Non ci rendiamo ancora conto di quali siano le caratteristiche ontologiche degli immigrati che dal mondo arabo-islamico sbarcano da noi in maniera clandestina:
- giungono già propensi a delinquere sapendo che la loro tracotanza delinquenziale repressa nel loro paese, qui premia
- hanno un approccio fatalista alla realtà, sono predisposti a reazioni istintive e a lasciarsi andare e più di noi sono disposti ad affrontare in maniera ottimistica le avversità
- appartengono a una genia dal forte sentimento identitario, sia personale che collettivo, e sono orientati a far quadrato per l’autodifesa a fronte di eventuali reazioni della cittadinanza o degli interventi delle Forze dell’Ordine
- sono mossi da un risentimento animato da una storiografia adulterata che fa risalire ingiustizie (più immaginarie che reali) patite fin dai tempi delle crociate e del colonialismo
- tale risentimento si coniuga con il convincimento che noi siamo una genia in decadimento morale (le cui donne sono prostitute violentabili e gli uomini deboli da umiliare)
- tale convincimento si rafforza con la certezza che l’Islam sia la religione suprema che conclude la sequela profetica
- a tale proposito, in molte moschee improvvisate l’imam imposta la sua predica evidenziando la superiorità morale dell’Islam rispetto alla morigeratezza deteriorata della comunità italiana e distribuisce consigli ai fedeli affinché non ricorrano alla giurisdizione locale ma lavino i panni sporchi e compongano le dispute strettamente in seno alla moschea (dove, tra l’altro, viene anche sancita chariaticamente la poligamia).
Asserire che tutti gli immigrati siano condizionati da queste caratteristiche intrinseche alla loro genia è, ovviamente, una boiata.
È vero, tuttavia, che quelle caratteristiche stanno alla base della tracotante delinquenza dei peggiori di loro, di quelli che fuggono dal loro paese (dove pagherebbero il fio delle loro azioni) entrando da clandestini nel nostro intenzionati a delinquere, sfogando quel livore che noi stessi abbiamo inculcato loro con una storiografia adulterata ed esageratamente auto-accusatoria.
Al fine di allontanare da chi scrive ogni eventuale sospetto di intolleranza, evidenzio di aver trascorso un’abbondante trentina d’anni nel Maghreb (regione del mondo arabo-islamico dalla quale proviene gran parte della peggiore immigrazione clandestina) vivendovi tutt’ora. Conosco il profondo senso identitario di quelle popolazioni ben descritto dal defunto sovrano Hassan II, il quale a una precisa domanda di un giornalista francese sugli immigrati marocchini di seconda generazione asserì: “Conosco il mio popolo, i cittadini marocchini non saranno mai dei buoni cittadini francesi perché mai rinnegheranno il loro essere marocchini, d’altronde non vedo perché uno che ha genitori marocchini debba mettersi sull’attenti davanti a una bandiera che non è la sua”.
Personalmente concordo e vorrei che, a parti invertite pensassimo anche noi come lui.
Corrado Corradi
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