Sembra fantascienza ma è tutto reale. Un gruppo di ricercatori ricerca della Southern Illinois University Carbondale sta infatti studiando come ricavare ingredienti alimentari dai rifiuti di plastica.
Il materiale di partenza viene sottoposto a un processo che lo scompone e permette di utilizzare parte delle sue molecole come materia prima per ottenere nuovi composti.
L’idea nasce da un principio chimico che sia gli alimenti sia molte materie plastiche sono costituiti in larga parte da molecole contenenti carbonio. Il PET, cioè il polietilene tereftalato utilizzato comunemente per le bottiglie, contiene quindi atomi che possono teoricamente essere recuperati e riorganizzati.
Il PET trattato tramite un processo denominato dissoluzione idrotermale ossidativa spezza in frammenti più piccoli, le lunghe strutture della plastica così da esser metabolizzato in seguito da microrganismi, ovvero lieviti geneticamente modificati, che producono ed espellono una serie di molecole, tra cui proteine, grassi e acidi. Gli ingredienti ricavati vengono successivamente combinati con fibre, amido e dolcificanti, e l’impasto finale viene utilizzato per realizzare biscotti tramite una stampa 3D
il progetto era stato inizialmente sviluppato nell’ambito della Deep Space Food Challenge della NASA, dedicata alla ricerca di nuove soluzioni alimentari per missioni spaziali e ambienti nei quali le risorse disponibili sono limitate.
Si chiamano μBites: ma questi biscotti sono davvero sicuri da mangiare?
i biscotti microBites ribattezzati i μBites, per le loro ridotte dimensioni, secondo i ricercatori, hanno mostrato caratteristiche compatibili con il consumo alimentare,
Sui ripiani del supermercato?
Anche se per ora. μBites è ancora soltanto un progetto di ricerca, e non un alimento già autorizzato alla commercializzazione, potremo magari in futuro vederli sugli scaffali del supermercato. I test attendono ancora l’approvazione. Nei test sull’aroma, tuttavia, la maggioranza dei partecipanti ha dichiarato che sarebbe disposta a mangiarli in situazioni caratterizzate da una disponibilità limitata di risorse.
Il futuro
La futura ambizione e di generare, tramite microrganismi, anche amido, fibre, dolcificanti e altri ingredienti oggi aggiunti separatamente. In questo modo uno scarto diventerebbe un domani la materia prima per moderni cicli produttivi.
Si stima che l’accumulo globale di plastica
Si prevede infatti che da qui al 2050 il fabbisogno alimentare del pianeta crescerà in una misura compresa tra il 35% e il 56%, e che quasi un terzo degli abitanti della Terra sarà a rischio di denutrizione, e che invece l’accumulo globale di plastica cresca in modo vertiginoso.
e la futura sicurezza alimentare. Secondo le stime riportate dai ricercatori, infatti, entro il 2050 la domanda mondiale di cibo potrebbe aumentare del 35-56%.
Non sappiamo dunque se un giorno compreremo davvero questi biscotti al supermercato, o se prodotti di questo tipo entreranno a far parte della nostra routine quotidiana, come la colazione del mattino, di certo la moderna chimica, sta aprendo scenari che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascientifici.
Paolo Ornaghi
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:




































































