E’ evidente che qualcuno ha deciso di prendere in giro l’opinione pubblica, circa i misteri della Uno bianca.
Quattro giorni dopo la trasmissione “Belve Crime”, con l’intervista a Roberto Savi, si viene a sapere del suicidio di Pietro Gugliotta.
Prima stranezza: l’ex-sodale dei Savi si sarebbe impiccato l’8 gennaio, ma nessuno ne avrebbe saputo niente, per oltre quattro mesi.
L’uomo non avrebbe lasciato messaggi, a spiegazione del suo gesto disperato, anzi, le uniche certezze sui suoi giorni antecedenti la morte sarebbero: l’aver fatto finalmente pace con le figlie di primo letto; di aver ritrovato la serenità, col suo secondo matrimonio; l’aver ultimato la ristrutturazione della casa dove era andato a vivere; aver avvertito il suo legale di fiducia della necessità di parlarle urgentemente.
Tutti dettagli, quelli appena elencati, che fanno letteralmente a pugni con una scelta tanto drastica e improvvisa.
Però, si è appreso ancora dalla stampa, non ci sono dubbi sul fatto che si sarebbe tolto la vita da solo, perché ciò sarebbe stato appurato dalla Polizia scientifica. Anzi, no, precisano altre fonti giornalistiche: a verificarlo sarebbero stati i Carabinieri del Ris. Tanto è vero che sarebbe stata data subito l’autorizzazione allo svolgimento del funerale, conclusosi, guarda caso, con la cremazione delle spoglie del defunto.
Ieri, però, la Rai, nel dare la notizia dell’interessamento alla vicenda da parte della Procura di Bologna, s’apprende che non esisterebbe – cioè, non sarebbe stata effettuata – alcuna autopsia del cadavere di Gugliotta. Allora, domanda: che razza di accertamenti avrebbero svolto, i Ris o la Scientifica della Polizia?
In quale grottesco film giallo si sviluppano indagini su un morto, senza prima un’analisi autoptica del corpo della vittima? E su cosa potrà mai indagare, adesso, la Procura di Bologna, se le spoglie mortali di Gugliotta sono state sparse al vento?
Dopo aver diffuso proprio da queste colonne la notizia che Fabio Savi sarà intervistato il 24 maggio da Rete 4, i familiari delle vittime hanno incalzato i magistrati bolognesi, affinché interroghino lui e il fratello, prima di questa nuova “comparsata” televisiva. Forse, è bene suggerire ai “pm” una domanda, da porre a entrambi: sapevano i due, prima di affrettarsi a chiedere visibilità sul tubo catodico, della morte del loro ex-complice?
Anche questo sarebbe un aspetto da indagare e accertare, perché le parole di Roberto Savi, se fosse stato già al corrente del “suicidio” di Giugliotta, potrebbero assumere una dimensione e un significato diversi.
Infine, un ultimo appunto per i magistrati petroniani. Commentando le reazioni all’intervista di Roberto Savi e rispondendo alle richieste di nuovi interrogatori avanzata dai familiari delle vittime della Uno bianca, qualcuno ha parlato di “tempi non brevi”, per assolvere a questi compiti. Ora, i primi esposti per riaprire le indagini sulla Uno bianca sono del 2021. Poco settimane dopo il loro deposito, la Procura annunciò di aver riaperto il caso. Nel 2023, alcuni familiari delle vittime depositarono un secondo esposto e i magistrati fecero sapere che lo avrebbero accolto come ulteriore stimolo a fare ancora di più, meglio e con maggior celerità. Gugliotta era citato nell’esposto, con precise indicazioni su ciò che sarebbe stato interessante chiedergli, ma ha fatto a tempo a suicidarsi o farsi suicidare. Siccome anche molte delle altre persone citate in quegli atti sono ormai anziani e non tutti in ottima salute, non sarebbe il caso di muoversi, prima che la nuova inchiesta venga chiusa dalla “commare secca”?







































































