Saggezza e pazzia

E’ il manicomio totale. La pazzia avanza con passo inarrestabile.

Ogni volta credo che oltre non si possa andare e ogni volta constato che si è andati oltre.

pazzia egologicaIl limite della follia, una follia brutta, cretinesca, non solo giustificata, ma applaudita, e ad ogni angolo di strada e in ogni lembo di giornale. Sta nella penna di chi scrive che ogni gravidanza provoca un irrefrenabile declino cognitivo. Si inorgoglisce nel grande marchio che fotografa l'”uomo incinto”.

Trionfa nella decisione dell’idiota che si fa sterilizzare a vent’anni. Negli Usa sono in migliaia, uomini donne!

Spesso segue, all’operazione, la festa che, anche se casta, mi pare più oscena delle orge di tanti antichi culti perché lo sterilizzato celebra l’apoteosi dell’imbecillità che giudica una nuova vita ostacolo alla propria, esalta la stupidità brutale del farsi asportare le tube e di subire una vasectomia, plaude alla sessualità senza obiettivo e senza amore, mitizza l’estrema libertà del nulla, si vanta per la negazione della vita che non potrà essere donata, nemmeno per errore.

È la pazzia “egologista” nella sua forma più spaventosa! Le madri di una ricerca israeliana che dichiarano che, potendo, rinuncerebbero ai loro figlisono la retroguardia “gentile” di un fronte avanzato, per ora ristretto, espressione chiarissima della pazzia furiosa che inghiotte tutto.

Non importa se si tratta di contemporanee o di donne vissute 80 anni fa perchè è oggi che le loro tesi vengono rilette e riconsiderate!

Margaret Sanger è una di queste pazze, anche lei statunitense.

Basterebbe leggere il suo incitamento all’uccisione dei bimbi come atto di misericordia perché non crescano in una famiglia tradizionale per realizzare che sopravvive ai decenni e alla storia, l’inquinamento dei cervelli e l’annientamento delle coscienze.

La MacKinnon, classe 1946, non ci vuole risparmiare nulla del suo malessere psichico e scrive che il rapporto sessuale all’interno del matrimonio, anche se consensuale, è “un atto di violenza perpetrato contro la donna”.

Di pochi anni fa la richiesta, in Australia e negli Usa, di rendere legale l’omicidio di neonati fino a sette giorni di vita.

Negli Usa l’aborto a nascita parziale di feti pronti ad esser partoriti è pratica giornaliera.

Le migliaia di donne italiane che dichiarano in rete di aver fatto seconda e terza dose del “vaccino” dopo aver patito pericolose reazioni alla prima iniezione, le estremiste americane, le pentite israeliane, non hanno avuto necessità di molte gravidanze per soffrire di un declino cognitivo manifesto e, temo, irrecuperabile!

Per gli uomini, il venir meno di equilibrio e buonsenso mi pare sia coinciso con l’abolizione e la scomparsa del ruolo che, per natura, dovrebbero avere, cioè quello di dominatori.

Il dominatore è colui che esercita un dominio e dominio significa, nell’alta accezione propria della Chiesa Romana, egemonia, potere, signoria, padronanza e controllo (in primis, di sé).

Il potere che l’uomo dovrebbe esercitare sulla donna e sulla famiglia è quello di una guida sicura, dolce, generosa fino alla dedizione totale. Non il potere che schiaccia o annienta la femminilità, non il potere assoluto che l’islam attribuisce al padre e al marito, non quello del “guardiano” (nomen omen… l’uomo musulmano è, difatti, il guardiano di chi vorrebbe fuggire, ma non può!), non il potere che impedisce, umilia e ostacola.

Lo speciale ruolo dell’uomo cristiano perfettamente “riuscito” consente alla donna di esser tale, di realizzarsi negli ambiti che vorrà e che deciderà con il marito, le permette di non dover sostituirlo per ovviare alle sue mancanze, di non doverne scimmiottare i modi e gli atteggiamenti.

Nella società cristiana ben formata gli uomini ci sono, non servono surrogati!

Il dominio maschile, inteso nella sua corretta accezione, è nella famiglia più che sulla famiglia ed assolve al ruolo del contadino che tutto deve predisporre perché i suoi germogli, i figli, fioriscano e la terra, la donna, permetta tale fioritura.

Tale il disegno divino.

Il resto è pazzia.

Irma Trombetta

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