Appello per la destra che ha perduto la rotta: «Ritorna a tua scienza…» [1]
di Corrado Corradi
Il dovere di difendere l’identità italiana
È il momento che la destra italiana, quella che dice di identificarsi con la tradizione dei nostri padri, smetta di stare sulla scia della sinistra, perché la sinistra ha in uggia l’Italia e ci vuole cambiare i connotati. Questo, una destra che sia veramente tale, ha il dovere di contrastarlo «per le ceneri dei nostri padri, per gli altari dei nostri dei» (posto che di Dio ce ne è uno solo: quello cattolico).
Duemila anni di storia e cultura universalistica
Noi è da un po’ più di 2.000 anni che abbiamo questi connotati, magari più addolciti, ma siamo il prodotto di quella storia: romani per federazione, italiani per comuni, signorie, campanili e città. Per carattere siamo eredi dell’universalità romana e cattolica, sempre un passo avanti agli altri, salvo quando qualcuno ha cominciato a dire scemenze. Il più recente fra i quali è tal Bonelli, il quale ci vorrebbe nati nel 1946: cassando 1920 anni di storia, toglie di fatto l’italianità a Severino Boezio, a Dante Alighieri e persino a Leopardi e Manzoni. Un capolavoro di autolesionistica idiozia di marca levogira.
La deriva ideologica e il dilagare dei deliri
Questa è l’ultima e più recente boutade della sinistra, che conclude con uno sragionamento storico un pervasivo pensiero dai tratti spesso ferigni. Un pensiero per cui: in ogni angolo della città c’è un fascista che non è reato uccidere; comunque vada, sempre dalla parte del delinquente e non del poliziotto; «libera droga in libero stato»; l’aborto è un diritto e chissenefrega dell’essere che si apprestava a venire al mondo; le coppie omosessuali devono poter adottare un pargolo o farselo consegnare da Amazon. Questo in sintesi è il pensiero della sinistra, ed è il motivo per cui la destra deve mettersi in maniera determinata di traverso: altrimenti non è destra.
«La risalita adesso non dipende più dalle contrattazioni al ribasso tra partiti, ma dagli italiani dabbene stanchi delle idiozie di una sinistra capace solo di ballare sul carro del Gay Pride.»
Il punto di flesso della politica del compromesso
Si renda conto, Signora Meloni, che la tattica adottata dal centro del suo schieramento — mercanteggiare con l’opposizione nell’intento di stemperare un confronto che non si può stemperare — ci ha portati, a forza di inconcludenti «do ut des», ad arrivare indeboliti al punto definitivo “di flesso”. È quel punto oltre il quale o si inverte la curva o si spezza il metallo, e così pure la sopportazione dell’uomo e delle umane aggregazioni.
La necessità di ripristinare l’ordine naturale
Assunto che quel mercanteggiamento non ha prodotto nulla di buono, è ora che la destra faccia la destra: scarichi chi gioca a fare il “consigliere fraudolento” e riporti il paese all’ordine naturale delle cose.
Gli italiani «dabbene» chiedono concretezza
Signora Meloni, si renda conto che la risalita adesso dipende da quegli italiani dabbene stanchi delle idiozie della sinistra, stanchi delle città dove imperversano immigrati violenti, ma stanchi anche di un centro-destra troppo impegnato a ricercare «quello che ci unisce più di quello che ci divide» al prezzo di consistenti rinunce identitarie. Questi cittadini confidano pragmaticamente in un programma che riporti l’Italia a essere quello che da sempre è stata: perché gli italiani dabbene vogliono essere italiani.
La chiarezza del programma di Futuro Nazionale
Il programma del movimento Futuro Nazionale è positivamente divisivo perché marca il confine tra chi vuole essere italiano e chi accetta di svanire correndo dietro a una bandiera azzurra con dodici stelle o a una bandiera dai colori di uno sbiadito arcobaleno. Obbliga alla chiarezza questo panorama politico: o si sta con gli italiani dabbene o con chi gli italiani ha in uggia.
Una scelta di campo per il futuro dell’Italia
Dia credito, Signora Meloni, a quegli italiani dabbene che finora si sono turati il naso e hanno votato una destra sempre meno destra pur di evitare la tragedia del ritorno di una masnada di incapaci, ma che adesso — «Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme» [2] — hanno riposto le loro speranze in un chiaro Futuro Nazionale di italiani.
Ritornare alla «scienza» e alle origini
Sconfessi quel centro, troppo spesso contiguo alle istanze della sinistra, e usi la sua nota determinazione: scelga di infrangere le costrizioni imposte da alleanze messe in piedi per sopravvivere politicamente e… «ritorna a tua scienza», ritorni alla destra vera della sua grintosa gioventù.
L’appello finale
Più che mai ora che sta imperversando chi vuole farci diventare qualcosa di diverso dall’essere italiani, noi – italiani dabbene – abbiamo il sacro dovere di impegnarci per ribaltare questa situazione in cui è in pericolo un’identità invidiata dal meglio del mondo e vituperata dal peggio. Lei, donna della fiamma, sta con noi o rinuncia?
Note al testo:
[1] Virgilio invita Dante a ritornare alla scienza propria (ovvero alla filosofia naturale di Aristotele e San Tommaso).
[2] Dall’Inno di Mameli (Inno d’Italia).




































































