Domenica, nel popoloso quartiere di Santa Rita a Lanciano (Ch), due famiglie di etnia rom si sono fronteggiate in strada in uno scontro duro, armati di mazze, e con il tentativo di investire uno dei partecipanti agli scontri.
La scena ha generato paura tra i residenti, che conoscono il copione, tristemente già noto a tutti i cittadini frentani.
Non si tratta di un episodio isolato. Il quartiere Santa Rita, il più popoloso della città con migliaia di abitanti, è da anni al centro di cronache ricorrenti che raccontano un degrado strutturale e un clima di tensione che periodicamente esplode. Risse tra clan rivali, spaccio di stupefacenti, furti, aggressioni alle forze dell’ordine e atti di intimidazione rappresentano un problema ciclico, documentato in numerose operazioni di polizia e vertici istituzionali.
Un quartiere sotto assedio
Negli ultimi mesi (e anni) si sono susseguiti:
– Scontri violenti tra famiglie rom note alle forze dell’ordine, con mazze, calci, pugni e lancio di pietre anche dai balconi.
– Aggressioni a poliziotti durante perquisizioni, con agenti finiti al pronto soccorso.
– Operazioni interforze ripetute, identificazioni di massa, blitz antidroga e presidi straordinari, spesso coordinati da Prefettura, Questura e Carabinieri.
– Segnalazioni di usura, bullismo, abbandono scolastico e controllo di “piazze” di spaccio, con faide che si riaccendono appena cala l’attenzione delle istituzioni.
Il parroco della chiesa dello Spirito Santo ha espresso pubblicamente l’esasperazione di molti residenti: la convivenza è diventata difficile a causa di “violenza e prepotenza”, invocando interventi decisi per restituire vivibilità al quartiere.
Le autorità locali e provinciali hanno risposto con controlli a tappeto, vertici in Prefettura e visite del Prefetto nel quartiere, definendolo a tratti “zona rossa”. La Lega locale ha chiesto un presidio stabile delle forze dell’ordine, più servizi e migliori collegamenti con il centro città. Il sindaco ha rivolto appelli alla denuncia e al rispetto della legalità. Eppure, la situazione torna ciclicamente a degenerare.
Le radici di un problema irrisolto
Santa Rita non è solo cronaca nera: ospita migliaia di cittadini onesti che lavorano, crescono figli e chiedono solo di vivere in pace. Ridurre tutto a generalizzazioni sarebbe ingiusto verso di loro. Tuttavia, negare la specificità del fenomeno – faide tra clan familiari di etnia rom con precedenti per reati gravi, radicamento in certe dinamiche di spaccio e violenza – sarebbe ipocrita e dannoso.
Il problema non nasce dal nulla: alloggi popolari, integrazione mancata, economia sommersa, senso di impunità e vuoti di controllo dopo ogni operazione di polizia creano un terreno fertile. Quando si smantellano reti di spaccio, altri attori tentano di occupare lo spazio.
Serve una svolta concreta
È tempo di passare dagli annunci e dai blitz temporanei a misure strutturali:
– Controlli rigorosi sugli alloggi popolari e sull’uso dei contributi pubblici (tagliando i viveri a chi delinque sistematicamente).
– Interventi sociali mirati su famiglie problematiche, con responsabilità genitoriale e lotta all’abbandono scolastico.
– Coinvolgimento della comunità onesta del quartiere, che va protetta e ascoltata, non lasciata in ostaggio.
I residenti di Santa Rita meritano sicurezza, decoro e futuro, non l’ennesima rissa che terrorizzerà bambini e famiglie. La tolleranza zero verso l’illegalità non è discriminazione: è la giustizia più elementare. Fino a quando non si interverrà con decisione e continuità, il quartiere resterà ostaggio di una minoranza violenta, con danni enormi per tutti.
Lanciano e le istituzioni abruzzesi non possono più permettersi di gestire emergenze cicliche: è ora di risolverle.
Sergio Saraceni
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