Venticinque carabinieri, da Bologna a Colle d’Arba, per mettere sottosopra, cinque mesi dopo il delitto, la casa di Pietro Gugliotta. Unico risultato, l’aver irritato Pietro Montrone, procuratore di Pordenone, forse ignaro, fino al momento dell’arrivo, della “parata” di un “battaglione” d’investigatori petroniani sul suo territorio di competenza.
Secondo il magistrato friulano, la morte dell’ex-poliziotto e bandito non avrebbe profili sospetti, essendo stata effettuata una “ricognizione cadaverica” da parte di un medico legale che avrebbe “escluso interventi da parte di terzi” nell’azione che avrebbe cagionato la sua morte. Dunque, nessuna autopsia, ma una “occhiata”, per quanto certamente esperta e accurata. Un’affermazione che si commenta da sola: se, per esempio, fosse stato avvelenato e qualcuno gli avesse infilato la testa in un cappio, qualcuno si sarebbe potuto accorgere di ciò, osservando solo le spoglie mortali di Gugliotta?
Solleva perplessità, però, anche un dettaglio, riportato dal “Carlino”, secondo cui la Procura di Bologna avrebbe <saputo della morte di Gugliotta solo qualche tempo dopo i fatti, nel corso delle indagini che sta svolgendo per concorso in omicidio sulle vicende della Banda>. Cosa significa esattamente “qualche tempo dopo”? Una settimana dopo l’8 gennaio, oppure un mese o due? Certamente, prima di quando la notizia è giunta all’opinione pubblica, il che fa sorgere spontanea la domanda, circa le perquisizioni di oggi: perché non si è spedita la “divisione” dell’Arma subito dopo aver appreso dell’insano gesto? I dubbi o anche solo le perplessità che nutrirebbero adesso i magistrati Lucia Russo e Andrea De Feis sono stati “accelerati” dalle reazioni e dallo sconcerto dei parenti delle vittime e di alcuni giornalisti? Non avrebbero dovuto agire più tempestivamente, i titolari dei tre esposti per la riapertura delle indagini sulla Uno bianca, depositati a partire dal 2021, in uno dei quali, per altro, si parla specificatamente di Gugliotta?
In questo quadro desolante di lentezza, nella conduzione dell’inchiesta, fa storcere il naso anche la cornice politica. In modo assolutamente “bipartisan”, infatti, gli esponenti dei partiti del Centrosinistra e del Centrodestra, i quali non dimenticano mai di fare “passarella” durante le varie commemorazioni delle vittime della Uno bianca, per stringere le mani ai parenti dei caduti, non hanno ritenuto in questo anni di presentare in Parlamento o in altri consessi un’interrogazione, un’interpellanza, un ordine del giorno che, partendo dai fatti e dalle circostanze specifiche contenuti in quegli esposti, contribuisse fattivamente allo sforzo per trovare tutta la verità su questa orribile storia.
In questi giorni, di Roberto Savi e della sua gang criminale sono piene zeppe le pagine dei giornali: dove sono le dichiarazioni dei politici, le loro professioni d’impegno a far sì che quanto si sa denunciando da ormai 5 anni venga a galla una volta per tutte?
Un silenzio, quello della politica, che non è tanto che faccia paura, ma dimostra come la politica abbia tanta paura ad affrontare questa vicenda. Perché?








































































È sempre la stessa cosa,la storia si ripete,com’è possibile che la procura di Pordenone non abbia mandato uno straccio di avviso a gennaio, una semplice email, alla procura di Bologna che il tale gugliotta sia suicidato?dato che a Bologna è aperta dal 2023 un indagine della uno bianca?
Ma a chi vogliono raccontarla?chi è intervenuto per mettere tutto in silenzio?
Poi neanche eseguita un autopsia?
Ma per favore andate a raccontare le favole ai bambini dell asilo!!!!!gugliotta se n’è andato coi suoi segreti perché per lo stato è meglio così
Per tutto c’è una soluzione al resto ci pensa mastercard!!!! Aaaaaaahhh