LA “NUOVA” ITALIA POST-COVID: BASTA DEMOCRAZIA

L’ex Generale Austin, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America

Il vertice di Ramstein, appena apertosi, più che un confronto, è stato un dettato: l’amministrazione americana ha deciso e spiegato agli alleati come intenda sostenere la difesa dell’Ucraina, non solo con invio di armi, ma anche con addestratori, dentro e fuori i confini del paese in conflitto con la Russia.

Tra i diligenti “scolari”, anche gli italiani si sono presentati davanti a Lloyd Austen a prendere appunti sul da farsi. Ora, da un punto di vista strettamente giuridico, l’Italia non è in guerra con la Russia, come, del resto, non lo è formalmente nessun paese della Nato. Di contro, norme del tanto invocato Diritto internazionale alla mano, la Nato – rifornendo di armi, di addestratori gli ucraini e anche di basi da cui lanciare i droni e controllare le mosse dell’esercito russo (che hanno capito tutti che partono dall’Europa occidentale, Italia compresa) -, di fatto ha deciso la partecipazione diretta dell’Alleanza atlantica al conflitto. Ora, seppur è vero che l’Italia ha liberamente “ceduto” alcuni “ambiti di sovranità” alle organizzazioni internazionali a cui ha altrettanto liberamente aderito; lo è altrettanto, vero, che quanto viene deciso e assunto e fatto nell’ambito di queste “cessioni di sovranità” non possono contrastare coi principi fondamentali della Costituzione. Dunque, se l’articolo 78 della nostra “carta fondamentale” – e l’articolo 5 del trattato Nato – consentono all’Italia anche di “muovere guerra” a qualcuno, contrariamente a quanto si crede; l’articolo 11 proibisce espressamente al governo e al Parlamento di fare ciò che stanno facendo. Infatti, se non si ritiene esistere la motivazione e il relativo spazio giuridico per attaccare la Russia – o partecipare alla difesa dell’Ucraina. Il senso sostanziale non cambia – e, per tanto, non si possono invocare i suddetti articoli 78 e 5; allora, entra prepotentemente in campo l’articolo 11 che, senza possibilità di equivoco, recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Piaccia o meno, l’Italia non può partecipare direttamente con l’invio di armi o altro materiale e personale bellico a un paese in conflitto con un altro, “scommettendo” sulla guerra per risolvere la “controversia” tra i due contendenti. Dopo due anni e passa di stupri della ex-Costituzione “più bella del mondo” per ragioni sanitarie; ora si assiste a una violenza ancor più grave e profonda, da parte di un governo “tecnico”, senza alcun consenso e fiducia popolare, per di più, nell’assordante silenzio della Corte costituzionale. “Ciliegina sulla torta” – “ciliegina” alquanto marcia e indigesta -: quest’ultima violazione è pure perfettamente contraria agli interessi nazionali.

Cosa dire, a fronte di tutto ciò, se non che gli italiani erano stati anche avvertiti? Dopo la pandemia – si è sentito ripetere spesso – nulla sarà come prima. Profezia sincera ed esatta: prima del 2020, l’Italia era una democrazia costituzionale.

MASSIMILIANO MAZZANTI

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