Il centrosinistra approva la delibera contro le fobie nel V Municipio, ma chiude gli occhi davanti alla violenza fisica dei centri sociali contro chi dissente.
Il teatro dell’assurdo e l’incompatibilità culturale
C’è una cosa che la sinistra romano-centrica sa fare con invidiabile maestria: confondere la realtà drammatica dei quartieri con il teatro dell’assurdo. L’ultimo palcoscenico di questa ridicola messinscena è stato il Consiglio del V Municipio di Roma, riunito in via Giorgio Perlasca per affrontare una di quelle priorità improrogabili per le sorti della Capitale: l’approvazione di un’inutile mozione contro l’”islamofobia”. Perché nei salotti e nei parlamentini del centrosinistra si è convinti che le crepe dell’integrazione e il contrasto tra civiltà si risolvano con un bell’atto d’indirizzo ideologico, votato tra una buca sul manto stradale e un cassonetto straripante.
Trattare l’Islam e le derive dell’immigrazione di massa alla stregua di una semplice “fobia” da debellare a colpi di delibera rivela l’ormai cronica mala fede di chi ci governa.
L’Islam non è una mera fede da confinare nel privato, ma un sistema dogmatico e pervasivo di norme religiose, sociali e giuridiche che pretende di regolare ogni istante della vita pubblica dei propri fedeli. Ed è qui che l’impalcatura progressista crolla miseramente: la maggior parte di queste regole si scontra frontalmente con le conquiste della civiltà occidentale, con la libertà individuale e con la laicità dello Stato. Quella stessa sinistra che si professa paladina dei diritti, oggi coccola e protegge un modello sociale apertamente illiberale, sminuendo con complicità e omertà le violenze, le prevaricazioni e i soprusi sistematici generati dalle usanze di chi non ha alcuna intenzione di integrarsi.
La regola deve essere una sola: chi viene qui si adegua alle nostre leggi, senza pretese di eccezioni culturali o statuti speciali.
La tolleranza a senso unico e lo schiaffo in aula
Eppure, a trasformare la seduta del V Municipio nell’ennesima dimostrazione di forza dell’ipocrisia rossa non è stata solo l’inutilità del documento, ma la consueta gestione dell’ordine pubblico “militante”. Mentre la maggioranza approvava la sua patetica crociata morale, sugli spalti sfilava la solita claque di centri sociali e militanti antifascisti, arrivata in veste di servizio d’ordine ideologico con la benedizione dei vertici locali del Pd. Quando il blogger Massimiliano Zossolo ha provocato l’aula strappando una bandiera palestinese — un gesto discutibile finché si vuole — la reazione dei “tolleranti” non si è fatta attendere.
Un sonoro schiaffo in pieno volto ha punito l’eretico, somministrato direttamente sulle tribune dell’aula consiliare e sotto gli occhi delle forze dell’ordine. In un consesso istituzionale della Repubblica, la violenza fisica della sinistra radicale è stata tollerata e sdoganata come legittimo metodo di censura d’emergenza contro le opinioni sgradite.
La vera soluzione contro le fobie inventate
Il metodo è sempre lo stesso: il Pd confeziona le manette ideologiche sulla carta, mentre i picchiatori da centro sociale garantiscono la lezione sul campo a chi sgarra. Si predica il rispetto, si condanna la “fobia” dei cittadini esasperati, ma al contempo si garantisce l’impunità della squadra d’azione di turno. Se questo è il modello di società che la sinistra e i suoi protetti intendono imporci, l’unica vera fobia da cui difendersi resta quella per la loro intollerabile tirannia morale.
Del resto, la soluzione è molto più semplice di qualsiasi mozione da cortile: se si garantisse un’efficace e capillare remigrazione per tutti gli immigrati che mal sopportano le nostre regole, la nostra civiltà e la nostra tradizione, il presunto problema dell’islamofobia si azzererebbe all’istante — ammesso e non concesso che una simile fobia sia mai esistita davvero nel nostro Paese.
Redazione
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