la GenZ ovvero la generazione nata tra il 1997 e 2012, secondo un articolo del New York Post del 7 febbraio scorso è stata descritta come la prima generazione della storia che risulterebbe essere “più stupida” di quella precedente, ovvero i Millennial, ovvero gli individui nati tra il 1981 e 1996.

Nel pezzo si legge: “Secondo il neuroscienziato, Jared Cooney Horvath, che la generazione Z è la prima ad aver ottenuto risultati peggiori a scuola ottenendo punteggi più bassi nei test accademici standardizzati rispetto a quella precedente, rispetto alla generazione precedente. E, cosa sorprendente, è che ne sono orgogliosi”.
Horvath ha precisato che i ragazzi della Gen Z “hanno ottenuto risultati inferiori praticamente in ogni parametro cognitivo, dall’attenzione di base, alla memoria, all’alfabetizzazione, alle capacità di calcolo, alle funzioni esecutive e al Quoziente Intellettivo generale.
Ogni generazione precedente, sempre secondo Horvath, ha superato i propri genitori. Fino alla Generazione Z” e la causa principale del calo delle performance scolastiche è da imputare alla tecnologia, in particolare all’uso intensivo degli schermi, allo smartphone ai tablet. “Ogni adolescente passa più della metà del tempo a fissare uno schermo – ha affermato -. Gli esseri umani sono biologicamente programmati per imparare da altri esseri umani e non da apparati esterni.
Ed è per questo che l’unione europea si sta mobilitando per una stretta sull’uso dei social media per i minori e gli schermi all’interno degli istituti scolastici, reputati di essere i maggiori colpevoli del rallentamento delle funzioni cognitive delle nuove generazioni.
Scolarizzazione e Q.I.
È anche vero che la prosperità di una nazione sia fortemente correlata al quoziente intellettivo delle persone che la compongono; quindi, un dovere che ogni governo europeo tutelare il patrimonio intellettivo della propria gente. Per anni si è puntato alla crescita delle proprie generazioni tramite la scolarizzazione e l’educazione portando i governi ad investire anni e anni su di essa; ma da recenti studi pare che non è vero che più anni di scolarizzazione portano ad innalzare il Quoziente intellettivo delle persone, tale quoziente, sembrerebbe invece, legato all’ ereditarietà genetica di un popolo, tra il 50 e l’80% secondo una metanalisi dello studio Minnesota Transracial Adoption Study dell’università del Minnesota.
Visto che Gen Z per definizione è la più, sin ora, melting pot, e la più eterogenea, grazie o per meglio dire disgraziatamente alle politiche migratorie degli ultimi 30/40 anni, che l’occidente abbia mai avuto, questo ha, senz’altro influito sul suo livello intellettivo. infatti secondo alcuni studi gli studenti immigrati imparano ed apprendono sistematicamente meno degli studenti nativi, e questo segna un forte rallentamento dei programmi scolastici ed un livellamento generale verso il basso dell’ apprendimento con conseguente abbassamento del QI generale di un popolo o di una nazione, e questa distanza non la si colpa nemmeno migliorando la condizione socio economica degli allogeni, d’altro canto si vede come ad esempio in Polonia con immigrazione quasi azzerata, gli studenti ottengano dei punteggi molto più alti dei loro coetanei francesi o tedeschi.
Involuzione e immigrazione
Quindi oltre all’uso sfrenato ed improprio della tecnologia, anche l’immigrazione ha le sue colpe nell’abbassamento del progredire delle nuove generazioni del vecchio continente. Di questo passo “le gentes”, ovvero quell’aggregazione in nuclei più complessi di famiglie patriarcali che condividevano gli stessi usi e costumi, riti e che si organizzarono in una prima struttura sociale, tanto cara al mondo antico, si sta involvendo, in qualcosa di indefinibile, verso il basso.
Paolo Ornaghi
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