Presentata nei giorni scorsi la riforma della Difesa con un disegno di legge denominato Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare.
Tale disegno di legge prevede un aumento dell’organico delle Forze Armate, ovvero nei prossimi due anni dovranno entrare in servizio cinquemila soldati in più, mentre entro il 2033 l’aumento dovrebbe arrivare a circa 40mila unità, passando da 160.000 a 200.000 effettivi.
In attesa di 40.000 effettivi
La prima parte della riforma dovrebbe essere presentata entro gli inizi di luglio al Consiglio dei ministri tramite un disegno di legge, mentre l’ampiamento a 40mila unità sarà discussa più avanti.
La riforma dell’Esercito italiano si pone in un contesto geopolitico con la propensione di tutta la comunità europea al riarmamento.
Nella parte del disegno dedicata alle Disposizioni in materia di personale militare, sono prospettati tre tipi di riserva militare: la riserva operativa, composta da militari per lo più in congedo al fine di disporre di un adeguato numero di personale addestrato e prontamente impiegabile, per supportare ed integrare e e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, sia in tempo di guerra che in tempo di pace la riserva volontaria specialistica, con un personale in possesso di peculiari competenze professionali.
La riserva territoriale ovvero del personale radicato sul territorio composta da normali cittadini con licenza media cittadinanza italiana ed una età compresa tra i 25 ed i 35 anni, con una ferma di 12 mesi prorogabile per altri 12 mesi rapidamente impiegabile, specialmente a fronte di emergenze o calamità specialmente nella propria regione di competenza, e a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate e delle Forze di polizia.
L’argent fait la guerre
Il punto debole della riforma riguarda le coperture e gli investimenti, in quanto l’Italia – grazie al Cielo – non ha aderito ai prestiti del fondo SAFE (Azione per la sicurezza in Europa), lo strumento dell’UE che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri dell’UE ad incrementare gli investimenti nella sezione della difesa.
Insomma, non si tratta di una vera e propria reintroduzione della ferma come in passato, ma di incremento del numero degli effettivi su base volontaria e secondo delle determinate competenze, volte ad affiancare i soldati di carriera.
Paolo Ornaghi
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