I fatti del Pilastro e le polemiche sulla sicurezza
Matteo Lepore, sindaco di Bologna, balza spesso agli onori delle cronache per le sue iniziative, che spaziano da Città 30, al tram, alla collocazione di alberelli in vaso in Piazza Maggiore, quale antidoto alla calura estiva. Dalla tragica morte di Abderrahim Fakir al quartiere Pilastro, il primo cittadino felsineo è stato sommerso dalle polemiche per il presidio da lui convocato in piazza del Nettuno, poi degenerato nelle devastazioni da parte dei soliti noti.
64 agenti di polizia feriti, danni stimati per 300 mila euro, immagini di guerriglia urbana che hanno fatto il giro del mondo e hanno avuto ripercussioni anche sul turismo, con disdette di prenotazioni in alberghi e ristoranti.
Le reazioni legali e le richieste di dimissioni
Il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, ha dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi opportune perché Lepore risponda dei danni causati alla città e a tutela degli agenti feriti. A ciò si sono aggiunte numerose richieste di dimissioni, anche supportate da raccolte di firme, provenienti dai partiti di opposizione e da diverse associazioni.
Il sindaco di Bologna, sentitosi accerchiato, ha reagito in più direzioni. E così, dopo le barricate innalzate dai facinorosi a volto coperto, è stato il turno di quelle del primo cittadino.
Le scorte, le denunce e l’ipotesi del dossier digitale
Lepore prima ha sporto denuncia per gli insulti e le minacce di morte ricevute sui social, vedendosi di conseguenza assegnata una scorta (da lui non richiesta, ha tenuto a precisare). Per una sorta di nemesi, le Forze dell’Ordine, vilipese in piazza da tanti esagitati, stanno provvedendo alla sicurezza di chi ha indetto il presidio a cui sono succeduti gli scontri contro le medesime Forze dell’Ordine.
Il passo successivo del primo cittadino sembra sarà una denuncia alla polizia postale sulla base di un dossier che sarebbe stato realizzato da una società specializzata. Secondo questo studio, ci sarebbe una regia internazionale per una tempesta digitale abbattutasi su Bologna e il suo sindaco anche attraverso migliaia di profili falsi, in gran parte statunitensi, generati dall’intelligenza artificiale.
Le verifiche dell’opposizione e la Festa dell’Unità
Il centrodestra bolognese ha annunciato esposti alla Corte dei Conti e al Garante per la Privacy per verificare con quali fondi sia stato finanziato il dossier e se siano state rispettate le procedure di riservatezza previste dalla normativa vigente. In ogni caso, occhio a criticare il primo cittadino, si rischia il dossieraggio!
Ma le barricate di Lepore innalzate per le polemiche seguite agli scontri del 22 luglio scorso non si limitano alle carte bollate. Dal 27 agosto al 20 settembre si terrà nel Parco Cevenini la Festa Provinciale dell’Unità.
L’evoluzione delle kermesse politiche e gli esclusi
Fino a qualche tempo fa, anche per il PD, queste kermesse erano l’occasione per civilissimi confronti tra esponenti delle più diverse estrazioni politiche, un modo per iscritti e simpatizzanti di sentire dal vivo anche le altre campane. Una tradizione che si è persa dal 2023, allorquando Schlein rifiutò di invitare ospiti del centrodestra (meglio sarebbe dire non di centro sinistra) alla Festa Nazionale dell’Unità di Ravenna.
Superfluo sottolineare quanto questa scelta, certamente legittima, sia indice di chiusura, di limitatezza, di autoreferenzialità.
La chiusura al dibattito e la contraddizione dello slogan
Quest’anno, a seguito delle polemiche per i fatti dello scorso 22 luglio, ci sarà un’ulteriore stretta agli invitati, per lo meno a Bologna. Il segretario provinciale del PD, Enrico Di Stasi, ha annunciato: ”Non abbiamo invitato Calenda perché siamo rimasti abbastanza sconcertati dalle sue dichiarazioni…”. Il riferimento è alle parole del leader di Azione, che ha definito la convocazione del presidio per la morte di Fakir un atto “di profonda irresponsabilità”.
Insomma, oltre ai dossier e alle denunce (sacrosante per le minacce di morte, sia chiaro), le barricate di Lepore comprendono l’epurazione dalla Festa dell’Unità per chi abbia l’ardire di criticarlo. Una misura dal sapore vagamente staliniano.
La cosa più esilarante è il capovolgimento semantico. Perché, oltre a chiamarsi Festa dell’Unità (che già, per quanto sopra, fa sbellicare), quest’anno lo slogan sarà: ”Bologna è l’insieme”!!! Di questo passo rimarranno solo Lepore, Di Stasi e Schlein…
Ma non erano quelli dell’inclusione?
Raffaele Amato
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