Dal caso Piacenza alla caccia al dissenso sul web: la strategia ideologica che sta svuotando l’identità italiana. L’analisi di Maurice Garin.
La celebrazione di San Francesco e i doveri del Quirinale
Oggi in occasione della celebrazione di San Francesco, il presidente Mattarella ha detto che “Francesco ci insegna che non c’è colpa maggiore di quella di uccidere in nome di Dio”. Giustissimo, però questa frase avrebbe dovuta esprimerla non solo davanti ad una platea di mansueti cattolici ad Assisi ma anche estenderla alle numerose comunità musulmane presenti in Italia e secondo cui seguendo i dettami di Allah gli infedeli dovrebbero essere convertiti od uccisi.
Tale invito sarebbe da girare anche al centro sinistra che cerca voti in queste confraternite musulmane e facendo resuscitare per non farsi mancare nulla, anche ex terroristi. Non è fantasia, è dura realtà. Come ha certificato il quotidiano “Il Tempo”, nel quinto municipio di Roma si sono ritrovati il dem Poverini, il leader della comunità islamica romana Vall e guarda caso Maurizio Falessi, lunga militanza nelle Unità Comuniste Combattenti, datosi alla latitanza negli anni Ottanta e fermato al Cairo nel 2004 insieme alla compagna (in tutti i sensi) la brigatista Rita Algranati (compagna Marzia), con ruolo attivo nel rapimento di Aldo Moro in via Fani.
Le alleanze politiche e il parallelismo con la Francia
La cosa più eclatante è che il dem si è fatto promotore della mozione (poi passata) e discussa in consiglio: “Il contrasto all’islamofobia e al razzismo antimusulmano”. Cosa faranno poi effettivamente è ancora tutto in divenire, come i loro programmi politici inesistenti o surreali. Quello che è ormai acclarato è che per accedere a quei bacini di voti si è consolidato il legame tra centro sinistra, sinistra radicale e comunità musulmana.
Questa alleanza, da tempo esistente in Francia, sta portando in questi giorni distruzione, disordini e feriti in molte città del territorio transalpino, e solo uno scemo non capisce che il caos creato ad hoc non è per rivendicazioni scolastiche ma coordinato dalla sinistra radicale di Mélenchon che conta sulla manodopera dei suoi casseurs e degli immigrati di seconda e terza generazione. Non è il nuovo maggio del sessantotto ma solo un quarantotto studiato a tavolino per creare una situazione caotica ed incontrollabile (il loro sogno). Presidi feriti, scuole date alle fiamme, poliziotti aggrediti e quasi duemila arresti la dicono lunga sulla guerra che questi folli stanno conducendo in Francia. Se per un pugno di voti si vuole ridurre una nazione in queste condizioni, c’è da riflettere sulla pazzia ideologica che pervade certi individui.
Il caso di Piacenza e la sottomissione culturale quotidiana
In Italia la sinistra sta seguendo la stessa strada: mostrarsi accondiscendenti verso la comunità islamica per farsela alleata ed ottenere i voti. Ultimo esempio di sottomissione culturale è avvenuto in questi giorni a Piacenza dove dal 20 ottobre nelle mense scolastiche non verranno più erogati pasti a base di carne di maiale: coppa, lonza, prosciutto cotto. Praticamente nella terra i cui prodotti a base di suino sono un’eccellenza, i salumi vengono banditi per compiacere gli ultimi arrivati, un suicidio identitario.
Come scriveva Houellebecq, la sottomissione può essere discreta, agire per sottrazione, attecchire nei luoghi della quotidianità. Soprattutto, spesso è autosottomissione, adeguamento preventivo ai canoni ed alle usanze, fino ai tabù dell’altro, ancora prima che costui la pretenda. E da qui parte un piccolo ragionamento. È in corso una situazione creata dai soliti noti che tende ad abituare i cittadini a non reagire più, ad accettare ogni imposizione senza che questa possa essere criticata o messa in discussione.
Il controllo del dissenso e l’ideologia dei “soliti noti”
Medici, scrittori e giornalisti di sinistra sono avvezzi all’insulto e allo spregio verso coloro che sono contrari alla loro corrente di pensiero. Non appena chi risponde travalica i margini della normale dialettica (ciò che fanno loro abitualmente), ecco che scattano procedure di diffida e ripicche giudiziarie eseguite da agenzie specializzate nella tutela legale come la Talento Company, che monitora il web a caccia di commenti o affermazioni critiche scritte dagli utenti.
Una volta individuato il post, l’agenzia invia al cittadino una lettera con minaccia di querela per diffamazione aggravata, offrendo contestualmente la possibilità di evitare il procedimento penale versando una somma di denaro a titolo di accordo bonario. Molti utenti, comprensibilmente spaventati da un eventuale iter giudiziario, scelgono di pagare. In questo modo si azzera la libera critica, trasformando la contesa legale in un sistema sistematico per narcotizzare il dissenso, mentre chi muove queste leve continua a esercitare lo sberleffo politico senza remore. Tentano di far capire ai cittadini che convivere con insicurezza e degrado sia la normalità, quasi una giusta punizione per non essersi attivati abbastanza.
Lo svarione del bravo giornalista
Persino Mieli, bravo giornalista e saggista che si occupa con maestria di storia, è caduto nel tranello dei suoi sodali quando ha detto pochi giorni fa che l’integrazione si fa anche imparando l’arabo. Stiamo esondando dalla normalità. È il loro gioco, la loro mentalità ideologica distorta, l’acredine verso gli italiani in generale, lo spregio verso il ceto meno abbiente, l’odio crescente verso l’avversario politico trasformato in nemico da abbattere: è questa la linfa velenosa di cui si nutrono. Ci stanno scavando la fossa ma dovranno lottare per metterci dentro.
Maurice Garin
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