Il corto circuito del compagno Pedro
Pedro Sánchez prima si fa bello nei salotti radical-chic promettendo di “legalizzare” una marea di immigrati irregolari e poi scende dal pero gridando all’emergenza senza precedenti. Ma di cosa si lamenta esattamente il premier spagnolo? Quando trasformi un intero continente nel “Villaggio Vacanze Europa”, spargendo ai quattro venti la certezza che prima o poi un magheggio o una sanatoria per rimanere si trova sempre, è del tutto ridicolo stupirsi se migliaia di giovani marocchini e algerini decidano di farsi una nuotata verso Ceuta. I ragazzi del Maghreb non sono sprovveduti: hanno ascoltato benissimo i messaggi d’invito della sinistra spagnola ed europea e hanno semplicemente fatto due più due. Perché mai dovrebbero preoccuparsi dei cavilli o dei decreti di Sánchez, quando sanno che una volta toccata la sponda europea scatteranno le coccole di Stato e la solita impunità?
L’incredibile favola dei «profughi» e la realtà dei fatti
Le cricche europeiste al potere continuano a recitare a memoria lo spartito della propaganda. Invocano fantomatiche necessità economiche per giustificare l’invasione, sventolano diritti immaginari e arrivano persino ad evocare guerre inesistenti per commuovere l’opinione pubblica, fingendo di ignorare che il Marocco non è in guerra e lo sanno anche i sassi. Ma la realtà non ha mai spaventato i professionisti dell’accoglienza a tutti i costi. Per i socialisti e per tutti i nemici della nostra Civiltà, ogni sbarco o attraversamento clandestino rappresenta un investimento sul futuro. L’obiettivo sotterraneo delle élite è di una chiarezza disarmante: supportare, perdonare e viziare gli irregolari nella speranza di trasformarli domani in docili votanti, garantendosi così il mantenimento del potere a spese dei propri cittadini.
(Per chi vuole osservare la realtà senza i filtri del politically correct, nei video pubblicati sul canale Telegram di Francesca Totolo, che vi invitiamo caldamente a seguire all’indirizzo https://t.me/francescatotologruppo/636897, è possibile accedere alle testimonianze dirette dall’enclave spagnola).
A Ceuta la popolazione si chiude in casa, ma la Spagna vera reagisce
Lo scenario a Ceuta è quello di un surreale bollettino di guerra. Da un lato la popolazione locale, terrorizzata, è costretta a chiudersi a chiave in casa mentre centinaia di irregolari vagano per le strade a caccia di cibo e di qualsiasi cosa possa tornare utile. Dall’altro lato, però, emerge la dignità di chi rifiuta di soccombere. Molti cittadini di Ceuta, impugnando con orgoglio le bandiere spagnole, stanno scendendo direttamente in strada per ribellarsi all’invasione e difendere le proprie case. Un segnale forte che dimostra come l’Europa reale, quella delle persone comuni che vivono sulla propria pelle i disastri delle porte aperte, non ne possa davvero più dell’ideologia di chi governa al riparo dai quartieri blindati.
La resa burocratica di un’Europa al capolinea
Di fronte al caos, le autorità rispondono con la solita farsa burocratica. Madrid invia qualche decina di soldati come foglia di fico, mentre i sindacati di polizia denunciano il collasso totale e l’inerzia delle forze marocchine. La chicca finale? Il ministero dell’Interno spagnolo precisa che non si può nemmeno dichiarare lo “stato di emergenza nazionale” perché le norme lo prevedono solo per catastrofi naturali o incidenti tecnologici, non per le invasioni migratorie. Nel frattempo persino Palazzo Chigi valuta di sospendere Schengen con la Spagna per limitare i danni contagiosi di Sánchez. È l’epilogo grottesco delle politiche europeiste: un misto di impotenza, ipocrisia e disprezzo per la sicurezza nazionale che continuerà fino a quando i cittadini non cacceranno queste élite dal potere.
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