A incupire l’atmosfera natalizia ci ha pensato la nostra ineffabile magistratura con tre sentenze, su temi tra loro solo apparentemente lontani, cha ha ulteriormente ridotto la nostra fiducia, già assai limitata, nei riguardi dei signori in toga.
Iniziamo con una sentenza che tocca direttamente il nostro mondo: la conferma, da parte della Corte d’Appello di Milano, della condanna per 12 militanti di destra per i saluti romani nella commemorazione annuale del martirio di Sergio Ramelli, assassinato da attivisti criminali di Avanguardia Operaia. Da notare che la Corte di Cassazione ha più volte dichiarato la non punibilità di quel gesto. Invece per i giudici milanesi quei saluti romani rappresentano “un pericolo per l’ordinamento costituzionale”. In cosa consista quel pericolo non viene specificato.
Che la nostra Costituzione sia “nata dalla Resistenza” e sia “antifascista” è diventato un mantra, una sorta di formula magica di tutti coloro (liberal, cattolici di sinistra, progressisti, comunisti) che vorrebbero tappare la bocca a chi cerca di non farsi opprimere dalla vulgata corrente e dalle sue menzogne storiche e politiche. In realtà nella Costituzione non c’è alcun accenno alla Resistenza e nemmeno al Fascismo, fatto salvo quanto indicato dalla XII Disposizione transitoria e finale circa la ricostituzione del Partito Fascista ma, attenzione, di “quel” Partito Fascista, tanto è vero che l’indimenticato Giorgio Pisanò poté presentarsi tranquillamente, e molte volte, alle elezioni con la sua lista “Fascismo e Libertà” ottenendo voti e anche seggi.
Poi, vi è da ricordare come quella stessa, famigerata XII Disposizione si autodefinisca “transitoria” e infatti avrebbe dovuto avere la stessa durata delle sanzioni circa l’esercizio attivo e passivo del diritto di elettorato da parte dei vertici fascisti: 5 anni. Invece, dopo ottant’anni, è ancora lì, assieme alle successive, liberticide leggi Scelba e Mancino.
L’accanimento persecutorio della magistratura milanese, ma non solo, contro coloro che vogliono commemorare i propri camerati assassinati con gesti coerenti con i valori e gli ideali creduti e affermati è ormai una costante nel tempo, nonostante i pronunciamenti della Cassazione. Vedremo come andrà a finire anche questa volta. Ci sia concessa una piccola consolazione: nella richiesta di condanna della sostituta PG si sostiene, riguardo alla “pericolosità” delle manifestazioni di ricordo dei caduti, che queste “trovano un terreno sempre più fertile”. Un’astiosa ammissione dei togati antifascisti: in effetti ogni anno sono sempre di più le persone, ormai migliaia, che, a Milano come a Roma e in altre località, partecipano a queste commemorazioni dei caduti.
Un’altra sentenza che ha destato indignazione in molti, anche al di fuori della politica, è stata quella della Corte d’Appello dell’Aquila che ha validato la terribile decisione della magistratura minorile, in combutta con le assistenti sociali (ci siamo già dimenticati di Bibbiano e del Forteto?), di sequestrare i tre bimbi della famiglia Trevaillon sottraendoli alla loro famiglia e alla loro “casa nel bosco” per deportarli e rinchiuderli in una cosiddetta “casa protetta” (sostanzialmente un luogo di detenzione di cui nulla sappiamo) dove la madre può incontrarli solo a orari limitati.
Le motivazioni del kidnapping, già smentite dai fatti e pretestuose, spaziavano dal “disagio” di una vita in un casolare che presentava le stesse caratteristiche di quelle delle case rurali dei nostri nonni, ma che consentiva una vicinanza alla natura perseguita dalle idee della famiglia, alla scuola parentale che non piace a uno stato totalitario che esige e impone la scuola pubblica con classi con infanti stranieri che rallentano o impediscono l’apprendimento, con l’esaltazione multirazziale della insopportabile “inclusione”, con la sua propaganda omo-trans-genderista all’insaputa dei genitori, con la censura del Natale, delle sue canzoncine e del presepe, con l’apprendimento obbligatorio dell’oscena “Bella Ciao”.
Una scuola pubblica che, persino alle medie, vieta la bocciatura rendendo arduo un’efficace istruzione. Emblematica, quale disvelamento dell’ideologia psico-socio-collettivistica di vago sapore orwelliano dell’accoppiata giudici-assistenti sociali, l’accusa di “mancanza di socializzazione” che, nell’idea di costoro, significa omologazione al conformismo, alle idee mainstream, al “così fan tutti”, al cosiddetto “rispetto delle differenze”, a quanto imposto dalla pedagogia (o anti-pedagogia?) progressista.
E’ l’ideologia pol-pottiana de “la famiglia non esiste, i bimbi sono dello stato e non dei genitori”. E così abbiamo sentito la cosiddetta “tutor” dei minori sequestrati lamentarsi perché i bimbi, di cui due di 6 anni, “non sapessero scrivere”, come se i loro coetanei della scuola pubblica lo sapessero fare, e persino accuse ridicole di “scarsa igiene”. Ma è poi vero? E lecito esprimere qualche dubbio su questa e su altre affermazioni delle assistenti sociali? Scrive Silvana De Mari su LaVerità: “Cominciamo a stabilire, senza tema di denunce per diffamazione, che nei casi conosciuti come il Forteto, la Bassa Modenese e Bibbiano è successo che assistenti sociali abbiano mentito”.
Per decisione dei giudici, la famiglia rimarrà separata. Eppure, dopo le prime esitazioni dovute a incomprensioni linguistico-culturali, la famiglia Trevallion ha assunto, obbligata dal ricatto del non rivedere più i figli, un atteggiamento necessariamente arrendevole nei confronti dello stato sequestratore: i nuovi avvocati “difensori” sono morbidissimi e collaborazionisti, la casa nel bosco verrà ristrutturata, accettato il diktat vaccinaro per i bimbi che, ultimo oltraggio, dovranno essere “istruiti” a casa da un’insegnate ovviamente scelta e nominata dal Potere, una nuova signorina Rottenmeier che insegnerà ai poveri “bimbi del bosco” a socializzare con coetanei “civilizzati” che parlano solo di videogiochi e non sanno la differenza tra una pecora e un’oca. Una resa quasi totale.
Eppure tutto ciò non basta ai giudici e agli assistenti sociali: vogliono l’umiliazione dei genitori, la resa totale, l’auto-da-fé, vogliono lanciare un avvertimento minaccioso a chi crede ancora nella libertà d’educazione, nella scuola parentale, nella libertà degli stili di vita, nell’assoluta, non negoziabile supremazia della famiglia sullo stato.
Quindi, a quel che oggi si può prevedere e salvo auspicabili, diverse deliberazioni, nel prossime ore, dei giudici minorili, la famiglia non si riunirà a Natale: i bimbi rimarranno in detenzione, la madre potrà vederli a ore prefissate e per un tempo limitato. Il padre dovrà rimanere fuori. Offriranno una fetta di panettone nella cosiddetta “casa famiglia”? C’è un presepe o almeno un misero alberello di Natale? E’ ammessa almeno una benedizione natalizia, se non una Santa Messa?
D’altronde, l’ideologia che, con tutta evidenza, ha ispirato le decisioni contro i coniugi Trevallion e i loro bambini, è ostile alla famiglia, laicista, sospettosa verso ogni forma di credenza “forte” (salvo quella psico-statalista). Il Santo Natale, che è per definizione la festa maggiore della famiglia, anzi, della Sacra Famiglia, non è, per i fautori di questa ideologia, un valore. Probabilmente, per costoro, il Santo Natale è solo un inutile orpello consumistico e quindi l’esigenza di una famiglia riunita per questa festività è puro sentimentalismo, “familismo” e “patriarcato”.
Le reazioni a questa sentenza e contro il sequestro sono state, da parte della Destra politica e sociale tutta, deboli, troppo beneducate e inefficaci. Qualche dichiarazione un po’ indignata, ma non troppo. Eppure, nonostante l’accanimento martellante e falsificante contro la “famiglia nel bosco” da parte delle televisioni tutte (tutte!) l’opinione pubblica è in stragrande maggioranza contraria a questo, e ad altri, rapimenti di bimbi da parte dello Stato-orco. Avremmo voluto che una vera Destra organizzasse una mobilitazione di massa contro queste ignominie. Avremmo voluto un “passaggio al bosco” di popolo. Così non è stato. Ce lo ricorderemo.
La terza sentenza riguarda una condanna contro il settimanale Panorama e il suo direttore Maurizio Belpietro. La colpa: aver pubblicato un documentatissimo articolo del bravo Fausto Biloslavo che svelava i maneggi e le modalità d’azione delle Ong che, con la scusa di “salvare” i cosiddetti “migranti”, trasbordano, accordandosi con i mercanti d’uomini, orde di africani dalle coste della Libia ai porti italiani. Nella copertina che preannunciava l’articolo, questi presunti “filantropi” venivano definiti (senza peraltro citare le Ong coinvolte): “nuovi pirati”.
Le Ong miliardarie (non le elenco, mi disgusterebbe), scopertesi improvvisamente ipersensibili e permalose, hanno citato in giudizio Belpietro per “diffamazione”. E un giudice ha dato loro ragione, condannando il direttore a un risarcimento a pioggia per le Ong per un totale di 80.000 euri. E ciò nonostante che i caporioni immigrazionisti, come Carola Rackete, Beppe Caccia, Luca Casarini si siano innumerevoli volte vantati di aver disobbedito alle leggi italiane e alle ingiunzioni della Guardia Costiera libica in nome di una indimostrata applicazione di una presunta “legge del mare”. Quindi perché non dovrebbe essere lecito definire “pirati” coloro che non obbediscono alle leggi dello Stato? E ci dimentichiamo il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di cui queste Ong sono state spesso accusate?
Tra l’altro Fausto Biloslavo, grande esperto del fenomeno dell’immigrazione, è l’autore, assieme a Matteo Carnieletto, di un ottimo saggio: Talebani dell’accoglienza, edito da Signs Book e ripubblicato di recente da LaVerità e Panorama, su questo flagello della nostra epoca che mina il nostro futuro, la nostra sopravvivenza etnica, la nostra civiltà, il nostro ordine sociale e quello pubblico, la nostra cultura e la nostra religione. Di questo testo ne abbiamo anche parlato proprio su questo sito: https://www.2dipicche.news/talebani-dellaccoglienza/.
Poi, se vogliamo appellarci a un principio di diritto naturale, possiamo tranquillamente affermare che chi entra fraudolentemente e non invitato in casa d’altri è un invasore. Quindi è un delinquente. E allora, come definire chi aiuta i delinquenti, li supporta, li difende, addirittura li esalta? A voi la risposta. Altro che pirati.
*****
Queste sconcertanti sentenze, ma avremmo potuto citarne altre, sono certamente inscrivibili in un ipotetico “mondo al contrario” evocato da Vannacci. Molti invocano la riforma della giustizia da poco approvata come risolutrice, almeno in buona parte, dei problemi della magistratura. Noi non lo crediamo. Certo voteremo, al prossimo referendum, doverosamente e convintamente “sì”. Ma non crediamo che la situazione migliorerà di molto. Anche con la separazione delle carriere i pubblici ministeri continueranno a pranzare con i giudici, a vedersi ai convegni, ad accordarsi sulle decisioni, a sentirsi parte della stessa casta intoccabile. Il sorteggio diminuirà di poco il problema delle correnti.
Perché il problema non è la Magistratura in astratto, o la sua organizzazione o la sua governance. Il problema sono i magistrati. Una leggenda metropolitana, che risale agli anni ’50 e ’60, narra che Palmiro Togliatti raccomandasse ai capi-sezione del PCI di invitare gli iscritti a iscrivere i loro figli alla facoltà di Giurisprudenza e poi avviarli alla carriera di magistrato.
Se non è vera, è veritiera. Nel senso che con una strategia di lungo periodo la sinistra, marxista prima, liberal e decostruzionista poi, ha conquistato anche la casamatta della magistratura, oltre alle altre: giornali, televisioni, scuole, università, case editrici, premi letterari, associazionismo di vario genere. Ed è la casamatta più importante perché la magistratura rappresenta di fatto, non solo con la Corte Costituzionale, il decisore di ultima istanza in grado, lo abbiamo visto molte volte, di umiliare e sottomettere anche il Parlamento, espressione della volontà popolare, che dovrebbe essere sovrana.
E mi suona bizzarra l’affermazione di alcuni nel centro-destra riguardo a una presunta “minoranza politicizzata della magistratura”.No, cari amici, la sinistra non è una minoranza dei magistrati: è la maggioranza, basta vedere i risultati alle elezioni del CSM. Sul totale, Magistratura indipendente, corrente supposta “conservatrice”, è in minoranza. Che poi conservatrice non è. L’attuale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, è espressione proprio di questa corrente, ma si sta distinguendo per attivismo contro il governo di centrodestra e le sue deliberazioni, non solo quelle sulla riforma della magistratura. Per restare in argomento, l’ANM è intervenuta a gamba tesa, e con toni accesissimi, in difesa dei magistrati che hanno deciso il sequestro dei poveri bimbi della “casa nel bosco”.
E allora dobbiamo rassegnarci, da qui all’eternità, a questa “dittatura dei giudici” che opprime e svilisce la volontà popolare? Certo che no. Ma, come riguardo ad altre “casematte” della società civile, asservite all’egemonia culturale gramsciana, la costruzione di una contro-egemonia che preveda la “liberazione” della magistratura dovrà dotarsi di una strategia di lungo periodo, paziente e intelligente. Il problema è che purtroppo, allo stato, non intravvediamo nella Destra di governo né la cultura, né la volontà, e neppure, non ce ne voglia nessuno, l’intelligenza e la pazienza per farlo.
Antonio de Felip
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