il “moltiplicatore fiscale” del piano sarebbe stato del 0,9 %, praticamente niente.

Lo capisce anche chi amministra il semplice bilancio familiare che se si chiede un prestito in banca di 100.000 € per iniziare una nuova attività, se nei tempi previsti non si riesce a produrre incassi che permettano di pagare gli interessi, restituire il prestito e mantenere la famiglia, si fallisce.

Ciò detto il problema odierno, che risale comunque all’epoca del grande salvatore della patria, il Conte Draghi, è che causa la “polverizzazione” dei progetti tra una miriade di entità istituzionali e no, Regioni, Comuni, associazioni ecc., migliaia di questi sono in alto mare o non coerenti per cui l’Europa nega l’attribuzione dei finanziamenti, ciò è ritenuto grave e disdicevole, guai a rinunciare   dell’indebitamento!

L’opposizione strepita

L’opposizione strepita ed accusa e il Governo non ha il coraggio di affermare che tutto sommato è meglio così: si rinuncia a “far debito” inutile, visto che sino ad oggi i progetti di investimento (miliardi) già approvati che quindi serviranno alla rinascita economica del paese sono del tipo:

comune di Roma, acquisto di una caserma occupata da abusivi da anni, ristrutturazione della stessa in appartamenti e riassegnazione degli appartamenti agli stessi abusivi;

Foligno, per contrastare l’abbandono dei gatti si costruirà un “gattile” da un milione di euro; Lettino (MT) 660 abitanti tutti anziani, si è aggiudicato un bel Palaghiaccio da 2 milioni di € che certamente contribuirà a risanare la nostra economia; Cortona, Arezzo, in prima linea nel risanamento della nazione con la costruzione di un Bocciodromo da 1,6 milioni di euro; se si finanziano le bocce non si può non finanziare la “briscola” e, infatti, in Emilia Romagna una comunità montana ha ottenuto 300 milioni di euro per una attività itinerante di inclusione per gli anziani, portando a domicilio un “giro di briscola”.

Sono migliaia questi progetti, compresi gli stadi di calcio di Firenze e Venezia ( su cui si è incagliata la trattativa con l’Europa), una miriade di campi da Padel, pattinaggio e ovviamente migliaia di km di piste ciclabili.

Europa strozzina

Insomma, facciamo un debito colossale con il nostro strozzino di fiducia, l’Europa, per costruire bocciofile e campi da Padel.

Ciò nonostante, il Pnrr, questo Pnrr anche per il governo Meloni è ritenuto essenziale alla rinascita dell’Italia.

Non la pensa così il professor Piga, docente di economia all’università di Tor Vergata, che in una intervista al “sussidiario.net”, pochi giorni fa, dopo l’approvazione del Def, dice che questo, il primo del nuovo governo, sembra scritto dai tecnici di Bruxelles e non dal governo Meloni.

Infatti il Documento di economia e finanza prevede una crescita del Pil dell’1% quest’anno e dell’1,5% il prossimo e un deficit/Pil che passerà dal 4,5% del 2023 al 3% del 2025 e addirittura al 2,5% nel 2026 (anno fatidico per il Pnrr), partendo dal 5,6% del 2022, comprensibile l’intento se si considera che la riduzione del deficit/pil al 3% è una delle precondizioni per ricevere le risorse del Pnrr.

È quindi un Def del Fiscal compact, che prevede una manovra restrittiva di 70 miliardi, per passare da un deficit/Pil del 5,6 del 2022 al 2,5 del 2026, che si potranno ricavare solo con maggiori tasse o riducendo la spesa pubblica con tagli lineari.

Sempre e solo “austerità”

Nulla di nuovo quindi rispetto all’austerità dei governi precedenti.

La naturale prosecuzione dell’agenda Draghi.

Del resto, il ministro, tutto sommato, è lo stesso e chi parla di manovra espansiva dice il falso e prende in giro gli italiani.

Se a questo si aggiungono tutte le nuove tasse e costi derivanti dalla “svolta green”, dalle auto alle case, passando dalla filiera industriale ed agroalimentare oltre che, dalla invasione etnica e dalla guerra in atto, il colore “nero” (dalla famosa camicia) di solito associato alla Destra non è da attribuire a questo governo, ma al nostro pessimo futuro di sacrifici….

Sacrifici che sarebbero accettabili, se servissero a fuggire a gambe levate da questo miserabile campo di afflizione chiamato Europa.

Così, invece, abbiamo scampo m, sotto ogni punto di vista m: o accettare il nostro destino di schiavi all’interno o riprenderci la libertà costi quel che costi, dubitando che costerebbe più di oggi.