La colpevolizzazione del 1945
Abbiamo perso la guerra, sì, ma non esageriamo; soprattutto evitiamo di essere collaborativi fino all’evanescenza. Non sarebbe ora di rivedere gli assunti impostici dal 1945, che condizionano il nostro essere italiani con una soffusa colpevolizzazione mirata a tenerci a testa bassa?
Prendiamo il fascismo: quel movimento politico, culturale e sociale d’avanguardia, eminentemente italiano, che ci è stato imposto di considerare il male assoluto. Tale narrazione è strumentale a cancellare dalle nostre menti tutti i mali perpetrati dai vincitori: dagli americani alla Russia sovietica, dagli jugoslavi ai belgi. Vogliamo parlare dei nativi americani, dei kulaki russi, dei nostri giuliani infoibati dai rossi jugoslavi o delle vittime delle stragi partigiane a guerra finita? Per non parlare dei congolesi sterminati dai belgi o del dramma palestinese.
Il mito degli “Italiani brava gente”
«Italiani brava gente»: un’etichetta con la quale ci hanno “riscattato” dai malvagi che saremmo stati dal ’22 al ’45, aggiungendo quella di «pizza e mandolino» che ci colloca tra i renitenti. Quasi a dire: sono stati cattivi perché senza spina dorsale, dediti solo a cantare e mangiare. E invece no! Gli italiani aderirono al fascismo perché era un movimento d’avanguardia che realizzò opere sociali avanti di decenni rispetto al resto del mondo.
Senza lo scoppio della guerra — ricercata dalle potenze coloniali come Francia e Gran Bretagna — probabilmente Mussolini riposerebbe oggi al Pantheon. Quanto al pregiudizio che nega la nostra indole combattiva: nonostante uno Stato Maggiore inadeguato per preparazione e legami massonici, il soldato italiano ha sempre guadagnato sul campo il rispetto di alleati e nemici.
Una genia senza spina dorsale?
Ribelliamoci all’imposizione culturale per cui dal 1922 siamo stati ignobilmente cattivi e, avendo perso la guerra, saremmo anche pavidi, inetti o codardi. Queste colpevolizzazioni vengono perpetrate ancora oggi come se le colpe dei nonni fossero un’eredità naturale dei nipoti. Vogliamo parlare del peso storico, scientifico e tecnico della genia italiana?
Citando solo i tempi moderni, ricordiamo l’epopea della Decima, degli alpini in Russia, dei bersaglieri e dei paracadutisti in Africa, fino ai nostri soldati impiegati nei teatri operativi dal 1982 a oggi (Libano, Somalia, Iraq, Afghanistan). Gli italiani non sono affatto un popolo senza spina dorsale.
Il paradosso dei “Liberatori”
Nel ’45 gli anglo-americani si sono guadagnati il titolo di «liberatori» ai quali, a 80 anni di distanza, dovremmo essere riconoscenti. Ma non dimentichiamo come ci hanno “liberati”: a suon di bombardamenti proditori sui centri abitati e mitragliamenti sui civili per fiaccare il morale della popolazione.
Intenzioni consolidate a futura memoria con la distruzione di Dresda e le atomiche su Hiroshima e Nagasaki: espressioni di una ferocia senza dubbi. E che dire delle fucilazioni dei nostri soldati arresisi al Generale Patton o degli stupri di massa compiuti dalle truppe coloniali francesi con il benestare del Generale Juin? È una supremazia che puzza di colonialismo travestito, altro che liberazione.
Leggi razziali e doppiopesismo
In forza della nostra adesione al fascismo che, in condizione di debolezza rispetto al Reich, approvò le leggi razziali (evitandone però al massimo l’applicazione), ci è stato imposto di essere colpevoli per l’Olocausto, oscurando così le foibe e i massacri partigiani.
Questa tiritera è mirata a farci sentire colpevoli di reati che i nostri “liberatori” commettevano quotidianamente fino agli anni ’60. Gli americani hanno sterminato popoli indigeni e fino al ’63 negavano i diritti civili ai neri. Quanto a inglesi e francesi, trattavano le popolazioni coloniali secondo i dettami del positivismo: “io sono bianco e civile, tu sei di un altro colore e quindi incivile”.
Il ritorno all’identità mediterranea
Non sarebbe ora di ribellarci a quegli assunti privi di oggettività che ci dipingono “brutti, sporchi e cattivi” perché fascisti, per poi diventare “buoni” solo perché presi a balia da una nebulosa patria anglo-americana e protestante?
Dobbiamo ribadire che siamo prima di tutto italiani e, per storia e geografia, mediterranei. Dobbiamo tornare a intenderci con i paesi lambiti da quel mare che era nostro e che da troppo tempo trascuriamo, accettando passivamente il peggio etico e culturale che ci viene imposto da Ovest.
Corrado Corradi
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:

































































Bravo Corrado ottima esposizione di reale corso storico. Speriamo serva ad aprire nuovi orizzonti agli attuali nostri giovani.