Cronaca di una sconfitta annunciata
Rabbia e voglia di essere lì con i miei colleghi: questi i miei sentimenti guardando le immagini di una guerra ampiamente annunciata e persa, come sempre. E tante domande tecniche: dov’era la squadra di quel poliziotto isolato e aggredito? Perché nove agenti si trovavano da soli a fronteggiare, retrocedendo, un migliaio di rivoltosi? Perché, come sempre, uomini in divisa sono stati usati come sacchi di sabbia per costruire “muri”… immobili e passivi? Dove erano i funzionari che dirigevano? Che ordini davano?
Quello che è successo lo si sapeva da mesi e non si è saputo evitarlo; questa progressione della violenza, già vista in passato, produrrà presto il “morto”. Quando in una guerra si perdono tutte le battaglie, prima che sia definitivamente persa, si cambiano i generali!
La degenerazione dei Reparti Mobili
Più di 100 poliziotti feriti, due o forse tre fermati, un arresto in differita (quanto durerà?): credo che una cosa così non sia mai successa. Il vero problema consiste nel fatto che si è snaturato l’uso dei reparti mobili; da tempo questi sono considerati… sacrificabili. Come e per chi… richiederebbe un approfondimento.
Un esempio vale più di qualsiasi spiegazione (ometto nomi e città): c’era stata, il giorno prima, una manifestazione dei soliti centri sociali. Il reparto schierato impediva che questi scendessero verso il centro; gli agenti, usati come “transenne” immobili e passivi, sono stati bersagliati per quattro ore da pietre, sputi, vernice ecc., senza operare nemmeno una carica di alleggerimento. Feriti solo tra i poliziotti. Il Questore si complimenterà poi con il funzionario del reparto per l’ottimo servizio, ovvero perché non avevano disperso i manifestanti, che comunque per altre strade fecero quel che volevano.
L’ipocrisia politica e il ruggito del coniglio
Bene: se questo subire inutilmente ferite fisiche è un “ottimo servizio”, allora è facile capire come, per volontà dei vertici, funzioni l’Ordine Pubblico in Italia oggi. C’è la precisa volontà di non usare la forza per non scontentare nessuno, a costo di portare a casa 100 feriti e lasciare mettere a ferro e fuoco una città. Le motivazioni sono solo opportunisticamente politiche, sottolineando come i nostri poliziotti e carabinieri sarebbero — e sono — perfettamente in grado di stroncare sul nascere eventi del genere.
Il tragicomico è che ci sentiamo guerrieri, ci armiamo, ipotizziamo guerre, vediamo nemici pronti a invaderci e facciamo la voce grossa col ruggito del coniglio, ma non siamo capaci — o meglio, non vogliamo — garantire l’ordine in casa nostra per paura di sembrare “di destra”. È ipocrita e offensivo, poi, visitare i feriti in ospedale quando si ha la responsabilità politica delle loro ferite.
Giovanni Preziosa
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