Facciamo prima viaggiare indietro le lancette del tempo fino al 1986, durante la trasmissione Fantastico 7. Nel corso di una puntata, un allora rampante comico genovese in ascesa, Beppe Grillo (poi fondatore del Movimento 5 Stelle), inventò una battuta che gli costò l’allontanamento dai programmi RAI per vari anni. Immaginando una telefonata tra Claudio Martelli e il primo ministro Bettino Craxi, in quei giorni in visita al governo cinese, la domanda del primo al premier era: “Quanti sono i cinesi?”. La risposta fu: “Un miliardo”. “Ma se sono tutti socialisti, allora a chi rubano?”. Craxi la prese decisamente male ed epurò Grillo dalla televisione di Stato.
Passano i tempi, ma certe tradizioni restano. Il governo spagnolo di Pedro Sánchez ne è un reale esempio di malgoverno, nonostante la pasionaria Elly Schlein lo citi spesso come un modello da seguire. Attorno al premier socialista spagnolo si è infatti intessuto un fitto reticolo di procedimenti giudiziari che coinvolgono familiari, ex ministri, dirigenti del PSOE e persino l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero.
Il caso Koldo e le mascherine d’oro
Il primo grande filone è il “caso Koldo”, un’inchiesta su presunte tangenti e appalti irregolari legati all’acquisto di mascherine durante la pandemia. Qui la magistratura si è mossa con decisione; da noi, invece, resta silente, così come l’avvocato del popolo che fugge da ogni confronto e rifiuta di essere audito in quanto membro della commissione Covid (ma che caso!). Al centro dell’indagine spagnola è finito il braccio destro di Sánchez, l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, condannato in questi giorni a 24 anni e 3 mesi di reclusione (se ammazzava qualcuno prendeva meno) per associazione a delinquere, corruzione e altri reati, insieme al suo collaboratore Koldo García, che invece ha totalizzato 19 anni e 6 mesi.
Per ora è stata stralciata la posizione dell’imprenditore Víctor de Aldama, favorito dal “gatto” e dalla “volpe” spagnoli, i quali si sono intascati centinaia di migliaia di euro per agevolare le forniture anti-Covid. Parallelamente continua il filone legato alla rete “Hirurok”, in cui compare l’ex militante socialista María Leire Díez Castro. I magistrati ipotizzano tentativi di manipolare le procedure amministrative e di interferire nelle indagini sensibili per il partito. La Guardia Civil ha persino perquisito la sede centrale del Partito Socialista: un’immagine veramente stupenda.
Affari di famiglia e l’ombra di Zapatero
Poi ci sono gli affari di famiglia, vuoi mettere? La moglie di Sánchez, Begoña Gómez, è indagata per traffico di influenze, corruzione negli affari e malversazione, tutto relativo alla gestione di una cattedra universitaria. Per non farsi mancare nulla in casa, ecco anche il fratellino David Sánchez, che finirà a processo per irregolarità nella creazione di un incarico culturale pubblico in Estremadura. Sul piano istituzionale pesa, e non poco, il caso del Procuratore generale dello Stato, Álvaro García Ortiz, nominato dal governo Sánchez e condannato all’interdizione dai pubblici uffici per rivelazione di segreti.
La ciliegina sulla torta è però la vicenda che coinvolge l’ex premier socialista Zapatero. L’Audiencia Nacional lo indaga per traffico d’influenze e falso documentale nell’ambito del controverso salvataggio pubblico da 53 milioni di euro della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia. Nel suo ufficio sono stati sequestrati gioielli, orologi di lusso e documenti compromettenti (pure un po’ pirla, direi). È l’esemplificazione di un quadro desolante e miserrimo.
Nonostante ciò, il premier iberico, invece di leccarsi le ferite e riflettere su eventuali dimissioni e sullo scioglimento del governo, ha estratto dal cilindro magico delle fesserie in dotazione a tutte le sinistre europee una maxi sanatoria per regolarizzare 500 mila migranti presenti in Spagna. Una volta regolarizzati, costoro potranno muoversi in tutti i paesi dell’Unione Europea per arricchirci culturalmente e, soprattutto, alzare il livello di criminalità. Il problema dei socialisti, dopotutto, è che prima o poi i soldi degli altri finiscono (come diceva Margaret Thatcher). E anche la pazienza, direi.
Maurice Garin
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