Elezioni: ad intenditor poche parole

Elezioni: ad intenditor poche paroleElezioni: ad intenditor poche parole –“Intelligenti pauca” – La vittoria del Centrodestra alle elezioni è il risultato di tre fattori: Il persistente, anzi aumentante astensionismo; l’inesistenza dell’opposizione; lo scollamento di tutti i movimenti alternativi allo status quo che, contrariamente alle buone intenzioni espresse, continuano a marciare divisi in attesa di non si sa che cosa.

Questi tre elementi, per altro, si sono concretizzati nell’ambito di una quindicina di giorni che hanno visto Giorgia Meloni reagire al meglio possibile all’emergenza disastrosa in Emilia Romagna, dove il “si poteva” e il “può fare di più” cozza in modo gigantesco col “non si è fatto nulla” di cui è responsabile la Sinistra, per di più nella sua unica e ultima terra di elezione.

Francamente, non si capisce come si sarebbe anche solo potuto immaginare un risultato contrario, seppur nella considerazione dei tanti fattori d’imprevedibilità che caratterizzano le elezioni amministrative, dove circostanze locali e disgiunte dalle polemiche romane possono far premio pure sulle tendenze generali dell’elettorato.

Il Centrodestra

Ora, il Centrodestra è nelle condizioni elettorali ideali per proporre delle serie riforme istituzionali, ma non in quelle politiche, come dimostra la presa di distanza di Matteo Salvini dall’ipotesi di una svolta presidenzialista della Repubblica.

In realtà, da parte della Lega, questo sarebbe solo l’ennesimo errore strategico, dal momento che solo una riforma in tale senso libererebbe il governo da quella tutela, se non oppressiva o asfissiante, certamente pesantissima che Sergio Mattarella esercita su questo esecutivo.

Una tutela che, in futuro, non potrebbe non pesare anche su altri premier che non fossero espressione della Sinistra.

L’Astensionismo

Sullo sfondo, in questo quadro roseo per le forze di maggioranza, resta lo spettro di un astensionismo crescente che, se non dovesse cronicizzarsi, rischia di travolgere gli equilibri oggi apparentemente solidissimi della compagine politica italiana.

Anche perché non si tratta dell’astensionismo di chi assentisce, bensì della stanchezza e della sfiducia nei meccanismi di rappresentanza di sempre più ampie fasce di popolazione che, però, prima o poi capiranno che non c’è alternativa ai “ludi cartacei”: se si vuole far cambiare passo alla marcia del Paese, è gioco-forza entrare nelle istituzioni con le regole che sono in vigore.

Tutto il resto non è utopia, ma noia, come cantava Franco Califano: quella noia che prende, alla lunga, chi scende in piazza e marcia per le strade – agitando cause nobili o denunciando reali problemi del Paese -, senza mai vedere uno straccio di risultato a premiarne l’impegno.

Lo spazio per affermare una nuova e diversa visione del mondo, alternativa a quella imposta dalla Ue e dalla Nato, esiste e certamente non può essere perseguita con le attuali forze parlamentari che, nell’ottica internazionale, sono semplicemente facce diverse di una stessa medaglia.

Forse, manca ancora la consapevolezza della posta di questa scommessa e la volontà̀ di accettare la sfida senza esitazioni e senza esasperanti “quadrature di cerchi” che è meglio, semmai, che restino concentrici intorno all’unico obbiettivo.

Intelligenti pauca

Massimiliano Mazzanti