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Home Costume

La Compagnia della Buona Morte 

Roberto Pecchioli di Roberto Pecchioli
13/09/2026
in Costume, Cronaca, Cultura, Società
1
La Compagnia della Buona Morte 
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La Compagnia della Buona Morte era una confraternita il cui scopo era garantire a tutti una degna sepoltura ed assistere spiritualmente e materialmente i morenti. I membri indossavano sai e cappucci per sottolineare che la morte azzera le differenze tra nobili e umili, ricchi e poveri. Erano tempi in cui si pensava che la vita appartenesse a Dio e che nel trapasso di dovesse esprimere il destino trascendente della creatura umana. Brutti tempi: superstizione , false credenze, illusioni alimentate dalla religione alleata con il potere.

Oggi è molto meglio: la Compagnia della Buona Morte resiste in forme diverse. Si chiama eutanasia, disprezzo e indifferenza per la vita. Ai suoi massimi banditori  come Emma Bonino sono riconosciuti funerali di Stato. Solidarietà necrofila: aborto non come possibilità in casi specifici, ma diritto universale; morte di Stato; infanticidio in via di  sdoganamento in alcune legislazioni; tendenza a  giustificare l’omicidio dei figli, se commesso da madri in crisi. Il processo a Lindsay Clancy, l’americana che ha ammazzato i suoi tre bambini, si è concluso senza un verdetto.  

La sepoltura cade in disuso: l’homo sapiens odia talmente se stesso da distruggere il corpo defunto. Chi opta per disperdere le ceneri, chi preferisce diventare compostaggio, chi  conserva i resti in un’urna sul comò. La morte viene nascosta nel gelido scenario di ospedali, amministrata igienicamente in camice bianco da personale specializzato, somministrata come liberazione da vite “non degne di essere vissute “. La pratica dell’eutanasia – buona morte, dal greco- è vista come atto supremo di civilizzazione dell’animale sapiente che annulla se stesso. Il consenso è ampiamente maggioritario, come sull’aborto e sulla disponibilità del corpo morente a diventare un magazzino di pezzi da asportare. Nell’era del materialismo compiuto che non rispetta alcunché se può servire al mercato misura di tutte le cose, l’essere umano vale meno del maiale, di cui non si butta via niente.  

Abolito il concetto di anima, su cui tace anche la chiesa, resta l’ingombro del corpo, il fastidio della malattia, della vecchiaia, del declino mentale. Oplà, la soluzione è pronta, civilissima, igienica, altruistica. La Compagnia della Buona Morte ci fa morire a richiesta, previa compilazione di un modulo scaricabile online . Con sprezzo della realtà- grande assente nel manicomio occidente- la corte costituzionale ha stabilito che non si può accedere al suicidio assistito ( l’officina della neolingua è sempre attiva) se non si è considerati dagli “esperti” convocati alla bisogna, la necro burocrazia, capaci di intendere e volere. Come se la condizione di chi rifiuta la vita fosse uguale a quella di chi è sano e felice.

Il sistema ha avvelenato tutti i pozzi e la grande maggioranza è convinta che aborto e eutanasia siano avanzamenti di civiltà. I temi sono troppo profondi e delicati, attengono alle fibre più drammatiche e alle angosce più profonde per essere trattati con negazioni assolute o applausi scroscianti. E’ proprio la semplificazione, la convinzione che l’esistenza valga solo a determinate condizioni e addirittura si abbia il diritto a decidere anche sugli altri – i non nati, i malati gravi, gli invalidi- a sconcertare chi ancora si interroga sui fondamenti dell’esistenza.

Nessuno stupore se avanza la sottocultura della morte amministrata, scelta, talora perfino pretesa come atto supremo di potere su se stessi. La Compagnia della Buona Morte ha prima cambiato il senso della vita e le priorità dei sudditi chiamati cittadini, poi ha sferrato l’attacco. Il sistema dominante possiede le tecnologie,  ha scoperto molte leggi della natura e della fisica. Gran parte dell’umanità è un ingombro, fastidioso bestiame dotato di cervello, parola, diritti. Non più quelli naturali alla vita e alla dignità, ma quelli inventati dal sistema. 

Dopo aver convinto che avere figli è un fastidio, una responsabilità insopportabile, un peso per la libertà, la realizzazione individuale, il piacere e il consumo, è stato facile chiamare diritto sopprimere chi non potrà nascere. Il feto viene smaltito come rifiuto organico oppure utilizzato in alcune lavorazioni industriali. L’homo oeconomicus non butta via ciò che può essere venduto all’ homo consumens.  Si comincia a giustificare addirittura la soppressione del figlio, se la madre vive il disagio post parto, molto diffuso nelle società individualiste in cui non esiste più famiglia o comunità che condivide, allevia, accoglie il nuovo nato.

Diventati adulti, entriamo trionfanti nel girone del consumo e delle dipendenze. Inevitabilmente, arrivano delusioni, tragedie esistenziali, malattie, sconfitte. La terapia è il suicidio. Puoi sparire da solo – quattromila suicidi all’anno in Italia- o con la fattiva collaborazione delle istituzioni e dei suoi agenti, il boia collettivo. Il sistema prospetta la “buona” morte come soluzione. A una giovane canadese paraplegica è stato proposto il suicidio come alternativa alla costosa rimozione delle barriere architettoniche. Tutte le campagne eutanasiche sono state finanziate dal potere economico. Siamo un costo, un fardello insostenibile: meglio convincere a togliersi definitivamente dai piedi. Incredibile è chi ci riesca: ben scavato, vecchia talpa.  Così esclamò Amleto salutando il fantasma del padre che aveva rivelato gli inganni della corte; così ripeté Marx descrivendo il cammino sotterraneo della rivoluzione. 

La cultura del consumo, dell’attimo da cogliere a ogni costo ed esaurire nel nonsenso quando non siamo più giovani, performanti, sani, ha per conseguenza il disprezzo della vita. Diventati fragili o malati, meglio levare il disturbo. Disturbiamo il bilancio pubblico, il profitto del sistema assicurativo e sanitario, sconvolgiamo la vita di chi ci circonda, quando c’è. Dietro le luci abbaglianti del gran teatro si ammassano i detriti di una civiltà che non vuole saperne di rinunciare allo spettacolo. Chi non può o non vuole partecipare, si accomodi all’uscita. Nelle società benestanti abbiamo conquistato il diritto di morire; in quelle povere la preoccupazione è la sopravvivenza. Si chiama progresso.

Si aggira in Occidente lo spettro di un benessere indolore, di una società senza sofferenza, di una vita senza agonia. Le élite dominanti non saranno sostituite, i proprietari dei mezzi di produzione non cambieranno, i conflitti non cesseranno, ma il nuovo capitalismo, autodefinito inclusivo e sostenibile, fornirà i mezzi per evitare disperazione, dolore, afflizione, a chi è stato persuaso di non valere e non essere nulla, se non massa biologica da sostenere con sostanze chimiche per vivere senza lamentarsi e per morire senza protestare.

In qualche paese sopprimono anche i bambini: dicono che lo hanno scelto loro, all’età in cui non si è ancora elaborato bene e male, vita e morte.  Se non hai un futuro, se non sei utile a lungo termine o il dolore è troppo grande, c’è la soluzione che tutto azzera. Se la chimica che dà la vita non basta più, abbiamo a disposizione la chimica letale. Se nessuno può garantire una vita dignitosa -la promessa dello Stato sociale-  possiamo però avere la morte amministrata senza rimorso a norma di legge, previo verbale delle operazioni svolte.

Malati e disabili, depressi ed emarginati, giovani senza futuro e anziani decrepiti, poveri e disoccupati: se lo Stato non si cura di loro e il Mercato li ignora per scarso potere d’acquisto, basterà una semplice iniezione per smettere di soffrire, piangere e lottare quando il corpo si deteriora, la mente si affievolisce e non si è utili per lavorare, consumare, rivendicare “diritti”. La buona morte sarà inclusiva: potremo richiederla per esercitare il diritto a non disturbare, a non essere un peso, a non soffrire. È a disposizione qualcosa di più sofisticato del soma, la droga euforizzante del Mondo Nuovo di Aldous Huxley; dobbiamo approfittarne.

Contribuiremo a salvare il pianeta sfoltendo l’umanità eccedente, sgradite alle élite divenute progressiste. Avere figli è inutile, il tempo delle rivoluzioni è passato. Senza la coscienza di essere schiavi fungibili, sopportiamo senza reagire. Ai sopravvissuti continuerà a essere detto che le innumerevoli dipendenze fornite dal sistema, nonostante gli effetti indesiderati, rappresentano la salvezza dal buio passato e la promessa di libertà del futuro.

Ci hanno convinti che ognuno è dio di se stesso; uccidere per “compassione” sarà legale, un diritto inalienabile in continua evoluzione. Prima per coloro che non hanno speranza, poi per i fragili, infine per tutti gli altri. O una vita funzionale o la morte di Stato. Se il consumismo non permette più di sfuggire ai problemi, se ti stanchi di usare e buttare via cose e relazioni, se le dipendenze mostrano  il loro vero volto, se nessuno ti sostiene quando il corpo cede e la mente vacilla, una semplice, economica iniezione ti fornirà la perfetta soluzione. 

Il materialismo adempirà la sua profezia: non saremo uguali nella vita, ma nella morte. Selezione naturale. L’eugenetica, in versione democratica e umanitaria, ha spianato la strada. Con i diritti civili di nuova generazione il darwinismo sociale raggiungerà livelli senza precedenti: colpirà malati depressi, bambini depressi, anziani depressi. L’eutanasia è applicata in modo discreto e rapido: nessuno ascolterà l’ultimo sospiro. Nessuno deve soffrire, nessuno può dettare le nostre scelte, nessuno deve dirci come lasciare questo mondo; possono toglierci i mezzi di produzione, ma non quelli di distruzione. La morte assistita è un tuo diritto e devi esigerlo: un servizio pubblico gratuito erogato senza indugio. Non ci saranno classi sociali nell’eutanasia. Smetteremo di essere imperfetti in un mondo che vende la perfezione, disfunzionali in un meccanismo funzionale, sconfiggeremo il dolore con l’ analgesico definitivo. Che bellezza morire per sfuggire la sofferenza che non riusciamo a sopportare. 

Il cinema, controllato dall’oligarchia dominante che sparge il seme dei nuovi valori, anticipa i tempi . Nel film  I figli degli uomini (2006) si parla di Quietus, la pillola per il suicidio, commercializzata legalmente, sponsorizzata dallo Stato  e pubblicizzata in TV. Non finiremo all’inferno. Nessun Dio può giudicarci per una scelta sovrana. È la “mia” fine, nient’altro, di un qualsiasi prodotto con data di scadenza legalmente definita o obsolescenza programmata. Marx insegnava che l’uomo è l’essere supremo per l’uomo.

Lo hanno preso in parola seguaci e avversari. Non siamo liberi nell’esistenza, però possiamo decidere quando fare l’iniezione letale, anzi liberatrice. Di fronte al declino della vita, legalmente saremo eguali: chiunque, sena dolore, potrà essere trasformato in polvere. La Compagnia della Buona Morte comanda di sparire “con dignità”. Niente cure palliative, affetto, assistenza spirituale. Nell’obitorio progressista siamo semplici prodotti. Scarti, falliti, sofferenti, non aspiriamo a vivere meglio dei vostri genitori, ma a morire meglio di loro. 

Roberto Pecchioli

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Commenti 1

  1. Corrado Corradi says:
    1 mese fa

    Articolo molto bello e coinvolgente che richiama l’attenzione su un argomento vitale svanito dal cuore e dal cervello dell’uomo moderno. Concerto da ribadire e riportare in auge.

    Rispondi

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