La visita di Trump in Cina ha riportato agli onori delle cronache la questione di Taiwan, isola nell’area di influenza statunitense che la Cina vorrebbe ricondurre sotto il proprio controllo. Occasione per riempire le trasmissioni televisive con interventi improbabili, tra cui è spiccato quello del matematico/tuttologo Piergiorgio Odifreddi, invitato da Parenzo a “L’aria che tira”. Il professore, parlando di Taiwan, ha affermato: “…un’analogo di quello che sarebbe la Repubblica di Salò…erano i fascisti nord cinesi… che hanno fatto un’enclave e continuano ad essere lì da 80 anni… una situazione anacronistica, non ha nessun senso… certo a noi serve perché ormai è diventato uno degli hub tecnologici… però questo non è un motivo per permettergli di esistere…”
È sempre azzardato fare paralleli storici tra situazioni distanti nel tempo e nello spazio, tanto più se si ha il vizio di buttarla in caciara, appiccicando l’etichetta di “fascista” a tutto ciò che non è allineato con i propri orizzonti ideologici.
Il Kuomintang
Un brevissimo excursus storico potrà essere utile. Il Kuomintang è un partito politico nazionalista fondato nel 1904 da Sun Yat Sen, basandosi sui Tre Principi del Popolo: 1) l’indipendenza nazionale, con la relativa espulsione degli occupanti stranieri; 2) il Potere del popolo, cioè la democrazia; 3) il Benessere del popolo, da raggiungere per mezzo di una profonda riforma agraria. Alla morte di Sun Yat Sen, nel 1925, il generale Chiang Kai Shek assunse la guida del partito.
Nel 1932, all’interno del Kuomintang, nacque la Società delle Camicie Azzurre, movimento politico che, al pari di tanti altri in ogni parte del mondo, si ispirava al fascismo. L’Italia mussoliniana ebbe molti estimatori in Cina, grazie all’opera di propaganda svolta dal Console Galeazzo Ciano negli anni dal 1930 al 1933, a proficui rapporti commerciali con Roma, al contributo di Attilio Lavagna nell’organizzazione del Ministero della Giustizia e nella stesura del nuovo Codice Penale cinese, al supporto di Guglielmo Marconi nella realizzazione di collegamenti radio, e a diversi altri fattori.
Dedizione, Sacrificio e Lealtà patrimonio cinese delle camicie azzurre
Tuttavia le analogie delle Camicie Azzurre con il fascismo si limitavano al progetto di militarizzazione della società, al contrasto all’individualismo e al liberalismo, oltre che ad altri aspetti minori, quale, appunto, l’uso della camicia colorata ad identificare i militanti. Come illustra la storica Maria Hsia Chang, autrice del saggio “Fascism and modern China”, il movimento delle camicie azzurre non si ispirava tanto alla dottrina del fascismo, quanto alla sua prassi, alla sua capacità di mobilitazione delle masse, di trasformare il pensiero in azione rivoluzionaria. Le stesse cose che le camicie azzurre riconoscevano alla Germania nazionalsocialista, ai Giovani Turchi di Kemal Ataturk e finanche, pur essendo anticomuniste, alla Russia bolscevica.
Chang Kai Shek sottolineò che dedizione, sacrificio e lealtà non sono virtù esclusive del fascismo ma anche patrimonio della tradizione cinese. Secondo Sergio Pessot, autore del saggio “Fascismi nel mondo”, non si può sostenere che le camicie azzurre “possedessero tutte le caratteristiche di un vero movimento fascista”, in ciò concordando con Hsia Chang. Il tema è piuttosto complesso e meriterebbe ben altro spazio.
Va tuttavia ricordato che le Camicie Azzurre furono sciolte dallo stesso Chiang Kai Shek nel 1938, probabilmente a causa dei sempre più stretti rapporti di Roma con il Giappone, che raffreddarono le simpatie dei nazionalisti cinesi verso il fascismo. Il Kuomintang continuò ad esistere, fu protagonista di una guerra civile contro i comunisti e i suoi membri, dopo la sconfitta nel 1949, furono costretti a ritirarsi nell’isola di Taiwan, dove costituirono uno Stato nazionalista.
Il Kuomintang partito conservatore
Il Kuomintang ha governato l’isola fino al 2000, anno in cui fu battuto alle elezioni dal Partito Progressista Democratico, fondato nel 1986, membro dell’Internazionale Liberale e sostenitore della tutela dei diritti umani e di un’identità nazionale distinta da quella cinese.
Oggi il Kuomintang è il secondo partito di Taiwan, non la governa dal 2016 (come non l’ha governata nel periodo dal 2000 al 2008), negli anni è diventato un partito conservatore che appartiene all’Unione Democratica Internazionale (di cui fa parte, tra gli altri, anche il Partito Repubblicano statunitense).
Insomma, Taiwan è qualcosa di sideralmente diverso dalla Repubblica Sociale Italiana (la “Repubblica di Salò” non è mai esistita…) e negli ultimi 80 anni, a cui fa riferimento Odifreddi, è cambiata molto.
C’è un’altra Cina dove, invece, dal 1949 al governo è rimasto ininterrottamente lo stesso partito. Ed è la Repubblica Popolare Cinese, la Cina comunista. Su cui il professore, stranamente, non trova nulla di ridire. Tanto meno le parole incommentabili: “non è un motivo per permettergli di esistere”. Perché si sa, per i comunisti possono esistere solo i comunisti.
Raffaele Amato
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