ALICANTE – Da ben quattro anni, per motivi strettamente familiari, vivo e lavoro in Spagna. In questo periodo sto imparando ad amare questo Paese, ad apprezzarne la cultura, la storia e la gente, trovando molte affinità con la nostra Italia. Tuttavia, c’è un aspetto che da osservatore e da patriota italiano non posso più tacere: la progressiva resa delle istituzioni europee — ed in particolar modo del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez — di fronte alla gestione delle frontiere nazionali.
Le notizie delle ultime ore provenienti dall’enclave di Ceuta non sono semplicemente un fatto di cronaca; sono il sintomo lampante di una crisi sistemica e di un fallimento ideologico. Migliaia di migranti che tentano l’ingresso a nuoto dal Marocco nel giro di pochissime ore, mettendo sotto scacco le forze dell’ordine e saturando le capacità di accoglienza locali, rappresentano l’ennesima dimostrazione che senza confini sicuri non esiste né sovranità né tantomeno sicurezza per i cittadini.
Da italiano residente all’estero, il parallelo con quanto accade sulle coste della nostra Penisola è immediato e doloroso. Che si tratti del Canale di Sicilia o delle scogliere del Nord Africa, il meccanismo è sempre lo stesso: politiche permissive, messaggi d’accoglienza indiscriminata e la mancanza di una linea di fermezza finiscono inevitabilmente per alimentare i flussi incontrollati e favorire il racket dei trafficanti.
Le reazioni delle opposizioni qui in Spagna non si sono fatte attendere, denunciando un disastro annunciato. La pressione sulle città autonome di Ceuta e Melilla non è una sorpresa, ma l’esito scontato di una diplomazia debole e di una visione che scambia il buonismo per solidarietà. Come si può garantire la sicurezza dei propri confini nazionali quando la percezione esterna è quella di una porta perennemente accostata?
Un vero Stato di diritto ha il dovere primario di difendere i propri confini, la propria sicurezza e la propria identità. La sovranità nazionale non è un concetto astratto da svendere in nome di un globalismo senza regole; è il presupposto fondamentale della coesione sociale e della legalità. Chi vive da immigrato regolare in un altro Paese europeo, rispettandone le leggi, le tradizioni e contribuendo all’economia locale, sa bene quanto sia abissale la differenza tra immigrazione regolamentata e caos di frontiera.
L’Europa del Mediterraneo — dall’Italia alla Spagna — sta pagando il prezzo di anni di ritardi e sottovalutazioni. È tempo che le nazioni sovrane riprendano in mano il controllo del proprio destino, imponendo il rispetto delle leggi, la difesa dei confini terrestri e marittimi e la protezione della sicurezza collettiva. Ceuta non è solo una crisi spagnola: è un campanello d’allarme per l’intera Europa!
JOEL QUEIROLO
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