Dunque, Roberto Vannacci aiuterebbe la Sinistra? La nascita di Futuro nazionale alimenterebbe le speranze di Elly Schlein e compagni di ribaltare la situazione politica alle prossime elezioni? Secondo Giorgia Meloni, sì. E non è un pensier dal sen sfuggito, quello della premier, ma una dichiarazione tuonata da lei, durante l’ultimo dibattito alla Camera.
Che tristezza! Per rivendicare d’esser l’interprete della vera Destra, Giorgia rispolvera il più democristiano degli argomenti, il più massonico degli incisi – d’altro canto, son pur sempre fratelli… – della Prima repubblica: turatevi il naso e votate per noi, altrimenti arrivano i comunisti. Lo ripeteva, alla vigilia d’ogni tornata elettorale, il buon Indro Montanelli, cercando di riportare all’ovile le schiere di missini, i quali gli assicuravano lo stipendio, comprando il suo giornale. D’altro canto, escluso il mese delle consultazioni, il foglio di Milano era l’unico a dar spazio alla Destra che pure il direttore schifava.
Per di più – vai a pensare alle coincidenze -, la Meloni attacca Vannacci nel giorno stesso, in cui è lei in prima persona a tendere la mano al Pd e alla galassia ex-comunista.
Ora, che Enrico Berlinguer fosse stato un politico migliore dei suoi successori, dir non è mestieri. Ma si tratta di un giudizio valido per tutti i leader della Prima repubblica. Qualcuno avrebbe il coraggio di paragonare Giulio Andreotti o Aldo Moro a Pierferdinando Casini? Giuseppe Saragat o Ugo La Malfa a qualsiasi altro laico di oggi? Per non parlare, poi, della Destra, di cui Giorgio Almirante era il capo, ma contornato da giganti anche migliori di lui: Pino Romualdi, Filippo Anfuso, Araldo di Crollallanza e chi più ne ha più ne metta. Gente al cui confronto deputati e senatori di Fd’I non è che proprio emergano…
Dunque, che la premier rivolga all’ex-segretario del Pci un pensiero, nulla di scandaloso, se non fosse che… A volte il tempismo è tutto, in politica e proprio ieri, mentre la Meloni s’apprestava a insultare Vannacci e a commemorare Berlinguer, il web si riempiva di “reel”, di “storie” e di spezzoni dell’ultima trasmissione di Nicola Porro, quella a cui hanno partecipato Carlo Sama e Antonio Di Pietro. Trasmissione da cui è emersa una verità inequivocabile, anzi, due: anche il Pci fu finanziato illegalmente da Raul Gardini; i magistrati fecero di tutto per evitare il coinvolgimento dei comunisti in Tangentopoli.
Duer storie che, chi qui scrive, conosce molto bene, avendo pubblicato, allora, sul Secolo d’Italia un’inchiesta su quella vicenda, producendo anche dei documenti, a cui il Pci rispose con una querela che, poi, ritirò. Inchiesta giornalistica accompagnata da un’intercettazione del sottoscritto, da parte della Guardia di Finanza ravennate, affinché ritardassi la pubblicazione del pezzo di alcuni giorni, per evitare di “mandare a monte” la programmata perquisizione a casa della zia di un notissimo e altissimo dirigente dei Ds. Poi, guarda caso, dopo oltre una settimana, la stessa Gdf cambiò idea, sollecitando l’uscita del pezzo, alla lettura del quale avrebbe fatto scattare l’irruzione nell’appartamento. Si fu costretti a mangiare la foglia: l’articolo fu pubblicato e la casa perquisita, ma trovata chiaramente vuota. Chissà come mai…
Il punto, però, non è questo. Da ieri, dalla così detta “destra di governo”, sarebbe stato lecito aspettarsi un fuoco ad alzo zero sul Partito comunista, sui suoi eredi, sulla falsissima diversità di quell’organizzazione e sulla sua altrettanto sputtanata “superiorità morale”. Da quanto tempo e quante volte si è sentito ripetere, in questo Paese, come i ladri fossero sempre gli altri e mai quelli della falce&martello? Invece, cosa ti combina, Giorgia? Tesse le lodi del “dolce Enrico”, la cui pulizia rispetto al finanziamento illecito dei partiti non era certo migliore di quella di Bettino Craxi, alimentando nei “sinistri” di tutte le specie il mito e rafforzando la presunzione d’esser differenti e migliori degli altri.
Allora, cara Giorgia, chi aiuta chi? Se non fosse per quella leggenda – e per la stretta connessione con una parte della magistratura -, la Sinistra italiana da mo’ che sarebbe circoscritta in un perimetro politico ed elettorale minimo. Mettere benzina in quel motore, significa solo aiutare la Schlein e chi le succederà a dominare parte della vita pubblica italiana, addirittura continuando a dispensare patenti di agibilità e legittimità politica. Da Roma a Cesena, dai grandi mezzi d’informazione alle scuole pubbliche, ormai preda di sindacati e Pd.
Accusare Vannacci di aiutare la Sinistra, quando non si perde occasione per giocarci di sponda, non è ridicolo, ma proprio vergognoso.







































































