Ci sono notizie che fanno male. E ce ne sono altre che fanno vergognare un intero Paese.
In provincia di Cremona un uomo di 64 anni avrebbe preso una carabina e sparato ai propri due cani da caccia. La motivazione, secondo quanto riferito ai Carabinieri, sarebbe agghiacciante nella sua banalità: “Abbaiavano troppo.”
Due esseri viventi, fedeli al loro padrone fino all’ultimo respiro, sono stati condannati a morte perché facevano ciò che ogni cane fa: abbaiare.
Poi, come se non bastasse, l’uomo avrebbe scavato una fossa con un escavatore per seppellirli, quasi fosse possibile sotterrare insieme ai loro corpi anche la propria responsabilità.
No. Non è possibile.
Questa non è una “bravata”. Non è uno “scatto d’ira”. Non è un episodio da liquidare con poche righe di cronaca.
Questa è una scelta lucida. È violenza deliberata. È l’eliminazione di due esseri indifesi che dipendevano completamente dall’uomo che avrebbe dovuto proteggerli.
Ed è proprio questo che dovrebbe inquietare tutti.
Una persona capace di guardare negli occhi il proprio cane, imbracciare un’arma e premere il grilletto a sangue freddo dimostra un livello di disprezzo per la vita che non può essere sottovalutato. La crudeltà intenzionale verso gli animali è riconosciuta da numerosi studi criminologici come un possibile indicatore di comportamenti violenti e di una grave mancanza di empatia. Non significa che chi compie un simile gesto diventerà inevitabilmente violento verso le persone, ma significa che questi episodi devono essere presi con la massima serietà e mai minimizzati.
Ed è proprio qui che lo Stato deve dimostrare di essere presente.
Per troppo tempo chi ha torturato, seviziato o ucciso un animale ha spesso beneficiato di pene lievi, sospensioni condizionali o conseguenze che, agli occhi dei cittadini, sono apparse del tutto sproporzionate rispetto alla gravità dei fatti.
È arrivato il momento di dire con forza che uccidere un animale non può più essere considerato un reato “minore”.
Le pene devono essere severe.
Ma soprattutto devono essere certe.
Chi viene condannato deve scontare realmente la pena prevista, senza che tutto si concluda con qualche mese sulla carta o con provvedimenti che non restituiscono alcun senso di giustizia.
Perché una società che non tutela gli esseri più indifesi è una società che perde ogni giorno un pezzo della propria umanità.
I cani non scelgono il loro padrone.
Si fidano.
Lo seguono.
Lo aspettano.
Lo amano senza condizioni.
Ed è proprio per questo che tradire quella fiducia sparando contro di loro rappresenta una delle forme più vili di violenza.
L’Associazione Bona Dea esprime piena vicinanza a chi ha tentato di salvare questi due cani e ringrazia i cittadini che, sentendo gli spari, hanno avuto il coraggio di allertare immediatamente le Forze dell’Ordine.
Ma non basta indignarsi.
Occorre pretendere che casi come questo non vengano archiviati nell’indifferenza.
Perché ogni volta che un animale viene ucciso con questa crudeltà e la risposta dello Stato appare debole, passa un messaggio devastante: che la vita di un animale vale poco.
Noi continueremo a ripeterlo fino a quando sarà necessario.
La vita di un cane vale. La vita di un gatto vale. La vita di ogni essere vivente merita rispetto.
E chi decide di spegnerla deliberatamente deve rispondere pienamente delle proprie azioni davanti alla legge e alla coscienza di un Paese che non può più permettersi di voltarsi dall’altra parte.
Valerio Arenare
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