Ripercorrendo con agile sguardo retrospettivo le fasi del lungo e cruciale percorso apertosi nel segno dei fervidi auspici dell’aggiornamento giovanneo e dei voti ambigui della nouvelle theologie, si potranno intendere le proporzioni dello sconquasso recato alla cattolicità dalla dirompenza di un moto ereticale ben più aggressivo di quello smascherato e proscritto da san Pio X.
Dietro le ingannevoli vetrine colorate del pluralismo ideologico, serpeggia la perfida insinuazione a tradire la Verità nel ricatto delle falsificazioni relativizzanti, imposte dalla premeditata idolatria del “dialogo” e dirette a garantire una immediata convalidazione maggioritaria delle opinioni care ai potenti e ai prepotenti di turno.
All’attuale squallore si è pervenuti tramite il preventivo annacquamento della fede in un mediocre abito sentimentalistico che, respingendo ogni criterio veritativo, aspira a superare le antiche divisioni religiose in funzione della preconizzata unificazione conciliare e massonica del genere umano.
Nel clima delle attese avveniristiche inopportunamente fomentate dallo “spirito del Concilio”, si determinava sempre più palesemente, da parte dei vertici della Chiesa, la volontà di dismettere la precisione del linguaggio definitorio, atto, per sua specifica essenza, alla formulazione dei dogmi e alla relativa condanna degli errori che vi si oppongono.
A ciò fa da corollario la dislocazione del Cattolicesimo dal suo tradizionale asse teocentrico al livello di un generico solidarismo, abilmente manovrato dagli agenti di un progetto planetario, che reca, con crescente è accentuata evidenza, i segni della dominazione anticristica.
Se la coraggiosa opera culturale e militante di Agostino Sanfratello (1938 – 2024) sottende preliminarmente una esplicita relazione polemica con il particolare contesto sopra rievocato, occorre precisare che essa si pone al di là delle sue pur gravi espressioni contingenti, proponendosi come puntuale disamina confutatoria della modernità e dei suoi coerenti sviluppi secolaristici.
In altri termini, la virulenta apostasia che ha coinvolto la vita della Chiesa, racchiude, per Sanfratello, gli esiti estremi ed esiziali di un processo plurisecolare, originariamente connotato da un tendenziale habitus anti-metafisico e articolato mediante il progressivo autonomizzarsi della scienza dalla Fede, della natura dalla Grazia, della creatura dal Creatore.
L’analisi dei rilevanti aspetti problematici relativi alle “culture di Babilonia” percorre e congiunge i temi dei due brevi saggi pubblicati dalla Editoriale Il Giglio di Napoli nel volume “Sui diritti dell’uomo…Polis Antipolis”, edito per onorare il proficuo impegno dello studioso e del credente, poco dopo la conclusione del suo pellegrinaggio terreno; e sarebbe gravemente erroneo pensare che il loro pregio formale e contenutistico possa ritenersi sminuito dalla sua personale scelta di riservare all’elaborazione scritta del proprio pensiero una parte quantitativamente esigua di un operato degno della più alta considerazione.
Sebbene il pensiero moderno sia qualificato da una notevole unitarietà, non contradetta dalle sue differenti angolazioni teoretiche, in esso si accumulano e si scontano gli effetti di una radicale antinomia, conseguente alla ricusa del valore conoscitivo e regolativo dello statuto onto-metafisico del creato.
Alla negazione dei fondamenti del teocentrismo, segue la ricerca di vani e fittizi surrogati a-teistici, che condannano la filosofia a fluttuare penosamente tra i gorghi vorticosi del nichilismo.
Il primo degli scritti sopra citati, composti – come precisano i curatori del volume – “tra il 1982 e il 1983, per la Facoltà di Scienze Politiche nella Università degli Studi di Roma”, lo studioso piacentino dimostra come la corrente e vaga nozione di “diritto” sia intorbidata da insidiosi e intempestivi ideologismi; le conseguenze di queste indebite e ingiustificabili sovrapposizioni interpretative devono preventivamente ricercarsi nel duplice intento di dissociare il diritto dalla tradizionale idea normativa di giustizia e di immiserirlo a vile componente di supporto della schiavizzazione progressistica e democratica.
Il Professor Sanfratello riconduce lo stravolgimento concettuale subito dal termine in esame agli equivoci assunti dell’antropologia moderna, tesa ad esorcizzare il centrale rilievo ontologico di una natura umana oggettiva, universalmente definibile in rapporto alla costituzione finalistica conferitale da Dio creatore.
Riducendo la realtà essenziale dell’uomo a pura astrazione analitica, o risolvendola, in base agli sviluppi marxistici della predetta antropologia, nella totalità diveniente delle classi sociali e dei loro rapporti di produzione e di scambio, ne consegue che il tentativo di una fondazione filosofica dei diritti umani appare fatalmente frustrato.
Sulla falsa riga di tale diagnosi realistica, condotta con la perizia del pensatore di vaglia, Agostino Sanfratello demolisce il sistema delle falsificazioni convenute, che si premurano di celare la scientifica disumanità dei genocidi giacobini e comunisti dietro lo schermo delle omissioni ammiccanti o delle tacite giustificazioni.
La violenza malamente camuffata dalle propensioni assolutorie degli apologeti dei lumi fumiganti, è inscritta nei trascorsi della veemente e funerea passione egualitaria; alle sue convulse manifestazioni si collega il progetto di espungere la dipendenza creaturale dell’uomo dal preveniente Amore divino, facilitandone in tal modo la brutale soggezione ad una cupa terrestrità, inesorabilmente regolata dai meccanismi della materia in continua evoluzione: talché gli atroci delitti addebitabili alle tumorali proliferazioni del democratismo, lungi dal prospettarsi come imprevisto tradimento delle sue basi ideologiche, ne incarnano la lucida e spietata applicazione.
Nel saggio “Polis e antipolis” Sanfratello esplicita il nucleo essenziale dell’utopia, prescindendo dal molteplice configurarsi delle sue modalità di proiezione storica e risalendo ai caratteri comuni che permettono di riconoscervi il senso di espressione rappresentativa della mentalità moderna.
Su ogni realtà data, posta in relazione alla logica con l’opera creatrice di Dio, aleggia la tremenda accusa di perpetuare i legami alienanti di un mondo statico e oppressivo; il consapevole radicamento nel costume ereditato dalla tradizione, dalla religione e dalla famiglia, è pertanto bandito in ossequio alle esigenze di una rigorosa progettazione utopistica che, curando con maniacale scrupolosità ogni aspetto della vita, ricorre al visionario ottimismo di suggestioni ricavate da una scienza oltremodo sospetta per esser reputata seriamente plausibile.
L’Autore addita il delirio anti-cosmico come lo scenario occultamente sotteso alla definitiva consunzione della realtà umana e naturale nel rogo di una ri-creazione gnostica, cogliendovi la dimensione più propria dell’utopismo moderno, che nei sistemi prefigurati da un Deschamps o da un Fourier trova una delle sue più sinistre ed emblematiche esemplificazioni.
Alla luce di questa prospettiva, le coperture “scientifiche” avventatamente esibite dal marxismo mal si prestano ad occultarne la radicale carica utopistica che, conferendo unità sistematica agli elementi sparsi della sovversione borghese, annulla la libertà umana in una dialettica assolutizzante la funzione della materia e delle sue trasformazioni.
Svelando l’ineliminabile contraddittorietà delle posizioni immanentistiche, negatrici del primato dell’esse sull’agere, Sanfratello si conferma valoroso interprete e prosecutore di una tradizione culturale intesa e vissuta ad majorem Dei gloriam.
Alla sua figura di invitto miles Christi, che ha sfidato senza compromessi il persistente attacco satanico alla famiglia e alla vita, va la cordiale riconoscenza dei cattolici intransigenti, fiduciosi che, come ha scritto la signora Jacqueline Amidi Sanfratello, l’Altissimo lo abbia accolto “nella gioia e nella gloria eterna”.
Paolo Rizza







































































