(E COME SI DOVREBBE LEGGERE UNA NOTIZIA)
A me piace molto il calcio. Anzi, direi che sono un tifoso accanito del Verona da quando ero in prima elementare ed iniziavo il mio primo album delle figurine. Uno dei difetti che papà mi insegnò a non avere fu quello di trattare tutte le questioni come quando andavo in Curva Sud ed ero (e sono) assolutamente e fieramente di parte. Un ultras anche quando la squadra giocava (e gioca) male.
Gli italiani, invece, si dividono in due categorie: tifosi e tifati. Tertium non datur, correndo il rischio di subire il processo alle intenzioni, soprattutto nei giudizi preventivi, che non hanno tutti gli elementi per una conclusione ragionevole e pronta al confronto.
Indro Montanelli diceva che l’italiano non conosce la storia o la dimentica molto facilmente. Io aggiungerei che della storia fa ciò che gli pare, a seconda della bandiera che tiene in camera. La realtà viene distorta dall’ideologia. Il liberalismo dà egual cittadinanza al bicchiere mezzo pieno e a quello mezzo vuoto. Quando la squadra diventa davvero indifendibile, la colpa è dell’arbitro. Sembra così, sia nella politica che nel giornalismo.
Non è concesso il tempo di andare a vedere il Var, perché la sentenza deve arrivare subito ed essere inappellabile. Metodo manicheo? Abbastanza, però noi italiani la condiamo sempre anche con un bel po’ di complotti, veri o presunti, per non farci mai mancare nulla.
Chi mi segue e, soprattutto mi legge, sa che c’è una piccola categoria umana che chiamo “uomo differenziato”, anche nel mio ultimo libro “All’estrema destra del Padre”, che pur vivendo in questo mondo di rovine e di tifosi accaniti extra stadio, amano ragionare, studiare, capire, attendere. È l’atteggiamento che questa minoranza ha davanti alla telenovela dell’estate fatta di 200 articoli al giorno in due mesi e mezzo, su Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e altre figure.
Finché la Magistratura non fornirà le prove, al netto di ogni tentativo di depistaggio da parti terze, io non esprimo un giudizio perché ho solo elementi contraddittori, alcuni ridicoli, altri inquietanti, e una campagna d’odio politico e mediatico cui non avevo mai assistito prima.
Al fine di mantenere la mia terzietà, fino a prova contraria avvenuta, ricordo di aver letto un libro molto interessante di Aldo Giannulli, che si intitola Come i servizi segreti usano i media (2012).
Ho pensato, dunque, di riassumerne i contenuti perché, forse, i tifosi tuttologi da social non conoscono certi ambienti, certe dinamiche e contatti, perché giudicano come votano: a simpatia.
Aldo Giannulli è un uomo di sinistra, elettore del Movimento 5 Stelle di Gianroberto Casaleggio, del quale fu anche amico, è politologo, storico e saggista che, in vari testi, analizza il rapporto strutturale tra intelligence e informazione, andando oltre l’idea semplicistica secondo cui i servizi si limiterebbero a diffondere notizie false.
La tesi centrale è che i media svolgono per l’intelligence una doppia funzione: sono strumenti attraverso cui orientare l’opinione pubblica; sono fonti dalle quali ricavare e interpretare informazioni.
Come viene influenzata l’informazione
Secondo Giannuli, ancora vicinissimo ai 5 Stelle secondo alcuni, l’intervento dei servizi può assumere forme diverse: diffusione di documenti falsi o costruiti appositamente; circolazione di notizie vere solo in parte, presentate però in modo suggestivo; omissione o selezione dei fatti, così da indirizzarne l’interpretazione; uso di indiscrezioni e anticipazioni attribuite a fonti riservate; creazione di un contesto narrativo nel quale anche informazioni autentiche producono un’impressione fuorviante.
La manipolazione più efficace, quindi, non consiste necessariamente nell’inventare tutto. Spesso utilizza elementi veri, incompleti e opportunamente combinati, perché una falsità contenente dati verificabili risulta più credibile.
Il rapporto con i media
Il libro descrive le relazioni tra intelligence e informazione come sistematiche, non come una successione di episodi isolati. Giornalisti e organi di stampa possono essere impiegati come canali per far circolare informazioni, verificare le reazioni degli avversari o condizionare il dibattito pubblico.
Questo rapporto non implica sempre un controllo diretto: un giornalista può pubblicare materiale ricevuto da una fonte riservata senza comprenderne pienamente gli obiettivi. La manipolazione può quindi funzionare anche attraverso la normale ricerca dello scoop, la concorrenza tra testate e la necessità di pubblicare rapidamente.
I media come fonte d’intelligence
Giannulli esamina anche il processo inverso: i servizi studiano giornali, radio, televisioni, libri e internet per raccogliere informazioni. È la cosiddetta OSINT, ossia intelligence da fonti aperte.
Questa attività si sviluppò soprattutto negli anni Cinquanta, quando ottenere informazioni dirette sul blocco sovietico era difficile. Attraverso il confronto sistematico di notizie pubbliche, gli analisti potevano: individuare incongruenze e omissioni; ricostruire eventi non dichiarati; interpretare cambiamenti politici; capire cosa un governo volesse comunicare o nascondere; incrociare molte informazioni apparentemente irrilevanti.
Il problema è che anche le fonti aperte possono essere “intossicate”: per questo devono essere confrontate, contestualizzate e valutate in base agli interessi di chi le produce. “Segui i soldi” e “cui prodest?” sono le regole fondamentali da seguire.
La lezione per il lettore
Il libro propone implicitamente un metodo di lettura critica delle notizie simile a quello degli analisti: separare i fatti dalle interpretazioni chiedersi chi abbia interesse a diffondere una notizia; confrontare fonti diverse e possibilmente indipendenti; osservare tempi, omissioni e linguaggio; distinguere tra prova, indizio e semplice affermazione; evitare sia la credulità sia il sospetto indiscriminato.
Il messaggio finale non è che tutto sia falso o controllato dai servizi. È piuttosto che l’informazione costituisce un terreno di conflitto: viene raccolta, selezionata e talvolta alterata per ottenere vantaggi politici o strategici. Per difendersi non basta respingere le notizie sospette; bisogna imparare a confrontarle e a comprenderne provenienza, contesto e funzione.
L’idea portante del libro è che servizi segreti e media non siano due mondi separati. Entrambi raccolgono, selezionano, verificano e diffondono informazioni, anche se perseguono scopi differenti. Per Giannuli, dunque, il rapporto tra intelligence e informazione non si riduce a qualche giornalista reclutato o a singole notizie false: è un rapporto continuo e strutturale.
L’informazione come ambiente strategico
Giannuli parte dalla crescente centralità dell’informazione. Governi, imprese, partiti, mercati finanziari, eserciti e mezzi di comunicazione devono prendere decisioni sulla base di flussi informativi sempre più vasti.
In questo ambiente, i servizi di intelligence occupano una posizione particolare perché: ricevono informazioni pubbliche e riservate; le confrontano e le interpretano; producono rapporti destinati ai decisori; possono immettere a loro volta messaggi nello spazio pubblico; osservano le reazioni provocate da quei messaggi.
L’intelligence non è quindi soltanto un’attività di raccolta segreta. È anche trattamento, interpretazione e, in determinate circostanze, produzione strategica dell’informazione.
Le funzioni dei media
Un servizio può far circolare una notizia per orientare l’opinione pubblica, ma anche per osservare come reagiscono governi, gruppi politici, mercati o apparati rivali. In questo caso, il messaggio non serve soltanto a convincere: funziona anche come stimolo diagnostico.
Per esempio, la pubblicazione di un’indiscrezione può spingere un soggetto coinvolto a: smentire troppo rapidamente; precisare un particolare non ancora noto; cambiare comportamento; comunicare con altri soggetti sorvegliati; prendere una decisione rivelatrice.
La comunicazione pubblica diventa così una parte dell’operazione informativa.
Manipolazione, propaganda e disinformazione
Uno dei punti più importanti è che la manipolazione non coincide necessariamente con la menzogna totale. Una notizia completamente falsa può essere facilmente smentita; una costruzione basata su elementi autentici è invece più resistente.
L’operazione informativa può combinare: fatti veri; dati falsi; circostanze non verificabili; omissioni decisive; interpretazioni presentate come fatti; documenti autentici collocati in un contesto ingannevole.
La forma più sofisticata consiste nel selezionare e organizzare la realtà. Non occorre inventare un evento se è possibile attribuirgli un significato diverso scegliendo cosa mostrare, cosa tacere e in quale momento pubblicarlo.
Principali tecniche
La mezza verità contiene abbastanza elementi verificabili da rendere credibile la parte non dimostrata.
L’omissione selettiva elimina il contesto necessario per comprendere correttamente un fatto.
La fuga di notizie pilotata presenta come rivelazione giornalistica un’informazione diffusa intenzionalmente da un apparato.
Il documento apocrifo conferisce concretezza a una ricostruzione falsa o alterata.
L’amplificazione ripete una notizia attraverso più canali, producendo l’impressione che molte fonti indipendenti la confermino.
La contaminazione inserisce dati inattendibili in un flusso prevalentemente autentico.
Il messaggio strumentale viene pubblicato non soltanto per informare o persuadere, ma per provocare una reazione osservabile.
La delegittimazione associa una persona o un’organizzazione a sospetti difficili da dimostrare ma altrettanto difficili da eliminare completamente.
Queste tecniche non sono necessariamente impiegate solo dai servizi: possono essere utilizzate anche da governi, partiti, aziende, gruppi di pressione e organizzazioni politiche. La peculiarità dell’intelligence consiste nella capacità di integrarle con informazioni riservate, reti di contatti e operazioni coperte.
Perché il giornalismo è vulnerabile
Il punto di Giannuli non è che ogni giornalista sia un agente. La vulnerabilità nasce innanzitutto dal normale funzionamento del sistema mediatico.
Dipendenza dalle fonti
Gran parte delle notizie proviene da: istituzioni; uffici stampa; agenzie; autorità giudiziarie e di polizia; imprese; partiti; esperti; fonti anonime interne alle organizzazioni.
Il giornalista deve quindi affidarsi a soggetti che possiedono informazioni ma hanno anche interessi propri. Quanto più la materia è segreta o specialistica, tanto più diventa difficile verificare autonomamente ciò che viene comunicato.
Protezione delle fonti
Il segreto professionale tutela giustamente il giornalismo investigativo, ma può anche proteggere una fonte che usa il giornalista come tramite. Il pubblico vede la testata che pubblica la notizia, non il soggetto che l’ha originata né il suo obiettivo.
Velocità e concorrenza
La necessità di pubblicare rapidamente riduce il tempo disponibile per verificare. Inoltre, una testata teme che un concorrente ottenga lo scoop per primo. Una fonte interessata può sfruttare questa pressione offrendo materiale apparentemente esclusivo.
Convergenza apparente delle fonti
La stessa informazione può passare da una fonte originaria a un’agenzia, poi a numerosi giornali e trasmissioni. Il lettore trova la notizia ovunque e crede di vedere molte conferme, quando in realtà esiste un’unica origine.
Il numero delle testate che ripetono un’affermazione, quindi, non equivale al numero delle fonti indipendenti.
Un precedente storico
Tra gli esempi ricordati nel libro compare la campagna precedente all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Tra il 1914 e il 1915, potenze straniere cercarono di influenzare il dibattito italiano finanziando giornali e attori politici: la Francia favoriva l’intervento italiano, mentre la Germania operava nella direzione opposta.
Giannuli cita anche il sostegno francese a giornali interventisti, compreso Il Popolo d’Italia di Mussolini. L’episodio mostra che le operazioni informative moderne non nascono con internet: il controllo o il finanziamento dei mezzi di comunicazione era già considerato uno strumento di politica internazionale.
L’OSINT: ricavare segreti da fonti pubbliche
La seconda grande parte del libro riguarda l’Open Source Intelligence, cioè l’intelligence prodotta attraverso fonti accessibili pubblicamente. Le fonti aperte comprendono: quotidiani e periodici; radio e televisione; pubblicazioni scientifiche; libri e atti di convegni; bilanci e registri pubblici; statistiche; mappe; fotografie; siti internet; dichiarazioni ufficiali; materiale commerciale o tecnico.
“Aperta” non significa necessariamente gratuita, semplice da trovare o già comprensibile. Significa soprattutto che non occorre compiere un’operazione clandestina per acquisirla.
Anche il silenzio informa
L’assenza di una notizia può essere significativa quando la sua presenza sarebbe normalmente prevedibile. Se una personalità scompare improvvisamente dalla comunicazione ufficiale, se una statistica periodica non viene più pubblicata o se cambia il linguaggio di un’istituzione, l’analista registra l’anomalia.
Ma il silenzio non costituisce da solo una prova. Può suggerire un’ipotesi che deve essere confrontata con spiegazioni alternative.
Leggere una notizia con metodo analitico
La parte più utile per il lettore comune è l’adattamento del metodo OSINT. Una notizia può essere esaminata attraverso una serie di domande.
1. Qual è il fatto accertabile?
Occorre riscrivere la notizia eliminando aggettivi, commenti e interpretazioni. Per esempio, “clamorosa sconfitta del governo” contiene una valutazione; “il provvedimento ha ricevuto 120 voti favorevoli e 150 contrari” descrive un dato verificabile.
2. La fonte poteva sapere?
Una fonte può essere sincera ma non competente. Prima di chiedersi se dica il vero, bisogna domandarsi se occupasse una posizione che le consentiva di conoscere il fatto.
3. Quale interesse potrebbe avere?
L’interesse non dimostra la falsità, ma aiuta a valutare il contenuto. Una fonte può voler informare, vendicarsi, condizionare una nomina, influenzare un processo, modificare il prezzo di un titolo o colpire un avversario.
4. Quali elementi sono verificabili?
Una notizia attendibile dovrebbe offrire qualche punto di controllo: date, luoghi, atti, dati, nomi o eventi osservabili. Le formule vaghe aumentano la difficoltà della verifica.
5. Le conferme sono indipendenti?
Cinque articoli derivati dalla stessa agenzia costituiscono una sola catena informativa. Una conferma autenticamente indipendente nasce da un percorso di acquisizione distinto.
6. Che cosa manca?
Occorre osservare: fatti esclusi; precedenti ignorati; soggetti non interpellati; date omesse; alternative non considerate; passaggi logici non dimostrati.
8. Perché viene pubblicata proprio ora?
Il momento della pubblicazione può rivelare la funzione della notizia: influire su elezioni, nomine, negoziati, processi, operazioni finanziarie o conflitti interni.
9. Chi trae beneficio dalla sua circolazione?
La domanda non identifica automaticamente l’autore dell’operazione, ma orienta l’analisi verso gli effetti concreti. La reazione di partiti e mercati potrebbe diventare più informativa della notizia iniziale.
Il punto non è concludere che la notizia sia falsa. È evitare di confondere il contenuto dichiarato con la funzione politica della sua diffusione.
Limiti e rischi del metodo
Applicare la mentalità dell’intelligence alle notizie può produrre due errori opposti. Il primo è la credulità, cioè accettare una notizia perché appare su una testata autorevole o viene ripetuta da molte fonti. Il secondo è il complottismo, cioè considerare ogni errore, omissione o coincidenza come prova di una regia occulta.
Il metodo suggerito da Giannuli richiede invece di: formulare più ipotesi; graduare la certezza; distinguere possibilità e probabilità; correggere la valutazione quando emergono nuovi dati;non trasformare il sospetto in prova.
In sintesi, Giannuli non descrive i media come semplici burattini dell’intelligence. Li presenta come un campo di interazione e conflitto nel quale apparati, giornalisti, governi, gruppi economici e pubblico raccolgono informazioni, lanciano messaggi e interpretano le reazioni altrui. La manipolazione più efficace non elimina la realtà: la seleziona, la combina e la inserisce in una cornice favorevole.
Spero che questi elementi di questo libro prezioso, che consiglio a tutti, possa contribuire a far capire perché io sono nella categoria dell’“uomo differenziato” e, forse, la necessità di alzare l’asticella ed aumentarne il numero, a scapito dei tifosi, con questo metodo, perché è realistico e ragionevole, da applicare ai casi importanti, non ad ogni folata di vento.
Matteo Castagna
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