Non siamo strutturati per un simile confronto.
“Se mala cupidigia altro vi grida uomini siate e non pecore matte sì che ’l giudeo di voi tra voi non rida” – Dante, Paradiso V
Note di redazione: Giunti al capitolo conclusivo dell’opera di Corradi — dopo la disamina sull’identità cristiana della PARTE 1, sui rischi del relativismo della PARTE 2 e sulle radici storiche dell’Islam della PARTE 3 — l’autore definisce le prospettive future per un accordo reale e non rinunciatario tra le due civiltà.
PARTE 4
L’evoluzione e la tolleranza nell’Islam
Quanto fin qui esposto vuole evidenziare quegli aspetti dell’Islam suscettibili di rendere controproducente un dialogo impostato sull’aprioristica renitenza e sull’ignoranza delle principali istanze di quella spiritualità.
È tuttavia vero che nel suo sviluppo dalle origini (622 d.C.) fino ad oggi, l’Islam, come il cristianesimo, ha progredito seguendo speculazioni filosofiche, mistiche, metafisiche e ontologiche che lo hanno depurato dell’iniziale spinta guerriera. Lo hanno portato così a essere una religione che, fatta la tara dei peggiori integralisti, è giustamente definita dagli addetti ai lavori come tollerante.
Le parole del re Hassan II
Amo lumeggiare questo aspetto con il discorso che il Sovrano Marocchino Hassan II, agli inizi degli anni ’60 quando era ancora principe ereditario, pronunciò all’inaugurazione di un convento benedettino sulle alture dell’Atlante: «In questo Paese che Sua Maestà il Re spera di veder divenire il trait d’union tra l’Oriente e l’Occidente, signore e signori, siete a casa vostra. Perché l’uomo dabbene, il credente, l’uomo onesto, è a casa sua dappertutto. Pertanto, questo Paese che è anche il vostro Paese, è soprattutto la casa di Dio, è la casa di tutti i credenti, quella di tutti gli uomini che hanno uguali aspirazioni in un mondo migliore».
Le insidie dell’Islam intollerante
Dato ciò, la differenza tra il Dio islamico e il Dio cattolico — e, a cascata, tutto quello che comporta nell’ambito sociale e politico tale diversa percezione — rimane.
A partire dalla seconda guerra del Golfo e poi dalle primavere arabe, in cui i regimi iracheno e siriano sono stati azzerati, l’Islam tollerante è praticato sostanzialmente solo nel Maghreb e in Giordania, ma è fortemente condizionato dai petrodollari dell’Islam intollerante dei wahhabiti e della Fratellanza Musulmana. Esso sta aspettando che noi gli offriamo una sponda per emergere e affermarsi, a buon pro loro ma anche nostro.
Verso un patto senza cedimenti
La sponda che noi possiamo offrire non risiede nell’aggiustamento della nostra spiritualità alla loro, ma in un agreementche li riconosca, loro e solo loro (ossia i Paesi che professano un Islam tollerante), come compagni di viaggio che seguono strade diverse nella questua di Dio. Occorre tuttavia stare ben attenti a non aprire brecce nella nostra spiritualità, onde evitare che automaticamente si inneschi la vocazione dell’Islam a imporsi come fattore di miglioramento spirituale, morale e sociale.
Conclusione
È evidente che uno dei viandanti nella questua di Dio — il musulmano o il cattolico — si sta rivolgendo al Dio sbagliato. Personale convinzione è che non sia il viandante cattolico, ma, per parafrasare una canzone di Lucio Battisti, lo scopriremo solo morendo, quando ci ritroveremo al cospetto di nostro Signore Gesù Cristo.
Corrado Corradi
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