La punta dell’iceberg e l’immobilismo dei vecchi slogan
La notizia che segue contiene un dato di fatto incontrovertibile: 150.000 italiani hanno firmato, esponendosi in prima persona, affinché il Parlamento discuta e approvi la proposta di Legge di iniziativa popolare denominata Remigrazione. A nostro avviso, questa imponente mobilitazione rappresenta soltanto la punta di un iceberg profondo che attraversa l’Italia intera. È un sentimento diffuso che non fa distinzioni politiche, radicandosi in quel popolo che vive quotidianamente nelle città il degrado di un’immigrazione incontrollata, spesso protetta come se fosse una risorsa economica vitale per determinate categorie e organizzazioni ben precise.
Dall’altra parte, assistiamo ai soliti, logori slogan della politica. Il centrodestra, pur con differenti sfumature di facciata sulla questione dell’immigrazione, dei rimpatri o delle espulsioni, ha dispensato in questi anni indicazioni altisonanti e tracotanti, senza produrre quasi nulla nella realtà dei fatti. Ci troviamo di fronte a un governo guidato da una premier che in campagna elettorale prometteva di salpare per il “Blocco navale”, ma che oggi si ritrova ancora a manovrare pigramente all’interno del porto sicuro dei compromessi europei.
La Lega, dal canto suo, ulula alla luna mentre continua a tenersi stretto un Ministro dell’Interno che non ha mai smentito quella sua brillante uscita iniziale sulla discrepanza tra la “percezione di insicurezza” e la realtà dei dati. Stendiamo poi un pietoso velo su Forza Italia e sull’area dei moderati, che svolazzano confusi come falene attorno alle fiamme dello Jus Scholae e delle quote d’immigrazione; dinamiche utili soltanto a soddisfare quei paladini dell’imprenditoria che necessitano di pagare i salari meno del minimo sindacale per gonfiare i propri profitti.
L’illusione futurista e la deriva panciafichista
In questo panorama statico è emersa la novità “Futurista” legata al Generale Vannacci. Confessiamo da subito la nostra simpatia a pelle per le sue esternazioni politicamente scorrette e per le sue provocazioni, autentici sassi lanciati nella palude stagnante della politica italiota. Guardiamo con sincera speranza alla mobilitazione popolare e all’entusiasmo genuino di migliaia di neo-futuristi che vedono nei concetti espressi ne Il Mondo al Contrario una via concreta di riscatto per la Patria. Tuttavia, le dichiarazioni a caldo riportate dalle agenzie di stampa dei deputati futuristi Rossano Sasso e Domenico Furgiuele ci hanno lasciato l’amaro in bocca. Davanti alla consegna formale di 150mila firme, la reazione dei due esponenti di Futuro Nazionale ha ricordato molto più lo stile dei Panciafichisti che quello dei Futuristi.
Sarà stato il caldo o la stanchezza di fine legislatura, ma sentir dire che «ha più senso proseguire tramite emendamenti» e che l’obiettivo reale verrà perseguito solo «una volta che Futuro Nazionale sarà il primo partito» assomiglia drammaticamente alle vecchie tattiche della Prima Repubblica. Si assiste a un faticoso arrampicarsi sui vetri pur di mantenere lo slogan elettorale, senza però fare realmente una cippa di niente nell’immediato. Il cuore del problema politico si gioca esattamente su questo confine: la distanza incolmabile tra Futurismo e Panciafichismo. Il Futurismo è, per sua natura, una rivoluzione culturale, umana e politica, basata sull’azione immediata e sullo strappo delle regole burocratiche. Il Panciafichismo, al contrario, rappresenta la palude delle chiacchiere infinite, del laissez-faire e della paura paralizzante di perdere posizioni acquisite o voti preziosi; è un pacifismo di facciata senza prospettive, che preferisce l’immobilismo alla battaglia.
La pietra d’inciampo parlamentare
Aspettiamo dunque le mosse del Generale — in fondo è lui stesso ad aver ribadito che al comando della struttura c’è la sua figura — sperando che possa rinfrescare e correggere delle dichiarazioni parlamentari che, a caldo, ci hanno non poco infastidito. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. Nel frattempo, però, la pietra d’inciampo è stata portata fin dentro le aule del Parlamento. I deputati potranno continuare a elucubrare, a fare melina e a perdersi in sofismi normativi, ma il popolo italiano e i 150mila cittadini che hanno firmato non hanno più alcuna voglia di assistere allo spettacolo di chi ha soltanto “chiacchiere e distintivo”. Questa profonda disillusione è già ampiamente visibile nella massiccia fuga dalle urne elettorali: da parlamentari che percepiscono lauti stipendi, la base sociale si aspetta fatti concreti, non rinvii.
Il dovere del coraggio
Le strategie dorotee di fine legislatura, le prudenze da sagrestia politica o il rinvio dei problemi centrali a ipotetiche e future maggioranze assolute non faranno certamente il bene di Futuro Nazionale. Chi sceglie di richiamarsi all’ardimento futurista non può utilizzare lo spartito consunto della vecchia Balena Bianca democristiana. È tempo che la Destra, sia quella interna al centrodestra sia quella che si muove nei suoi dintorni, decida una volta tanto di fare la Destra. Non abbiamo bisogno di quella dalla faccia feroce e priva di utilità pratica, che si riduce a essere una stupida caricatura utile soltanto alle strisce di Zerocalcare. L’Italia necessita di una forza politica che, mossa da Coraggio e Fede, si batta esclusivamente per il bene supremo della Patria e non per la difesa del proprio portafoglio o della propria poltrona.
Qui per approfondire la notizia ANSA e leggere le dichiarazioni integrali dei deputati
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