Mentre il panorama politico italiano continua a rimescolare le carte con la stessa frenesia di un giocatore d’azzardo a fine serata, assistiamo all’ultima, clamorosa mossa sulla scacchiera della destra: il Movimento Indipendenza decide di sciogliersi per confluire tra le braccia del Generale Roberto Vannacci e del suo neonato “Futuro Nazionale”.
Gianni Alemanno, con una lettera che trasuda realismo e un pizzico di necessità, ha chiesto ai suoi militanti un atto di fede: abbandonare il “separatismo” per diventare il lievito di una nuova creatura politica. È la fine di un percorso solitario, intrapreso quasi due anni fa con la consapevolezza che l’isolamento non avrebbe portato al successo, specialmente di fronte a un centrodestra a guida Meloni considerato ormai incapace di invertire il declino nazionale.
Bisogna riconoscere ad Alemanno una coerenza quasi eroica nel voler difendere quel “sovranismo sociale” che fonde identità e tutela dei lavoratori, un’eredità che Indipendenza non vuole veder svanire in una nicchia culturale. Dopo aver subito quella che il movimento descrive come una carcerazione ingiusta e repressiva, legata a reati definiti inesistenti nel nostro ordinamento, il fondatore ha visto la sua creatura lottare contro tutto e tutti. Tuttavia, il “nocciolo duro” guidato da Arlechino e Costini, pur avendo tenuto botta, sembra aver esaurito quella capacità di aggregare figure di spicco e quell’appeal iniziale che faceva sperare in una destra sociale senza padri né padrini. La scelta di oggi appare dunque come un tentativo nobile, ma forse obbligato, di trovare un approdo sicuro prima che la marea si ritiri definitivamente.
Dall’altra parte della barricata troviamo lui, “l’uomo nuovo”, Roberto Vannacci. Innegabilmente, il Generale rappresenta la vera novità di questi ultimi quindici anni, un incursore che ha saputo capitalizzare la propria immagine con una maestria da far invidia ai migliori spin doctor. Ha sfidato il “politicamente corretto”, ha denunciato lo scandalo dell’uranio impoverito ed è balzato dai ranghi della Folgore ai banchi del Parlamento Europeo con una velocità disarmante. Se la sua capacità di bucare lo schermo è fuori discussione, il suo percorso politico assomiglia più a una serie di incursioni scoordinate che a una strategia di lungo termine.
Resta da capire se questa unione saprà dare gambe solide al “Sovranismo sociale”, quel progetto che mira a unire la questione identitaria a quella sociale per dare voce ai lavoratori e ai piccoli imprenditori che si sentono abbandonati dal conservatorismo liberale del governo attuale.
Resta da vedere se l’unione tra la sostanza affaticata degli ex “indipendenti” e la forma smagliante, ma ancora misteriosa, del Generale riuscirà a creare un’alternativa credibile o se rimarrà l’ennesimo esperimento di una destra in cerca d’autore.
Noi del 2diPicche guardiamo con interesse e un poco di pragmatica speranza questa novità nel mondo “patriottico”. Senza illusioni ma senza pregiudizi siamo pronti, come sempre, ad essere dove si combatte per la nostra povera Patria.
Redazione
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Da anni osservo con sgomento la frammentazione sempre maggiore delle forze alternative al sistema, quindi ogni segnale in senso inverso è per me motivo di speranza.
La Destra Sociale nasce con Giovanni Gentile, pensiero che legittima nella Sua sintesi il diritto alla sopravvivenza le fasce deboli della Società Civile. Pertanto diventa aleatorio ogni possibile giustificazione di potere politico, espresso, mascherando il proprio meschino giudizio nel giustificare la propria presenza politica, raggirando i principi fondamentali della Destra Sociale, i cui obiettivi primari sono quelli esposti e suffragati dai due reali interpreti, oggi, per i valori della Destra Sociale che sono: certamente , Gianni Alemanno e Roberto Vannacci.
Caro Sergio, il tuo richiamo a Gentile e alla sintesi sociale coglie l’essenza della sfida: non si tratta di semplice potere, ma di dare risposte concrete a chi è stato abbandonato dal conservatorismo liberale. Gianni Alemanno intende proprio questo quando parla di portare il suo “Sovranismo sociale” in quello che considera l’unico progetto di reale rottura degli ultimi quindici anni, ovvero il movimento di Roberto Vannacci.
Come 2diPicche, manteniamo un pragmatismo vigile: non siamo prevenuti verso questa operazione che punta a fare da “lievito” per nuove alleanze , ma attendiamo l’appuntamento di giugno e il ritorno in prima persona di Alemanno per valutare se nascerà una struttura e un programma davvero utili alla Nazione. Restiamo pronti a stare dove si combatte per la nostra povera Patria, senza illusioni ma con tutta l’attenzione che questo delicato passaggio richiede.