Il 2 Aprile del 1982, con il primo fuoco tra truppe argentine e britanniche cominciava la Guerra delle Falkland…o come sarebbe più giusto chiamarle, Malvinas.
Sia allora che nei decenni a venire quella piccola ma tragica guerra (come tutte le guerre lo sono, per quanto brevi esse siano) ci venne raccontata come la giusta opposizione di una democratica e libera nazione occidentale che lottò e infine trionfò contro la tirannide dei “fascisti” argentini.
In particolare la democratica e libera nazione occidentale era il Regno Unito di Margaret Thatcher, fresco di (apparente) decolonizzazione del suo sterminato Impero, e la tirannide “fascista” era l’Argentina dei Generali (che, per quanto autoritario e violento come regime, di Fascista non aveva proprio nulla a livello politico).
La questione semantica
Tuttavia, come sempre accade, la storia è più profonda e complessa di quanto pensi certa vulgata popolare male informata e, se si scava sotto la superficie della propaganda, si scopre una realtà ben diversa.
Per cominciare, bisogna partire dal nome di quel lontano e tanto conteso arcipelago: i Britannici le chiamano Isole Falkland, gli Argentini le chiamano Malvinas.
Già decidere di chiamarle in un modo o nell’altro equivale a schierarsi.
E se guardate il titolo potete già immaginare da che parte sta chi vi scrive.
Ma superando le opinioni personali, che lasciano il tempo che trovano, bisogna ricordare che, nella nostra lingua per esempio, quelle isole non si chiamano Falkland…ma Malvine.
E in Francese? Malvines.
E in Portoghese? Malvinas.
A livello linguistico pare che chiunque non viva sotto la Union Jack e non parli la lingua d’Albione prenda una posizione chiara su a chi spetti la sovranità su quelle isole.
Ma abbandoniamo la lingua e concentriamoci sulla Geografia.
Le Malvinas, territorio d’Oltremare di sua maestà britannica Carlo III, distano quasi 13.000 km dalle coste britanniche.
E meno di 500 km da quelle argentine.
Coste argentine dalle quali, lungo tutto l’anno partono i rifornimenti che garantiscono la sopravvivenza del piccolo isolatissimo arcipelago.
Eppure…su quelle isole batte la Union Jack e non il bicolore della Repubblica Argentina.
Come mai? Semplice: le Malvinas rappresentano uno dei tanti vestigi coloniali che Albione si è tenuta stretta dopo la sua finta decolonizzazione.
Quel che resta dell’impero brittannico
Come Gibilterra e l’Irlanda del Nord…o, come amo chiamarla io, Irlanda Occupata.
Chiuso anche il capitolo geografia, passiamo alla mia materia preferita: la Storia.
Ma allora, date queste premesse, perché le Malvinas sono Britanniche?
Partiamo dall’inizio: recenti ritrovamenti archeologici hanno testimoniato che le prime popolazioni che la abitarono furono popolazioni indigene provenienti dalla Patagonia Argentina.
Scoperte nel ‘500
Il primo europeo ad avvistarle e a denominarle su una carta europea fu il portoghese Estebàn Gomez nel 1520.
Gli Inglesi le avvistarono e le nominarono col loro nome anglo-sassone solo 170 anni dopo nel 1690, grazie al capitano John Strong.
Prima sotto una brevissima sovranità francese (dal 1763 al 1766) le Malvinas vennero poi cedute dalla Francia all’Impero Spagnolo e spagnole rimasero per decenni.
Nel 1810 le Provincias Unidas del Rio de La Plata (l’odierna Argentina) dichiararono la loro Indipendenza da Madrid e, tra le altre cose, rivendicarono la loro sovranità su quelle isole, come legittime continuatrici della sovranità spagnola che le aveva dominate per oltre 40 anni.
Nel 1820 Buenos Aires inviò una nave militare col suo equipaggio a prenderne ufficialmente possesso.
Nel 1823 Luis Maria Vernet fu nominato futuro governatore dell’Arcipelago e nel 1825, dall’Argentina Continentale arrivarono i primi coloni per costruire insediamenti Argentini.
Il 10 Giugno 1829 venne ufficialmente istituito il Governatorato con base sull’isola Soledad e il 30 Agosto 1829 Vernet proclamò la fondazione di Puerto Luis, futura capitale dell’arcipelago.
Quindi fino ad ora vediamo una storia delle Malvinas ampiamente Latina e Argentina, dove i Britannici entrano solo nelle note a pié di pagina.
Purtroppo però, come nella storia sono stati abituati a fare, i sudditi di sua maestà arrivarono e, fingendo che su quella terra non ci fosse nessuno, se la presero.
Nel 1833 le truppe inglesi occuparono le isole, cacciando i militari e la maggior parte dei coloni argentini, procedendo a colonizzare gradualmente le isole con loro coloni e loro cultura, mutando, per esempio, il nome della capitale in Stanley.
Oggi, la stragrande maggior parte della popolazione delle isole vuole restare sotto Londra…ma questo perché la popolazione è composta al 99% da persone di origine britannica e di lingua inglese.
E, nonostante l’insostenibilità geografica e storica di questa situazione, il Regno Unito non ha alcun interesse a lasciar andare quelle isole, viste le loro ricchissime risorse in materia di petrolio e di gas naturale.
Colonialismo nudo e crudo insomma. Ma occidentale. E quindi accettabile.
Ora, per concludere, giungerò al cuore del discorso, dal quale la mia disamina è partita: la Guerra Anglo-Argentina del 1982.
Conosco le obiezioni abituali che mi vengono rivolte quando si viene a sapere che io parteggio per l’Argentina nella questione Malvinas:”Ah, e quindi tu avresti voluto che vincessero i generali fascisti argentini? Ma lo sai che hanno fatto i Desaparecidos? Lo sai cosa sono i Desaparecidos??”
Sì, chi scrive lo sa cosa sono i Desaparecidos e non ha mai scritto né scriverà una riga per difendere il regime dei Generali Argentino.
Non ho alcun problema a dire che quello era un regime autoritario e violento che, in occasione di quella guerra, attaccò per primo.
Ma questo non scalfisce di una virgola le mie argomentazioni.
La sovranità inglese sulle Malvinas è innaturale sia dal punto di vista geografico che da quello storico e dettato solo da mire economiche e da ignobili vestigia della sua secolare storia di Imperialismo.
E come me la pensano anche i 35 paesi membri dell’Organizzazione degli Stati Americani.
Senza contare che, certo i Generali Argentini erano autoritari e sanguinari.
Ma non mi risulta che il regime Conservatore di Miss “Iron Lady” Margaret Thatcher sia stato da meno.
Stiamo parlando di un governo che ha imperato sul Regno Unito dal 1979 al 1990, ben 11 anni, facendo del “pugno di ferro” il suo metodo collaudato.
Stiamo parlando del regime che causò quasi 1.800 delle 3.500 morti avvenute in Irlanda durante i sanguinosi Troubles.
Del regime della carcerazione dura verso gli attivisti repubblicani e degli scioperi della fame, che vide la tragica morte del caro Bobby Sands.
Del regime che, secondo le Stevens Inquiries (indagini britanniche), aveva legami segreti di collusione e complicità con le più feroci milizie paramilitari lealiste, responsabili del 48% dei morti civili nel conflitto Nord Irlandese.
Del regime che manganellò gli operai, condusse arresti di massa e spezzò la schiena al potere sindacale dei lavoratori britannici.
E infine del regime che, per tenersi stretti 4 scogli gelati a 13.000 km dalle sue coste in mezzo all’Atlantico ha mandato a morire 255 dei suoi soldati in una delle guerre più assurdamente imperialiste della storia contemporanea.
Quindi, certo paladini democratici d’Occidente, abbasso i generali.
Però “LAS MALVINAS SON ARGENTINA!”
Sempre.
Si ringrazia gli amici del Megafono cattolico per la pubblicazione
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