Dalle decisioni dell’Unione Europea alle proiezioni al 2035: il conto per famiglie e cittadini secondo i dati della spesa militare
Il costo del riarmo
Quando si parla di filosofia politica o di ideologia si può anche dissentire sostenendo alternative. Tuttavia, quando si lasciano parlare i numeri relativi alle idee criticate, allora per i sostenitori di questo governo spacciato per destra le risposte diventano più difficili. In questo contesto non vale la solita affermazione qualunquista sull’eventuale preferenza per altre forze politiche, perché nulla sarebbe cambiato nemmeno con esse: sull’argomento le posizioni risultano identiche. Il costo del riarmo appare infatti enorme, sia per l’Europa che per l’Italia.
Il piano europeo ReArm Europe e i vincoli di bilancio
Basta considerare il Piano europeo ReArm Europe o Readiness 2030, presentato da Ursula von der Leyen a marzo 2025 e approvato dal Consiglio Europeo. Tralasciando il punto di vista puramente politico o ideologico, va rilevato come destra e sinistra in Europa abbiano votato all’unisono. Il piano prevede una spesa totale di 800 miliardi di euro in quattro anni, dal 2025 al 2028. Tale ammontare si divide tra 650 miliardi di risorse che i singoli Stati possono spendere in più sottraendole ai vincoli del Patto di Stabilità, e 150 miliardi in prestiti comuni dell’Unione Europea attraverso lo strumento SAFE per la difesa congiunta. Si tratta del più grande piano di riarmo europeo dal dopoguerra.
Le proiezioni della spesa militare italiana al 2035
A questo punto occorre valutare l’impatto economico diretto sull’Italia. Nel 2025 il nostro Paese ha destinato 48,1 miliardi di dollari, pari a circa 45 miliardi di euro e al 2,01% del PIL, all’acquisto e al mantenimento degli armamenti, collocandosi al dodicesimo posto nel mondo. Il quadro futuro evidenzia programmi già approvati per oltre 73 miliardi di euro destinati a nuovi caccia F-35, Eurofighter, navi e droni, ai quali si aggiunge il contributo al budget della difesa UE pari a 2,4 miliardi l’anno per sette anni, per un totale di 16,8 miliardi. Inoltre, il raggiungimento della quota del 5% del PIL entro il 2035, come richiesto dalla NATO e garantito dal governo, porterebbe la spesa annuale da 45 miliardi a oltre 146 miliardi di euro, accumulando in dieci anni un totale di 964 miliardi. A titolo di confronto, 146 miliardi all’anno superano l’intero investimento odierno nella sanità pubblica, pari a 131 miliardi.
L’impatto economico sulle famiglie italiane
Considerando una popolazione italiana di 58,8 milioni di abitanti, l’attuale spesa di 45 miliardi equivale a circa 765 euro all’anno per persona, traducendosi in un costo annuale di 3.060 euro per un nucleo familiare di quattro persone. Se entro il 2035 si dovesse raggiungere il target del 5% del PIL, l’impegno economico salirebbe a 2.483 euro all’anno a testa, che equivalgono a 9.932 euro annui per la medesima famiglia, con un incremento netto di 1.718 euro a persona e di 6.872 euro a nucleo. Nell’arco del decennio 2025-2035, la cifra complessiva ammonterebbe a 16.395 euro per ogni cittadino e a 65.580 euro per una famiglia di quattro persone. La provenienza di queste risorse rimane chiara: il governo le attingerà direttamente dalle tasche dei contribuenti.
Giovanni Preziosa
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