Dopo settimane di guerra in Medio Oriente tra incursioni e bombardamenti missilistici, non sappiamo esattamente quanti siano i morti tra Iran, Israele, Libano e monarchie del Golfo con relative basi americane. Come in tutte le guerre moderne i numeri sono, se non tenuti segreti, per lo meno confusi e manipolati. Questo vale anche per i dirigenti dei due campi, dal momento che da parte siono-americana si è implementata una campagna di eliminazioni sistematiche di capi politici e militari del nemico nella folle illusione che basti questo a distruggere un regime basato su centinaia di migliaia di uomini in armi. Non meraviglia che da parte iraniana si faccia talvolta lo stesso, col risultato che non è sempre chiaro se una vittima designata sia cadavere, ferito o magari illeso. La logica della disinformazione richiede che spesso convenga fare passare un morto per vivo o viceversa. Tuttavia, dopo settimane di guerra asimmetrica possiamo identificare alcuni morti e feriti gravi eccellenti. Così eccellenti da caratterizzare con la loro agonia la fine di un ciclo storico.
La fine del mito dell’invincibilità
Il primo morto è certamente il mito dell’invincibilità sionista e statunitense, perché è chiaro che dopo aver promesso un’operazione di pochi giorni con tanto di regime change immediato in Iran, il mito è incrinato per sempre, persino con una eventuale, tardiva vittoria magari ottenuta con l’arma atomica. La “purga dei generali” in corso a Washington e i contraddittori proclami di vittoria, di trattative e di ultimatum a scadenze variabili, non aiutano la “alleanza Epstein”. Il secondo morto è quello dell’affidabilità internazionale di Washington e Tel Aviv: quando prendi il vizio di aprire trattative e poi aggredisci a tradimento, non importa quanto possa essere forte il tuo Stato, non sarai mai attendibile. Il prezzo della menzogna sistematica è quello di non essere più creduto neppure quando si dice la verità.
Il tradimento di Trump e la crisi della destra
Trump è stato eletto da americani che volevano debellare la corrotta classe dirigente di Epstein e dei suoi clienti e, parallelamente, volevano mettere fine alle guerre americane in giro per il mondo. Trump ha tradito due volte in un colpo solo, scatenando una guerra che ha fatto passare in secondo piano gli scandali del potere pedofilo mondialista. Un capo che tradisce sistematicamente il proprio movimento, i suoi stessi amici e seguaci sacrificandoli agli interessi di estranei, sarà marchiato come infame per il resto della sua vita politica. Non meraviglia che nessuno abbia voglia oggi di trattare o anche solo di parlare con lui. Terza vittima: se non ancora morto certamente ferito grave, è il filosionismo della destra reazionaria americana. I cristiani protestanti americani sono tradizionalmente filosionisti ma ora alla base le cose stanno cambiando radicalmente.
Il risveglio del cattolicesimo tradizionale
Non solo tra militari che cominciano a dire di “non voler morire per Israele”, ma quello che impressiona di più è la crescita impetuosa dell’antisionismo tra i giovani della destra americana: un fenomeno senza precedenti e, in prospettiva, rivoluzionario per gli equilibri interni. Altrettanto significativo è il riavvicinamento al cattolicesimo da parte di conservatori che tendono a mettere in discussione il tradizionale filosionismo USA. Siamo solo all’inizio di un cambiamento radicale con i cattolici che riscoprono la dottrina tradizionale della “Guerra Giusta” per concludere che questa guerra per il sionismo giusta non può essere e, parallelamente, con una realtà reazionaria tradita da Trump e che sta dando vita a una nuova opposizione da destra al Sistema.
Il tramonto dell’illusione liberale
Quarta vittima è l’illusione liberale che la politica e la religione siano separate. Ormai non si può neppure immaginare una politica israeliana senza ebraismo, una politica iraniana senza islam sciita, una politica saudita senza islam wahabita, e neppure una politica americana senza millenarismo protestante filosionista. E aggiungiamo, una politica russa senza ortodossia e indiana senza induismo. Non a caso, i grandi assenti sono sostanzialmente gli europei, i più laicizzati, vale a dire, quelli che hanno momentaneamente perso la propria bussola religiosa. La politica e quindi la guerra che ne è fedele espressione, sono determinate dalla propria tradizione religiosa, indipendentemente dalle opinioni dei singoli dirigenti confessionali.
Fede, guerra e il fallimento del modernismo
Le illusioni di moda nate col Vaticano Secondo spariscono come nebbia al sole: il Dio degli eserciti è signore della pace e della guerra come lo è stato per secoli. Gli incontri tra religioni non portano alla pace, anzi le diverse interpretazioni di Dio portano allo scontro aperto, anche armato talvolta. Solo gli ipocriti possono non vederlo. E solo un ritorno al Cristianesimo cattolico tradizionale può rilanciare l’Europa. Quinta vittima eccellente è il modernismo progressista. In pieno XXI secolo si assiste a un rilancio della tradizione di una stirpe seppure tecnologicamente avanzata. La dottrina militare iraniana che sta resistendo all’imperialismo delle democrazie occidentali rappresenta una combinazione di spirito di sacrificio, di riemergere dell’istinto di una razza e di rilancio del feudalesimo.
La strategia iraniana e la memoria del sangue
Gli iraniani hanno decentralizzato l’intero apparato della difesa in una trentina di regioni autonome e autosufficienti in grado di contrattaccare anche senza vertice nazionale. Per di più, hanno dotato questa “difesa a mosaico” di rocche di pietra che ricordano i nani di Tolkien, fortezze sotterranee destinate a resistere ai micidiali bombardamenti nemici e di un apparato missilistico destinato a una guerra prolungata di logoramento. Basta guardare alla storia persiana per capire come questo venga dal sangue e dalla memoria. Se la serena disponibilità al martirio dei vertici, la struttura feudale sul territorio, la costruzione di fortezze che sono i nuovi castelli del XXI secolo ci ricordano un passato che riemerge, che dire della guerra missilistica di massa?
Gli arcieri del XXI secolo
Basta guardare alla storia persiana per sapere come la loro stirpe ha sempre primeggiato nella guerra degli arcieri che si vantavano di “oscurare il sole”, che affrontavano le battaglie decisive portandosi dietro carri carichi di frecce per non restare mai a corto. Non sono immagini che ci riportano alla campagna missilistica e di droni di questi giorni? La tecnologia si evolve, il sangue e la memoria della razza restano. Comunque vada a finire questa guerra, il mondo della democrazia liberale che sembrava trionfare ne uscirà materialmente e spiritualmente stravolto. Stiamo vivendo giorni decisivi.
Marzio Gozzoli
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