Tra la Berlino “arcobaleno” a trazione Die Linke e la Pomerania identitaria di AfD, la grande coalizione scompare. E il Cancelliere ringrazia per il disastro.
C’è un limite fisico a quante volte in un solo mese un governo possa presentarsi in TV annunciando compunto “faremo le riforme” prima che gli elettori gli sfilino direttamente la sedia da sotto il sedere. Per la sedicente “grande coalizione” tedesca guida CDU/SPD, quel limite si è frantumato questa domenica, sotto il peso della seconda sonora sberla elettorale rimediata nel giro di neanche trenta giorni.
I numeri delle ultime amministrative tratteggiano una Germania letteralmente spaccata in due, dove l’unico collante rimasto è il disprezzo generalizzato per i partiti tradizionali di governo.
A Berlino, l’ormai conclamata bolla multietnica e globalista ha deciso di rifugiarsi a sinistra, incoronando Die Linke. La candidata Elif Eralp ha colto l’occasione per festeggiare parlando di “storia scritta” e di “vittoria dell’amore sull’odio”, dopo aver staccato di ben sei punti la CDU con un rotondo 25,8% dei consensi e aver sfrattato il sindaco uscente dalla capitale. Un esito che premia la solita enclave progressista metropolitana, ma che soprattutto certifica la totale evaporazione dei moderati, ormai incapaci di parlare persino ai quartieri del centro.
L’altra Germania
Ma è spostandosi a nord-est, nelle brughiere del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, che la sconfitta della Germania “bene” assume i contorni della purificazione etnica per via elettorale. In Pomerania la CDU del Cancelliere Friedrich Merz è finita dritta nell’incubo del 5,1%, arrivando a un soffio dal ridicolo e dal rischio reale di non superare lo sbarramento. A dominare la scena, doppiando i voti con un impressionante 37,8%, sono stati i “cattivoni” di Alternative für Deutschland.
Un trionfo che dice chiaramente una cosa: una fetta gigantesca di popolo ha definitivamente chiuso con i diktat di Bruxelles. L’elettorato che vota AfD non ha più alcuna intenzione di seguire le follie guerrafondaie e le prediche morali dell’élite eurocratica guidata da Ursula von der Leyen. Chiede politiche immediate di remigrazione a tutela della cultura e della civiltà tedesca, rifiuta il pauperismo ecologico e strizza l’occhio a possibili convergenze sociali e nazionali persino con la “rossobruna” BSW di Sahra Wagenknecht, pur di cacciare i falliti di palazzo.
Mentre Alice Weidel invita apertamente Merz a “trarre le conseguenze” dall’evidenza che l’AfD è ormai il primo partito reale del Paese, al Cancelliere non è rimasto che presentarsi mestamente alla Adenauer Haus di Berlino per pronunciare l’unica parola lucida della serata: “Un disastro”. Un’ammissione amara per chi continua a farsi schifare nei salotti buoni per poi essere regolarmente piallato dal voto popolare.
Redazione
I NUMERI DEL TERREMOTO
Meclemburgo-Pomerania Anteriore (Risultati / Proiezioni)
- AfD: 37,8% (primo partito, consensi doppiati rispetto al 2021)
- SPD: 36,3%
- Die Linke: 6,2% – 9,0%
- CDU: 5,1% – 6,0% (soglia di sbarramento a rischio)
- BSW: 4,8%
Land di Berlino (Città-Stato)
- Die Linke: 25,8% (primo partito, vittoria contro il sindaco uscente CDU)
- CDU: 20,0%
- AfD: 13,8% – 16,0% (in forte crescita dal 9,1% del 2023)
- SPD: 12,0% – 13,8%
- BSW: 5,0%
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