Dai vari articoli apparsi recentemente sulla situazione di Ceuta, possiamo trarne questo aggiornamento di fine agosto 2026:
Quasi un mese dopo l’ingresso massiccio del 30-31 luglio, quando secondo le stime del Ministero dell’Interno tra le 72.000 e le 80.000 persone hanno attraversato il confine dal Marocco, a Ceuta restano ancora tra i 5.000 e i 10.000 migranti. Una città di circa 85 mila abitanti che continua a convivere con l’occupazione di spiagge, strade e quartieri, mentre le autorità nazionali ripetono che “non c’è collasso sanitario”. I medici che lavorano sul posto raccontano un’altra storia.
Le dichiarazioni dei medici: “Ci arrivano bambine stuprate”
Mi sono imbattuto nelle dichiarazioni di Susana Ascaso, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale Universitario di Ceuta (HUCE), è una delle voci più chiare in merito. In interviste a media locali e riprese da Euronews e altri, ha dichiarato di aver assistito, nell’arco di pochi giorni, a casi di bambine migranti sotto i 14 anni vittime di aggressioni sessuali. “Ci arrivano ragazze di 14 anni stuprate”, ha detto. Molte di loro dormono per strada perché i centri per minori sono saturi. La popolazione arrivata è in grande maggioranza composta da giovani adulti maschi, e le poche minori restano esposte al pericolo.
Riflettiamo anche sul fatto che non tutte le vittime denunciano l’aggressione subita. Si parla anche di un ragazzo tra le vittime. Altri medici e capi sezione dell’ospedale hanno descritto un quadro più ampio: ferite da coltello, risse, ipotermie, fratture, infezioni di ferite non curate perché i pazienti tornano in strada, e appunto le aggressioni sessuali. Si legge addirittura di “tagli e violenza sessuale” e di un servizio di Urgenze che gestisce 300-400 accessi al giorno di migranti con lo stesso personale di prima, creando zone separate per residenti e nuovi arrivati. Il presidente del Colegio Oficial de Médicos de Ceuta, Enrique Roviralta, ha parlato di “catástrofe asistencial” senza precedenti, di medici che all’inizio curavano per strada, di mancanza di protocolli e di un sistema già fragile messo sotto stress estremo.
La Procura ha registrato una quindicina di denunce formali di aggressioni sessuali (la maggioranza a danno di non residenti, con vittime anche minorenni). Sindacati di polizia hanno parlato di numeri simili o superiori. Tre casi giudiziari hanno portato a detenzioni o espulsioni di migranti marocchini arrivati con l’ondata. Le donne e le ragazze che restano all’aperto raccontano di molestie notturne, di uomini che le seguono fino ai bagni (improvvisati).
Cani, gatti e il degrado che si vede (e si sente)
Sulle colonie feline di Ceuta circolano da settimane denunce di sparizioni, di animali trovati morti con ferite da taglio o segni di violenza, di piccioni e gabbiani divorati. Caretaker e associazioni locali (tra cui DAUBMA e alcuni volontari) parlano di colonie svuotate, soprattutto vicino alle spiagge e agli accampamenti come El Trampolín, dove “non resta un solo gatto”. Un caso raccontato in dettaglio è quello del gatto Andrés, trovato con tagli compatibili con un’arma bianca e morto poco dopo. Cliniche veterinarie hanno chiuso temporaneamente per l’insicurezza delle strade.
Il degrado attuale non è un’opinione. Migliaia di persone vivono all’aperto o in strutture improvvisate da settimane. I servizi sanitari locali, già strutturalmente limitati (un solo ospedale, carenza cronica di specialisti), lavorano al limite. Infermieri e medici denunciano picchi di centinaia di accessi, turni estenuanti, e una distanza crescente tra i numeri ufficiali del Ministero (che parla di “normalità” e di occupazione ospedaliera gestibile) e la realtà descritta da chi è in corsia o in strada. Si sono creati due circuiti di Urgenze; i residenti temono di andare in ospedale; i volontari coprono buchi enormi. La ministra della Sanità Mónica García ha visitato Ceuta con ritardo e ha minimizzato il collasso, suscitando reazioni dure da parte dei professionisti locali, alcuni dei quali parlano di pressioni per non divulgare la situazione reale.
Un’inchiesta che resta aperta
Ceuta non è un’astrazione o un mostro inventato dalla destra. È un pezzo di Spagna (e di Europa) in cui l’ingresso massiccio di immigrati ha prodotto, in poche settimane, un mix di violenza sessuale documentata dai medici, degrado urbano e sanitario, e una gestione istituzionale che continua a parlare di “controllo” mentre i medici parlano di catastrofe.
La realtà, intanto, resta la stessa (al di là delle profonde menzogne della sinistra) è necessario che tutti i popoli europei si impegnino in una lotta comune per la Remigrazione. Oggi è ancor più chiaro che la manifestazione nazionale di Giugno a Roma, indetta dal comitato Remigrazione e Riconquista è stato un evento fondamentale per la salvezza dell’Italia e del suo popolo.
Sergio Saraceni
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