L’analisi di Lorenzo Gentile: la critica all’ideologia abortista, il modello liberale di Emma Bonino e la necessità di rimettere i diritti della comunità al centro.
Il contesto politico e la critica all’ideologia abortista
Per un curioso caso del destino, la dipartita di Emma Bonino, pioniera dell’abortismo in Italia, è quasi coincisa con la polemica sollevata dall’astro nascente della politica “di protesta” Roberto Vannacci.
Il generale-politico ha sicuramente sollevato un problema concreto (peraltro in pieno rispetto letterale della legge 194, da molti invocata ma non capita, per quanto esecrabile), criticando l’ideologia abortista, cosa che ha scatenato l’isteria di chi oggi piange la morte dell’esponente più in vista dei Radicali.
Secondo costoro, oggi dobbiamo molti diritti alle “lotte” della Bonino. Ma davvero l’aborto è un diritto?
Le cause dell’aborto e la risposta della società
Partiamo dalle cause che portano a questa scelta drastica: le principali sono da raggrupparsi in quattro macrocategorie, che sono le difficoltà economiche, possibili malattie del feto, la violenza sessuale e la sessualità irresponsabile.
Tutti e quattro questi fenomeni, invece di essere intercettati a monte e risolti come qualsiasi società civile dovrebbe impegnarsi a fare, vengono ignorati offrendo l’aborto come scorciatoia, cosicché la società si lavi le mani e non si assuma i propri compiti.
Per fare ciò, ci si è inventati uno pseudo diritto chiamato aborto, e l’ideologia che ne è derivata ossia l’abortismo (a sua volta parte di quel contenitore fanatico che è l’antifascismo), strettamente connessa alla demonizzazione della famiglia così come la conosciamo, nucleo fondante dello Stato (a tal proposito, invitiamo a leggere la Costituzione tanto sbandierata, senza fermarsi solo alla XII DT).
La critica al modello liberal-individualista
Con tutto il rispetto che merita la morte, e con la carità cristiana che intendiamo perpetuare, ci permettiamo quindi di accusare la Bonino “politica” e soprattutto le sue idee deleterie per la società.
L’estremo liberalismo che contraddistingueva la sua attività politica ha introdotto una cultura individualista e superficiale, strettamente connessa anche alle sue dottrine economiche che avrebbero fatto sprofondare l’Italia, e l’Europa, in un passato dove vigeva la legge del più forte cancellando due secoli di conquiste sociali. Ed è proprio qui il punto: i diritti civili che sostituiscono quelli sociali, le battaglie individualiste contrapposte a quelle del popolo.
Una prospettiva sociale e comunitaria
Essere contro l’aborto non significa tornare al Medioevo (come sostengono gli ignoranti che dispensano patentini di analfabetismo funzionale) né rivolere il Ventennio, né essere fanatici religiosi.
Combattere l’abortismo, prima da un punto di vista morale che vietando e punendo, significa anzitutto avere a cuore la società nel suo insieme, farsi carico dei problemi che portano a questa scelta, seguire le donne e rispettarle veramente, facendo sì che l’aborto diventi una pratica non solo proibita, ma non più richiesta a priori.
E per farlo, bisogna arrivare a un sistema dove i diritti dell’individuo e della comunità si incastrano perfettamente, senza che uno prevarichi sull’altro, diversamente da quanto accade nel liberalismo tanto caro alla Bonino o nel socialismo.
Lorenzo Gentile
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