Parigi, maggio 2026 – Per la terza volta in tre anni, le autorità francesi tentano di vietare la manifestazione annuale del Comité du 9 Mai (C9M). È quanto emerge da un comunicato ufficiale diffuso dallo stesso comitato, che denuncia una stretta collaborazione tra la Prefettura di Parigi e gli ambienti antifascisti.
Il documento definisce la decisione della Prefettura come «assurda» e come una «grave violazione dei principi fondamentali della libertà di espressione e della libertà di manifestare». Secondo il C9M, questa ennesima iniziativa si inserirebbe in un «circo grottesco» orchestrato dal Ministero dell’Interno in sinergia con «milizie terroriste antifasciste».
Una marcia lunga 30 anni
Il Comité du 9 Mai sottolinea che da oltre trent’anni la propria manifestazione si svolge «nella calma e nella dignità» richiesta dalla memoria dei propri martiri. Nonostante ciò, le autorità parigine avrebbero tentato di impedire l’omaggio, anche quest’anno, ignorando le precedenti pronunce del Tribunale Amministrativo di Parigi, che in passato ha sempre dato ragione al comitato, definendo infondati i divieti.

Particolare enfasi viene posta sull’edizione dell’anno scorso, quando più di 2000 manifestanti hanno sfilato per le strade di Parigi «senza che si verificasse alcun incidente», nonostante – secondo il comunicato – «le vili violenze commesse contro il corteo da militanti antifascisti».
Il ricorso alla magistratura
Di fronte a questo nuovo «tentativo di censura politica», gli avvocati del Comitato hanno già depositato un ricorso presso il Tribunale Amministrativo di Parigi per far annullare il provvedimento. Il C9M si dichiara certo di ottenere, come accaduto nel 2024 e nel 2025, una pronuncia favorevole da parte dei giudici.
Il comunicato si conclude con un appello alla mobilitazione: «La determinazione del Comité du 9 Mai resta intatta. Chiamiamo tutti i nostri simpatizzanti a rimanere mobilitati, perché anche quest’anno otterremo giustizia e le nostre bandiere sventoleranno al vento».
La vicenda rappresenta l’ennesimo capitolo di tensione tra il diritto a commemorare e le pressioni politiche antifasciste.
Sergio Saraceni
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