L’ottocentenario e le origini della data
4 ottobre 2026, 800 anni dalla morte del poverello di Assisi, San Francesco. Per la verità, il dies natalis, cioè la nascita al cielo, come la Chiesa definisce il termine della vita terrena dei martiri e dei santi, sarebbe il 3 ottobre. Ma l’orario della dipartita fu intorno alle 19:00, e anticamente si considerava l’inizio del giorno successivo non dopo la mezzanotte, come avviene oggi, ma dopo il tramonto. Nelle settimane precedenti, debilitato dalle sofferenze e dalle malattie, il Santo aveva dettato il suo Testamento, che conteneva esortazioni di ritorno al Vangelo, di rifiuto di beni e ricchezze materiali, di aiuto e conforto verso gli ultimi. Ma la sua eredità spirituale è davvero sconfinata. È stato scritto moltissimo su questo grande Santo, e non abbiamo certo la presunzione di essere esaustivi in questo breve articolo. Esempio straordinario di fede, di umiltà e di consacrazione a Dio, fonte di ispirazione per scrittori, pittori e musicisti, oltre che, ovviamente, per devoti di tutte le latitudini.
Il legame con la lingua e la nazione italiana
Fu particolarmente caro a Gabriele D’Annunzio, che accarezzò anche l’idea di farsi terziario francescano e lo definì come solo un grande poeta avrebbe potuto fare: “il più Santo tra gli italiani, il più italiano tra i Santi”. Perché San Francesco fu profondamente italiano. Le sue prediche in volgare e il Cantico delle Creature furono contributi profondi alla lingua italiana che andava definendosi. La sua esistenza e il suo messaggio ancora oggi rappresentano la fratellanza, lo spirito di sacrificio e la concordia di un popolo, che nei secoli successivi avrebbe costruito la propria unità. Il Vate incaricò Guido Keller di sorvolare Roma, facendo cadere sul Vaticano una rosa bianca, fiore assai amato dal Santo (la missione del legionario comprendeva anche lanciare sul Quirinale un mazzo di rose rosse, in omaggio alla Regina, e rovesciare un pitale su Montecitorio).
La proclamazione a patrono e la festività nazionale
Fu Pio XII a consacrare l’italianità di San Francesco, proclamandolo patrono d’Italia il 18 giugno del 1939. Ma, già il 28 novembre 1925, in occasione del Giubileo, Mussolini, in un messaggio diramato alle rappresentanze italiane all’estero, indicava San Francesco di Assisi come membro a pieno titolo del nuovo Pantheon italiano, accanto a figure come quella di Leonardo da Vinci, Dante Alighieri e altri grandi del passato. Nel 1926 ricorreva il settimo centenario della nascita al cielo del poverello di Assisi e Mussolini proclamò il 4 ottobre come festa nazionale. Chissà se gli antifascistissimi Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero, che su San Francesco hanno scritto dei libri, saranno infastiditi da questi particolari. La festa è rimasta in vigore fino al 1977, quando molte solennità religiose furono sacrificate sull’altare della produttività economica. L’8 ottobre 2025, la festività è stata giustamente ripristinata.
Tra mito pop e veridicità storica
Ma negli anni, nell’immaginario collettivo, sull’onda del politicamente corretto, la figura di San Francesco è stata profondamente snaturata, trasformata in un’icona pop tutta pacifismo ed ecologia, una sorta di via di mezzo tra John Lennon e Greta Thunberg. Un’immagine travisata, in parte anche grazie a certe stravaganze di Bergoglio che, anziché la conversione a Cristo, preferiva predicare una “conversione ecologica”. In realtà, l’amore di San Francesco per il Creato era un naturale riflesso del suo amore per il Creatore e le sue opere. Nessuna divinizzazione panteistica della Natura, nessun cedimento a culti idolatrici come quello della Pachamama. In quanto creature, amava gli animali, ma non era certamente vegetariano e tanto meno vegano. Era tollerante nel modo in cui un cristiano deve esserlo, cioè quello di aiutare il prossimo a indirizzarsi verso il sommo bene, che è Cristo.
La vera missione del Santo e il recupero dell’autenticità
Contrariamente ad una credenza purtroppo diffusa, nel pieno delle Crociate, non andò dal Sultano Al Malik Al Kamil per “dialogare”, ma per convertirlo, a rischio della propria vita e di quella dei suoi confratelli. Altro che il “Proselitismo mai!” pronunciato dal papa che ha preso il suo nome! Nessun ecumenismo, nessuna Nostra Aetate!
Ci auguriamo, quindi, che, oltre a recuperare, finalmente, la festa di San Francesco, venga restituita, da parte della Chiesa e del mondo della cultura, anche l’autenticità della figura di uno dei più grandi santi della Storia. Il più Santo tra gli italiani, il più italiano tra i Santi.
Raffaele Amato (*)
(*) autore del saggio “Vangelo e moschetto. Fascismo e cattolicesimo: sintonie, attriti, battaglie comuni.” 2019, Ed. Solfanelli.
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