Nei giorni in cui le firme per la proposta di legge sulla Remigrazione vengono ufficialmente presentate, assistiamo ad un concerto di starnazzi e grugniti degni dei peggiori zoo, provenienti dagli ambienti antifascisti (che, ci si consenta la battuta, sono pure più sporchi degli zoo).
Fanatismo contro ragione
Un dibattito costruttivo sulla proposta è sempre ben accetto anche con chi non è d’accordo, in quanto i diversi punti di vista aiutano sia a migliorare che a trovare punti in comune, se ben argomentati.
Con la questione remigrazione questa idea si è rivelata utopica, mostrando come sempre il fanatismo di certuni che contestano con argomenti campati per aria e senza ragionamenti.
Inoltre, si dimostra come la proposta non è stata minimamente né letta né compresa, proprio da coloro che a destra e a manca dispensano attestati di “analfabeta funzionale”, locuzione che è diventata ormai il marchio dei deficienti che vogliono darsi un tono da intellettuali ma sembrano bambini che quando imparano una parola la ripetono in continuazione per far vedere quanto sono bravi.
Alcuni esempi di contro argomentazioni farlocche.
Chi raccoglie i pomodori per pochi spicci?
È la domanda che gli antirazzisti pongono, senza pudore e senza nemmeno intelligenza, in quanto palesemente sdoganano il neoschiavismo figlio del moderno capitale di cui essi sono servi più o meno inconsapevoli. La Remigrazione vuol dire deportazione, altro termine volutamente reinterpretato per fare astrusi collegamenti con fatti del passato che nulla c’entrano con la proposta stessa.
Anche gli italiani delinquono, remigriamo anche loro? Posto che il 9% di stranieri residenti, senza contare quelli con cittadinanza acquisita o ereditata, commettono oltre un terzo dei reati, proprio perché abbiamo tanta delinquenza nostrana non possiamo accolarci quella allogena, creando problemi di sovraffollamento delle carceri e di degrado in strada; dove dovremmo mandare gli italiani che delinquono, ci chiediamo poi. Il governo attuale non ha fatto nulla, sostengono. Questo è vero, ed abbiamo avuto modo di contestarlo, infatti nel progetto Remigrazione i partiti di governo non sono minimamente coinvolti.
La Remigrazione è inattuabile, costa ed è incostituzionale
Basterebbe leggerla per capire che non è così, non viola nessuna Costituzione, salvo l’interpretazione fantasiosa e a tratti delirante che ne viene data dagli antifascisti più fanatici. Inoltre, quand’anche fosse inattuabile, ci chiediamo come mai allora si sprechino così tanto tempo ed energie per fermarla. La Remigrazione è razzista. Altro termine ormai estraniato dal significato originario, che viene via via esteso anche a pensieri che razzisti non sono. La remigrazione non si basa sul concetto razziale, nel senso etimologico del termine, ma su quello di cittadinanza e di cultura. Non esiste nessuna caccia al nero o allo zingaro.
L’inversione a U dei dem
Bisognerebbe pensare invece agli italiani che emigrano, si sostiene. Infatti, proprio perché non c’è spazio, la Remigrazione è più che mai necessaria. Oltre a questo, tuttavia, fa sorridere che ora gli antifascisti si interessino così tanto della fuga all’estero dei giovani, e dei meno giovani, proprio loro che fino a pochi anni fa fomentavano questo fenomeno perché “bisogna uscire dall’orticello, essere cittadini del mondo”, proprio loro che si vergognavano del loro Stato di appartenenza (per la cronaca, quello creato dai loro nonni tra il 25 aprile e il 2 giugno) e non vedevano l’ora di fare le valigie, proprio loro che guardavano con aria di superiorità chi restava nell’Italia bigotta e retrograda.
Miracolo di San Gennaro, ora si riscoprono le radici, a cui vogliamo aggiungere anche quelle di gente che italiana non è e non lo sarà mai.
Ed infine il classico “remigriamo I fascisti”, perché se è vero che il progetto viene da movimenti che hanno un certo retaggio, la Remigrazione è un’esigenza popolare e nazionale, non un costrutto ideologico.
Definire la Remigrazione come fascista è tendenzialmente errato, oltre che stupido.
Mille e poi mille sono i deliri degli antifascisti contro il progetto. E il fatto che siano arrabbiati e preoccupati dimostra che siamo sulla strada giusta. Perché se l’antifascismo è un cancro, il patriottismo è la cura!
Lorenzo Gentile
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