Buddismo: i lati oscuri della fede più coccolata e sconosciuta d’occidente.
Oggi parliamo del Buddhismo, della sua teologia, della sua storia e di come esso ha influenzato e influenza ancora la vita di molti popoli e nazioni.
Ne parleremo, andando, come al solito, in direzione contraria alla comune vulgata culturale del nostro Occidente, abituato a coccolare e venerare un Buddhismo assai edulcorato e artefatto.
Un Buddhismo spesso appositamente confezionato per il pubblico occidentale, in cerca disperata di senso e spiritualità, ma che non vuole impegno concreto nella vita religiosa o approfondimento verso gli aspetti più profondi della tradizione buddhista.
Perciò oggi sveleremo gli aspetti più oscuri e scomodi della teologia e della storia della fede buddhista.
Partiamo dalle basi teologiche sulle quali si basa la religione e la civiltà buddhista e, in particolare, tocchiamo i temi della reincarnazione e del karma.
La fascinazione occidentale per il Dharma
Questi temi sono stati diffusi in Occidente dalle tante sette e organizzazioni buddhiste in modo volutamente parziale e contraffatto, per approfittare del confuso pubblico occidentale, come già detto, spesso affamato di spiritualità, ma assai ignorante su questi temi.
La reincarnazione viene mostrata come misterioso e sacro ciclo e riciclo dell’energia vitale, dove magari la frustrata avvocatessa milanese, può fantasticare di avere alle spalle una lunga sequela di vite vissute come nobili regine, prodi guerrieri e feroci tigri della Malesia.
Essa è in realtà, per la dottrina buddhista, è il segno di una immaturità spirituale, se non addirittura di empietà, poiché chi viene reinserito nel circolo non è ancora degno del Nirvana, il paradiso Buddhista dove termina il ciclo dell’esistenza dominato dal binomio desiderio-sofferenza.
Allo stesso modo viene visto il Karma, presentato come giusta energia sacra punitrice degli ingiusti e dei malvagi.
La dura legge del Karma
In realtà nella fede buddhista il rapporto causa effetto è rovesciato: il concetto semplificato non è “se sei malvagio il Karma ti punirà”, ma piuttosto “se il Karma ti punisce, sei malvagio”.
Secondo un Buddhismo Ortodosso il cancro di cui soffre un bambino potrebbe essere la giusta punizione del Karma per i peccati dei loro genitori.
O addirittura una compensazione nei confronti del bambino che potrebbe aver accumulato karma negativo nel suo precedente ciclo dell’esistenza.
La concezione buddhista di Dio appare spesso come un efficiente ma cinico sovrintendente dell’universo, interessato esclusivamente al mantenimento dell’equilibrio tra Bene e Male, senza preoccuparsi però della cura e della giustizia verso le singole anime.
Questa efficiente ma spietata concezione del Karma è stata ben osservabile negli eventi del devastante Tsunami del 2004 nel Sud Est Asiatico.
In quella tragedia immane, capace di far vacillare qualunque fede religiosa, si è potuto notare, ad esempio, in Sri Lanka il contrasto tra l’attivismo instancabile dei missionari cristiani a confronto con il misurato distacco delle comunità buddhiste che vedevano solo il riequilibrio del Karma universale attraverso lo spegnimento di un certo ammontare di “tanha”, la fiamma vitale che anima i viventi.
Soka Gakkai
Una delle tante insidiose avanguardie del proselitismo buddhista in Occidente è ad esempio la famosa Soka Gakkai, setta dharmica molto presente in diversi paesi europei e in Nord America.
Un’organizzazione che, secondo il rapporto Guyard 1995-1999, stilato da commissione voluta dal governo francese per monitorare le organizzazioni religiose sospette, era “setta piramidale più attenta al marketing, allo sfruttamento e al lavaggio del cervello dei fedeli che al loro spirito”.
Nel nostro paese è entrata a far parte della setta anche la famosa comica di sinistra Sabina Guzzanti che negli anni ha coltivato la pace del Buddha sputando veleno su Berlusconi e tutto il Centro-Destra dalla mattina alla sera, arrivando addirittura a dichiarare in un comizio di “augurarsi di vedere il Papa all’inferno molestato sessualmente da demoni gay”.
Come al solito, provate ad immaginare le reazioni allo stesso scenario svolto a parti inverse, con un personaggio pubblico cristiano che si augura la dannazione del Dalai Lama.
Altro aspetto della loro tradizione volutamente contraffatto e adulterato dal proselitismo Buddhista è il Tantrismo.
Mentre in Occidente viene raccontato come un tripudio sensoriale di massaggi, amplessi sacri e liberazioni dei corpi, la realtà storica che ci viene dall’Oriente è molto più oscura.
La verità sui riti buddisti
Il Buddhismo Tantrico altro non è che una branca del Lamaismo Tibetano, una branca di Buddhismo strettamente intrecciata con elementi dell’antica tradizione dello Sciamanesimo Bon.
E, invece della rivoluzione sessuale in nome del divino, esso consiste in un insieme di pratiche orrende come riti sessuali, rapporti pedofili rituali, coprofagia, ematofagia, cannibalismo e persino omicidio rituale.
Come afferma il testo sacro del Kalachacra Tantra, nei rituali tantrici possono essere usate vergini bambine di 8 anni (kumari) o di 12 anni (salika) per i rituali.
Lo studioso di Tantra Benjamin Walker descrive il rito di “adorazione della vergine” (kumari-puja) con un ragazzina scelta e addestrata dal guru per essere denudata sull’altare, pregata e infine deflorata dal guru o da un suo sottoposto.
L’esistenza di questi violenti e macabri rituali saranno confermati anche da Sir Charles Bell (1870-1945), ufficiale dell’Impero Britannico nel Sikkim e Tibetologo della prima ora che, al confine col Bhutan, si trovò davanti ai resti, abbandonati in un tempio, di un bambino e di una bambina di 8 anni, sacrificati per via rituale.
Ecco cosa si nasconde nella teologia buddhista se si va a scavare nel passato e nella verità, oltre i fiocchi e i belletti del proselitismo dharmico occidentale.
La violenza buddista
Ma ora, alziamo il tiro e andiamo a vedere come anche la pacifica dottrina di Siddharta Gautama ha avuto la sua quota di fanatismo religioso e di violenza settaria.
Per iniziare, basterebbe dare anche solo un’occhiata distratta alle storie nazionali di India (patria del Buddha), Cina e Giappone, tutte nazioni dove il Buddhismo ha avuto un ruole centrale nello svilupparsi di quelle civiltà, eppure non ha impedito secoli di invasioni, guerre sanguinarie, immensi stermini e atroci lotte fratricide per il potere politico e religioso.
Potrei scrivere di questi temi per trenta pagine, ma citerò solo gli esempi più clamorosi avvenuti nel mondo buddhista nell’ultimo secolo.
Si parte da lontano portando ad esempio la Guerra Anglo-Tibetana del 1903-1904 che il XIII° Dalai Lama combatté contro gli Inglesi per prendere il potere a Lhasa.
Le truppe tibetane, ampiamente inferiori per armamenti furono fatte a pezzi dall’esercito britannico: caddero tra i 600 e i 700 monaci e fino a 5.000 tibetani furono uccisi.
Il Dalai Lama fu costretto a scappare in esilio con la coda tra le gambe.
Il barone sanguinario
Altro episodio poco noto ma significativo fu la folle epopea del Barone Von Ungern Sternberg, nobile russo fedele alla monarchia Zarista che, durante la sua personale guerra contro i rivoluzionari Bolscevichi, dopo essersi convertito al Buddhismo instaurò per breve tempo (Febbraio-Agosto 1921) un regime teocratico lamaista in Mongolia agli ordini del Bogd Khan, leader religioso di quelle terre.
Ben 846 persone vennero brutalmente uccise nel breve sanguinoso regno di Ungern Sternberg, prima che venisse catturato e fucilato dai Comunisti.
Spostandoci in tempi più recenti le cose peggiorano vistosamente mostrando la faccia di un Buddhismo soprendentemente lontano dal favoleggiato pacifismo di cui è ammantato in Occidente, assumendo invece un’immagine di zelo nazionalista e di guerra santa.
Come nella Guerra Civile in Sri Lanka dove la maggioranza buddhista si batté per ben 26 anni (dal 1983 al 2009) contro la minoranza Induista Tamil (rappresentata dalla milizia delle Tigri Tamil).
Una guerra che, secondo le Nazioni Unite, costò tra gli 80.000 e i 100.000 morti e 800.000 sfollati.
La violenza Tamil
Dopo la fine del conflitto le forza armate cingalesi, nel nome del più fervente nazionalismo buddhista, si diedero, nel pieno spirito del “guai ai vinti!” al feroce annichilimento delle residue forze dei ribelli e di tutti coloro che li ebbero sostenuti.
Le zone a maggioranza tamil subirono spietate confische e militarizzazioni, tra le 20.000 e le 60.000 persone sparirono e ben 280.000 tamil furono internati in campi governativi.
E la violenza buddhista in Sri Lanka non fu una semplice risposta difensiva alla violenza delle Tigri e alla Guerra Civile.
L’intera storia nazionale è stata costellata di violenze settarie, la maggior parte delle volte, operate dalla maggioranza buddhista verso le minoranze religiose.
Già nel 1959 un monaco aveva ucciso il primo ministro Bandaranaike, cingalese di religione Cristiana Anglicana, “per il bene superiore del suo paese, della sua razza e della sua fede.”
Non meno persecutore e guerrafondaio è il regime militarista “nazionalbuddhista” del “Tatamadaw” Birmano.
La persecuzione dei cristiani
A farne le spese sono stati soprattutto i Rohingya di fede Islamica con 1.500.000 sfollati, decine di migliaia di donne violentate, 24.000 morti e centinaia di villaggi distrutti.
Ma anche i nostri fratelli cristiani di etnia Chin, Kachin e Karen hanno dovuto pagare il loro tributo di sangue: 320.000 sfollati (il 10% degli sfollati nella Guerra Civile), 150 morti, 218 imprigionati per la loro fede e oltre 340 chiese ed edifici religiosi danneggiati o distrutti.
La religione di Siddharta Gautama ha avuto anche i suoi terroristi, giocando un ruolo fondamentale nell’Attacco alla Metropolitana di Tokyo, operato dalla setta dell’Aum Shinrikyo col gas sarin che causò 14 morti e ben 6.200 intossicati.
La guerra all’occidente
Alla base delle folli dottrine dei seguaci dell’Aum vi erano il primo Buddhismo Indiano e il Buddhismo Cinese e molti studiosi di religione definiscono la setta come “uno dei rami del Buddhismo Giapponese”.
Infine, tanto per far stracciare le vesti ai santoni liberali e atlantisti di tutto l’Occidente, è bene ricordare che non solo il bieco patriarca cristiano Kiril ha sposato la causa di Putin e la guerra in Ucraina.
Lo ha fatto anche Damba Ayushev, capo del Sangha Buddhista Tradizionale della Russia, contribuendo a incitare devote truppe buddhiste calmucche alla guerra santa contro l’Occidente.
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