In Germania hanno deciso che la realtà è troppo pericolosa per gli occhi dei cittadini. Il nuovo film di Uwe Boll, Citizen Vigilante, è stato di fatto bandito, privato di una classificazione d’età che ne impedisce la distribuzione capillare. Non si tratta di protezione dei minori, come vorrebbero farci credere i burocrati di turno, ma del solito, patetico tentativo di mettere lo sporco sotto il tappeto. Mentre le nostre città diventano teatri di violenza incontrollata, i governi europei preferiscono censurare lo specchio piuttosto che affrontare il riflesso che mostra. Hanno paura che il film sia un “istigatore”, ma la loro vera paura è che il pubblico capisca che il re è nudo.
Il Giustiziere della Notte (1974)
Il parallelo con la storia del cinema americano è impietoso e umiliante per la nostra vecchia Europa. Negli anni Settanta, Il giustiziere della notte portò sul grande schermo la New York pre-Giuliani: una giungla urbana dove il cittadino si sentiva abbandonato dallo Stato. Negli Stati Uniti, quel dibattito fu libero, crudo, necessario. Si analizzò la disperazione di una società che non riusciva più a garantire la sicurezza di base. Oggi, l’Europa vive la stessa identica condizione, ma con una variante ancora più tossica: l’immigrazione incontrollata, incentivata da una classe politica che ha tradito il proprio mandato in nome di un’ideologia suicida.
Guardare Citizen Vigilante, con un Armie Hammer che interpreta Michael Sanders, significa guardare in faccia il fallimento delle politiche migratorie degli ultimi decenni. La trama, ispirata ai fatti tragici di Amburgo, non è un esercizio di stile, ma una cronaca nera travestita da thriller. Il protagonista non è un eroe oscuro per scelta, ma per necessità. E questa è la verità che terrorizza i piani alti: l’idea che, quando lo Stato fallisce nel compito primario di proteggere i propri cittadini, il cittadino sia costretto a farsi giustizia da solo.
Europa, la politica dello struzzo
La classe dirigente europea continua a offrire la sua aspirina omeopatica – l’integrazione, il dialogo, il rispetto – per curare un tumore in metastasi. Non c’è bisogno di un medico, serve un chirurgo. La cura Giuliani, applicata a New York tra il 1983 e il 1989, fu semplice e brutale: tolleranza zero. Niente scuse, niente attenuanti, niente giustificazioni sociologiche per chi delinque. Invece di imparare da quell’esempio, i governi europei hanno preferito creare zone franche dove gli “sradicati” portano violenza e spavalderia, protetti dall’impunità garantita da giudici politicamente orientati che vedono nei criminali delle “vittime del sistema”.
La censura contro il film di Boll è la prova definitiva che il sistema non è in grado di riformarsi. Hanno il terrore che il popolo si svegli, che comprenda che l’unica via d’uscita è radicale. La Remigrazione non è solo una parola d’ordine, è l’inizio dell’unica strategia possibile per una riconquista civile. Senza la rimozione delle cause che hanno portato al collasso della sicurezza – ovvero la presenza di chi non ha alcuna intenzione di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura – non ci sarà mai pace sociale.
La Tempesta è all’orizzonte
I tiepidi, i moderati a tutti i costi, i custodi del politicamente corretto sperano che la tempesta passi. Ma la tempesta siamo noi, o meglio, lo sarà chiunque non sia più disposto a subire passivamente la distruzione della propria civiltà. Citizen Vigilante sarà anche un film controverso, grezzo, forse persino sgradevole, ma ha il merito imperdonabile di essere onesto. E in un’Europa dove la verità è diventata sovversiva, l’onestà cinematografica è l’atto di ribellione più alto che si possa compiere.
Sloggiare, questa classe dirigente che ci ha svenduto, è ormai l’unica trama che vale la pena scrivere.
Alfredo Durantini
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