I simboli della giustizia e la fiducia civile
Ci sono decisioni giudiziarie che non esauriscono i loro effetti nelle aule dei tribunali. Diventano simboli. Non perché cambino il diritto, ma perché incidono sul rapporto, già fragile, tra i cittadini e le istituzioni.
La decisione del Tribunale di Milano di concedere gli arresti domiciliari al giovane coinvolto nella morte del vicebrigadiere Francesco Imprezzabile appartiene a questa categoria.
Sarà una decisione tecnicamente ineccepibile. Sarà stata adottata nel rigoroso rispetto delle norme, ma la giustizia non vive soltanto di codici: vive anche della fiducia che riesce a suscitare.
Perdita di fiducia
Ed è proprio questa fiducia che sembra consumarsi, episodio dopo episodio. Non si contesta il lavoro dei magistrati, ai quali spetta applicare la legge e non inseguire gli umori dell’opinione pubblica.
Piuttosto, sempre più italiani hanno l’impressione che lo Stato abbia progressivamente smarrito il senso dell’autorità. Non della forza, ma dell’autorità.
Sono due cose profondamente diverse. L’autorità è quella capacità delle istituzioni di trasmettere un’idea di giustizia che sia insieme rigorosa, equilibrata e comprensibile.
È il presupposto della fiducia civile.
Quando viene meno, le singole decisioni, anche se giuridicamente corrette, finiscono per essere percepite come il sintomo di un problema più grande.
Rappresentare una gerarchia di Valori
È questa la provocazione che molti cittadini avvertono. Non tanto la misura cautelare in sé, quanto la sensazione che lo Stato abbia perso la capacità di rappresentare, anche simbolicamente, una chiara gerarchia di valori.
Di distinguere ciò che può essere percepito come ordinario da ciò che colpisce il cuore stesso della convivenza civile, come la morte di un uomo in divisa mentre svolge il proprio dovere.
Il Dovere della Politica
La politica dovrebbe interrogarsi su questo sentimento, anziché liquidarlo come populismo o giustizialismo. Perché un Paese non si regge soltanto sulla correttezza formale delle sue decisioni.
Si regge anche sulla convinzione, condivisa dai cittadini, che le istituzioni sappiano ancora distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è.
Gianluca Mingardi
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