In merito al dibattito scaturito dalle recenti rivelazioni sulla produzione del film Pixar Elio, la nostra realtà esprime una posizione di totale e ferma condanna.
Esprimiamo la nostra assoluta contrarietà a un progetto che, per ammissione degli stessi autori, è nato con l’intento di presentare un protagonista dichiaratamente queer a un pubblico di minori.
La marcia indietro della Pixar
Nonostante i successivi tagli della produzione, riteniamo inaccettabile che l’industria dell’animazione concepisca e promuova prodotti nati con una simile impronta ideologica, confermando una deriva che va fermata immediatamente. Ribadiamo con forza la nostra opposizione di principio alla creazione di qualsiasi materiale cinematografico, editoriale o multimediale rivolto all’infanzia che tratti tematiche legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere.
È assurdo e pericoloso che si tenti di imporre le teorie LGBT ai bambini attraverso cartoni animati che dovrebbero essere innocenti e dedicati a fasce d’età estremamente vulnerabili.
Le insane attenzioni della lobby LGBT sui minori
In questa fase delicata dello sviluppo, l’esposizione a concetti così complessi rischia concretamente di generare confusione sessuale nei più piccoli, interferendo in modo artificiale con un percorso di crescita che deve restare spontaneo e protetto da condizionamenti esterni.
È giunto il momento di dire basta al diffondersi incontrollato di teorie pro-gender che vengono somministrate ai minori senza alcun rispetto per il diritto al contraddittorio di chi contesta queste politiche.
Non possiamo tollerare che i bambini vengano utilizzati come cavie per esperimenti sociali o per quella che il CEO di Pixar, Pete Docter, ha definito una “Stiamo girando un film, non una seduta di terapia da centinaia di milioni di dollari”.
Salvi, per ora, i bambini
L’intrattenimento infantile non può e non deve essere il braccio armato di lobby o di chi, per conformismo, moda o calcolo politico, si finge buonista a spese dell’innocenza dei nostri figli. Chiediamo che la scoperta della sessualità resti un percorso naturale e privato, lontano dalle pressioni ideologiche e dalle strategie di marketing di multinazionali che mirano a scardinare il ruolo educativo della famiglia.
Difendere i confini dell’infanzia significa garantire ai bambini il diritto di restare tali il più a lungo possibile, liberi da messaggi precoci e divisivi che nulla hanno a che fare con la magia della fantasia e del gioco. Non faremo un passo indietro di fronte a chiunque tenti di trasformare l’animazione in uno strumento di indottrinamento politico e sociale.
Giustino D’Uva
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