Kevin Escoda è un consulente tecnologico, imprenditore, saggista e docente universitario multinazionale (con cittadinanza italiana, spagnola e francese), specializzato in intelligenza artificiale, blockchain e strategie digitali. È professore e Senior Advisor presso il CETIF Advisory (Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In questo ambito si concentra in particolare sull’evoluzione dei mercati dei capitali e dei processi di regolamento finanziario. È anche il fondatore dell’agenzia digitale diShine e opera tramite la sua piattaforma kescoda.com, dove progetta infrastrutture tecnologiche, agenti AI e piattaforme SaaS low-code per ottimizzare i flussi di lavoro B2B.
Geopolitech: la trilogia sul potere segreto della tecnologia
Ha scritto “Geopolitech – La geopolitica segreta della tecnologia”, dedicato alle dinamiche di potere globale legate al controllo e allo sviluppo delle tecnologie emergenti. È il terzo volume di una trilogia complessa quanto interessante perché il primo libro segue il denaro, il secondo segue il pensiero. Questo segue il potere, e scopre dove si è nascosto. “Le fonti dei fatti e delle cifre sono negli apparati. I numeri, in una materia che cambia rapidamente, vanno verificati alla data di lettura”. Cari lettori, questo è già parte del presente, sarà il futuro. Abituati al cartaceo, ci eravamo impressionati per la velocità delle notizie fornite dal web. Dobbiamo imparare che l’Intelligenza Artificiale non è più solo veloce, ma immediata e mutevole un secondo dopo.
L’Intelligenza Artificiale tra utilità e rischi
A Canale Italia, il programma cui partecipo come opinionista, una volta a settimana, domenica scorsa il conduttore di “Notizie Oggi”, Gianluca Versace, mi ha chiesto se ho paura dell’AI. Ho risposto di no, perché la tecnologia è utile, è progresso, riduce i tempi e produce di più. La utilizzo, per quel poco che ho imparato, ed è veramente fantastica: gran precisione, argomenti verificati, specifiche nell’arco di pochissimo. Si tratta di un’enciclopedia omnisciente ben strutturata, che fa venire la curiosità di imparare di più e meglio. Come la radio, la televisione, internet, è l’utilizzo che se ne fa che determina la sua validità o pericolosità.
La necessità di regole globali per governare la tecnologia
Non basta l’etica personale, che resta fondamentale, ma occorrono regole chiare a livello globale, perché un uso scorretto produrrebbe disoccupazione, quindi la sostituzione del lavoratore, molte problematiche relative ai dati, quindi al controllo ed alla privacy, blackout provvisori o permanenti, disagi in ogni settore, guai irreparabili in ambito strategico e militare. Con l’IA tutto diventa più facile e più veloce, tanto quanto può diventare distruttivo e feroce. L’uomo ragionevole deve essere padrone di ogni programma, rispettando leggi concrete, ma non solo: gli stessi apparati devono essere costruiti per fermarsi ad un certo punto, al fine di evitare il vero pericolo che è quello di finire per farsi dominare dalle macchine.
La dimensione fisica e geografica del mondo digitale
The Cipher Brief sostiene che il principio principale dell’autore è: “la tecnologia non ha abolito la geografia: l’ha resa più vincolante”. Escoda contesta l’idea che il mondo digitale sia immateriale e senza luoghi. Il “cloud” non è una nuvola ma un insieme di asset fisici fatto di cavi, data center, satelliti, fabbriche, miniere, che possono essere protetti, interrotti, controllati o usati come arma. Ne deriva la tesi forte: nella competizione geopolitica odierna “vedere” è diventato più potente di “colpire”. Il controllo dell’informazione, della visibilità e delle infrastrutture conta quanto o più della forza militare.
La vera informazione oltre le distrazioni mainstream
Capite di cosa stiamo parlando? Di che portata sia l’argomento rispetto alle distrazioni di massa che ci propinano i media mainstream? E capite perché, anche stavolta, la cosiddetta controinformazione continua a martellare video fantascientifici sui social ma che la verità si studia dai tecnici del settore, non dalla fantasia complottista o paranoica di qualche buontempone che guadagna sulle visualizzazioni e i like dei creduloni o degli analfabeti funzionali?
I chokepoint: le strettoie del controllo globale
L’idea organizzativa è quella di imbuto o collo di bottiglia: punti obbligati da cui passa necessariamente il mondo digitale. Chi li controlla, esercita un potere sproporzionato rispetto alle proprie dimensioni economiche. Le strettoie si trovano lungo tutta la catena: silicio e semiconduttori, quindi progettazione, litografia, fonderia. Terre rare, quindi estrazione e raffinazione. Cavi sottomarini? Il 99% dei dati mondiali passa per poche centinaia di cavi. Orbite e satelliti sono collegati a GPS, Starlink, orologi atomici, data center e cloud che producono standard e normalizzazione.
Le incognite dell’OSINT e il vuoto giuridico
Infine, c’è OSINT, ovvero l’Intelligence da fonti aperte: vedere senza essere visto. Dunque, la domanda nasce spontanea: chi crea e gestisce OSINT? Per quali scopi definiti e cosa vede senza essere visto? Al momento, il problema che rileva chi scrive è che non abbiamo risposte chiare e precise. Soprattutto, ad oggi, non esiste una “Giurisprudenza Digitale” globale sull’IA ma ci sono altri alert da non sottovalutare, come vedremo dopo.
L’invisibile mappa del potere tecnologico
Sappiamo, perché lo hanno detto loro stessi, in particolar modo il sig. Thiel, che i colossi Hi-Tech non vogliono controlli, perché sarebbero solo ostacoli alla crescita, che tradotto significa meno guadagno in tempi più dilazionati. La mappa dei vari punti, infatti, non è sempre pubblica, e questo è parte del potere “segreto” evocato dal titolo, i cui dettagli si trovano appunto su kescoda.com. Cosa ci serve conoscere?
- La digitalizzazione aumenta, non riduce, la dipendenza da risorse fisiche, energia, cavi e componenti prodotte in pochi luoghi. Dunque, le pressanti richieste di risparmio energetico e rinnovabili, a cosa serve, se prevede l’opposto rispetto a quello che ci serve?
- Esiste un bipolarismo tecnologico USA-Cina. A un monopolio americano iniziale si va sostituendo una competizione tra due sistemi: Stati Uniti e Cina come poli che controllano catene del valore, standard e infrastrutture. L’Europa appare spesso dipendente, su tutte le strettoie decisive.
- C’è un nuovo problema di Sovranità. Un Paese che non controlla i propri imbuti è formalmente sovrano, ma sostanzialmente condizionabile. La sovranità, oggi, non si misura quasi più solo su territorio ed esercito, ma su chip, cavi, cloud e dati.
- Il conflitto non è più solo militare o commerciale: si combatte sul controllo degli standard e sulla capacità di imporre le proprie regole oltre i confini: export control, dazi tecnologici, regolamentazione differenziata e “di comodo” dell’IA.
- Interdipendenza come arma a doppio taglio. Le misure di contenimento tecnologico verso un avversario sono difficili da applicare perché le catene del valore sono profundamente integrate: chiudere una porta rischia di alzare i costi anche per chi la chiude.
- Il potere è invisibile. Come nella geopolitica segreta tradizionale, le leve decisive non sono quelle visibili, chi controlla il “sistema invisibile” (cavi, dati, orbite, standard) ha più potere di chi controlla la forza apparente.
- La geografia resta decisiva. Stretti marittimi, isole, porti, faglie politiche? La tecnologia non ha reso obsolete le costanti geografiche, bensì le ha ricodificate; quindi, trasformate sulla base di interessi particolari che possono confliggere con quelli di altri.
L’analisi logica come antidoto al sensazionalismo
Non voglio scrivere un articolo allarmistico, perché non è saggio mettere il carro davanti ai buoi, né sarebbe corretto da parte del mio consueto giornalismo indipendente diventare profeta di sventura. Il mio consueto intento è fornire strumenti analitici, attraverso lo studio e la deduzione logica e ragionevole, sempre pronta al confronto. Testi come questo sono utilissimi perché insegnano a leggere la tecnologia come terreno della geopolitica, a cercare le strettoie, e a capire che cosa accade a un Paese quando non le controlla, per essere persone consapevoli, non amebe che sopravvivono davanti allo smartphone.
Le porte del potere e la sfida dell’indipendenza europea
Vi voglio dire: “il nuovo potere non è chi possiede la tecnologia in astratto, ma chi controlla i suoi passaggi obbligati, fisici e invisibili” – come suggerisce l’autorevole sito Analisi Difesa. Perciò: Chi resta indietro in geopolitica non è chi ha meno terra: è chi non possiede nessuna delle porte da cui passano gli altri. Per questo sarebbe materia molto utile da studiare a scuola rispetto all’educazione affettiva, che compete a mamma e papà. Noi e i nostri figli dobbiamo sapere che le grandi potenze non competono per il territorio: competono per le strettoie. Chi le possiede non deve vincere la guerra, perché, al giorno d’oggi, gli basta poterla spegnere. Dunque, vedere è diventato più potente di colpire: chi resta indietro non è chi non ha armi, ma chi non ha occhi.
Il controllo infrastrutturale come presupposto della sovranità
Infine, chi non controlla un cavo, un chip o un’orbita non è sovrano quando vota: è sovrano solo quando gli altri glielo permettono. Per questo l’Europa e quindi tutti gli Stati membri devono raggiungere una certa indipendenza tecnologica, altrimenti il destino servile è alle porte più di prima.
Matteo Castagna
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