Pubblichiamo il resoconto della trasferta greca della delegazione della Rete dei Patrioti guidata dal nostro Filippo Deidda – già collaboratore di lunga data del nostro giornale. Il movimento Alba D’Oro ha organizzato la scorsa settimana una manifestazione alle Termopili per ricordare il sacrificio dei 300 spartani.
Salonicco, Thessaloniki per i greci, ovvero la stessa Tessalonica delle lettere di San Paolo, si presenta come una città mediterranea, molto simile a quelle del nostro Meridione, dove è subito facile per un italiano sentirsi quasi come a casa propria.
La città, purtroppo, come appunto le nostre, appare tuttavia anch’essa toccata dal fenomeno migratorio, con capannelli di allogenei che segnano una presenza chiaramente estranea rispetto allo sfondo delle scintillanti chiese ortodosse che fanno bella mostra di croci dorate e delle loro bandiere elleniche e dell’aquila bicipite di Costantinopoli.
Tali sgradite presenze, insieme al drappo blu dell’Unione Europea sugli edifici pubblici e l’avere nelle tasche la stessa moneta senza stato, sembrano essere i principali segni dell’integrazione in corso nell’Europa odierna per come voluta dai lontani palazzi di Bruxelles.
In ogni caso, in tale contesto la sede di Alba d’Oro, denominata “Sarissa” – dalla lunga lancia tipica della falange macedone di Filippo e Alessandro – occupa gli ultimi due piani di un palazzo tra il centro e l’area portuale e appare immediatamente come un luogo d’eccezione.
Il palazzo sembra una fortezza e nel farlo notare ai militanti di Alba d’Oro, questi non lo negano ma anzi lo affermano con fierezza: “è effettivamente una fortezza e abbiamo resistito a diverso assalti nel tempo”.
La sede Sarissa è tuttavia letteralmente a due passi anche da un altro luogo: il palazzo di giustizia di Salonicco.
Più che lo scontro fisico è stata infatti l’azione repressiva del sistema giudiziario euro-greco che si è abbattuta negli anni su Alba d’Oro; nel momento in cui il successo elettorale, a seguito della crisi economica imposta alla Grecia dalla troika della Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, al popolo greco, per fargli pagare lo scotto dei successi dell’Euro e dei falsi contabili dei consulenti di Goldman Sachs ingaggiati dai politicanti di Atene.
Allora Alba d’Oro cresceva in maniera inarrestabile nei sondaggi e i consensi che raccoglieva tra militari e uomini delle forze dell’ordine sfiorava il 50%.
Si dovette procedere con l’arresto di Nikolaos Michaloliakos, fondatore e segretario generale, e di praticamente di tutti i deputati e i dirigenti del partito, condannati tutti collettivamente per la morte di un rapper di estrema sinistra, avvenuta a seguito di alcuni incidenti di strada ad Atene, in un caso molto singolare in cui i giudici ignorarono l’avviso della procuratrice della repubblica (l’equivalente del nostro pubblico ministero ovvero “l’accusa”) la quale, ella stessa, aderiva alle tesi della difesa e disse il procedimento infondato e motivato principalmente da ragioni politiche.
Con una certa asimmetria gli omicidi di Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, le cui sagome campeggiano in ritratto sui muri di Sarissa vicino alle icone di Maria Theotókos, restano senza colpevoli, senza indagati e senza imputati.
Per quanto banditi dalle competizioni elettorali, gli uomini di Alba d’Oro non sembrano affatto piegati, così mi è sembrato A., ex deputato reduce da 4 anni di carcere e ancora in libertà vigilata. Sorridente non si soffermava troppo sulla sua vicenda preferendo spiegarmi, col sorriso, che sono cose che si devono accettare se si vuole lottare.
Lottare come gli spartani di Leonida che morirono alle Termopili per sbarrare il passo ad un nemico venuto per soffocare la libertà e la civiltà ellenica, la stessa da cui tutti noi discendiamo e che ogni anno vengono commemorati dai patrioti greci.
Il viaggio verso le Termopili da Salonicco è lungo e l’abbiamo svolto come in pellegrinaggio, immersi in un sole abbagliante.
Giunti insieme ad altri ospiti di Francia, Spagna, Polonia, Serbia e Norvegia, quasi all’ora del tramonto, ci siamo riuniti con i militanti venuti da Atene.
La cerimonia di commemorazione ha avuto inizio salendo per un breve cammino per la collina di Kolonos, dove una lapide ricorda il luogo esatto dove morirono gli ultimi spartiati, nel combattimento, degno di un canto dell’Iliade, per la difesa del corpo del re Leonida.
Attorno a quella pietra, dopo un discorso in ricordo degli eventi storici delle guerre greco-persiane, per tre volte è stato lanciato il grido “athánatoi” (immortali), lo stesso che sarà poi ripetuto per Giorgos e Manos.
Calata la notte la commemorazione è proseguita davanti al monumento dove è presente la grande statua di Leonida, dove i dirigenti di Alba d’Oro hanno rivolto i loro discorsi ai militanti inquadrati con perfetto ordine e disciplina.
Accese le fiaccole, al termine della cerimonia, noi ospiti stranieri abbiamo lasciato una corona di fiori ai piedi del re Leonida, ho potuto così lasciare coi fiori il nome della Rete dei Patrioti.
Se il senso di continuità diretta con quella tradizione che da millenni è alla base della nostra civiltà è la sensazione più viva che lascia la cerimonia per i 300 di Sparta, il senso di esemplarità politica e umana degli uomini di Alba d’Oro è sicuramente il lascito principale della breve visita ellenica.
Filippo Deidda
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