Non siamo strutturati per un simile confronto.
Note di redazione: Dopo aver analizzato nella PARTE 1 la perdita d’identità del cristianesimo e nella PARTE 2 le incomprensioni sui fondamenti teologici e sulla convivenza europea, proseguiamo la pubblicazione del testo di Corradi affrontando le radici storiche e strutturali che muovono il mondo islamico.
PARTE 3
La natura della militanza islamica
A questo punto dobbiamo rispondere a una domanda che sorge spontanea: per quale ragione, naturaliter, l’Islam tende a diventare islamismo, ossia militanza attiva?
Gli elementi che caratterizzano la religione maomettana e la condannano a essere così com’è sono sostanzialmente due.
Il primo è che porta in seno una sorta di peccato originale, ossia la vis bellica che ne costituisce la base originaria e storica. È quella vis bellica predicata dal Profeta Mohammad che ha permesso all’Islam di espandersi nel giro di due generazioni dal Medio Oriente alla Spagna e di perpetuare per quasi un millennio azioni predatorie nel Mediterraneo, sempre con una giustificazione: «Allahu Akbar», ossia «Dio — il Dio che andavano e vanno predicando — è il più grande».
L’assenza di separazione tra Stato e Religione
Il secondo elemento è che nell’Islam non esiste separazione tra Cesare e Dio: la legge religiosa investe l’ambito civile facendo sì che l’Islam sia religione di Stato senza “se” e senza “ma”, dove la famiglia è cooptata alla perpetuazione della religione e l’appartenenza all’Islam è il discrimine che determina la cittadinanza.
Si tenga inoltre presente che quello che secondo le nostre categorie è lo spazio vitale necessario al respiro di una nazione, per l’Islam assume una dimensione spirituale e genera una spinta purificatoria anche sul piano sociale e politico, suscettibile di migliorare il mondo: possiamo pertanto parlare di lebensraum islamico.
La spinta geostrategica ed energetica
A ciò si aggiunga che appare sempre più evidente, in seguito alla guerra civile occorsa in Algeria tra il 1989 e il 1998 e alle primavere arabe avviate nel 2010, il tentativo di creare un lebensraum islamico ed energetico. Algeria, Libia, Egitto e Siria sono infatti Paesi straricchi per quanto attiene a petrolio e gas.
Assicuro che quanto appena descritto è improntato a un sincero absit iniuria verbis — anzi, non nascondo di ammirare la convinta e spassionata adesione del musulmano alla propria fede e alcuni aspetti militanti di quella religione — e non vuole costituire un metro di giudizio, ma solo evidenziare gli intrinseci fattori che ne caratterizzano la cifra di fondo: la vis espansionistica originaria, l’originaria indifferenziazione tra Dio e Cesare, e la volontà di una parte non trascurabile dell’Islam di perpetuare con la predicazione, la dissimulazione, ma anche con il combattimento e i giochetti geostrategici, l’originaria cifra espansionistica.
La visione esclusiva della verità
L’Islam è categorico nell’approccio con le altre religioni, convinto com’è di essere la religione definitiva, voluta da Dio per migliorare il mondo. Cito la Sura Aprente: «Allah guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né di coloro che vagano nell’errore».
In questo passo, coloro che sono stati colmati di grazia sono i musulmani, coloro che sono incorsi nell’ira divina sono gli ebrei, e coloro che vagano nell’errore sono i cristiani.
L’Islam è altrettanto categorico, fino all’imposizione bi-assayf (con la spada), nel pretendere l’adesione alla retta via indicata dal Corano: la Shari’a, fonte del caratteristico legalismo islamico.
Corrado Corradi
Continua…
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































