Propaganda sulle vittime
Finite le cerimonie, è tempo di tirare le somme. Bologna non dimentica, ma forse qualcuno ha dimenticato le vittime in nome della propaganda. Sui giornali, in rete e nelle piazze, ci si è concentrati molto di più sul continuo rimarcare la matrice dell’attentato che sulle vittime stesse, sui loro nomi e sulle loro storie. Non intendiamo entrare nella questione giudiziaria, che ancora presenta troppe ombre, ma ci interessa analizzare l’approccio usato dalla politica su questi fatti. Un approccio che purtroppo non si è modificato dalle ore 10:25 del 2 agosto 1980 e che si conferma, ancora una volta, puramente strumentale.
L’uso politico dell’antifascismo
L’evento viene utilizzato per attaccare un’ideologia e, in generale, tutte le destre, comprese quelle che fasciste non sono. Con il governo attuale, l’isteria viene ulteriormente alimentata accusandolo di essere complice, senza chiarire in quale modo. Il crimine diventa così non tanto la bomba in sé, ma l’ideologia che l’ha piazzata, almeno secondo la versione ufficiale. Usare questa tragedia per fare dell’antifascismo spicciolo e violento rimane fuori luogo per diverse ragioni.
La distinzione tra idea e reato
Supponiamo che la mano che ha piazzato la bomba fosse nera. Ciò è sufficiente per condannare un intero pensiero? Ovviamente la risposta è no, specie considerando che gli aderenti a quell’idea sono concordi nel prendere le distanze dai fatti. Una mela marcia non è rappresentativa del tutto, a meno che non si voglia cedere all’ipocrisia di non generalizzare solo per i compagni che sbagliano o per gli immigrati. Questo mostra l’utilitarismo ideologico della strage, a maggior ragione se usato contro un governo che nero non è. Condannare un’idea perché in nome di essa è stato compiuto un atto criminale è come rinunciare all’accoppiamento perché esistono gli stupratori, o condannare il denaro perché esistono le rapine. Un conto è la matrice, un conto è l’atto, a meno che non si tratti di un’organizzazione integralmente criminale, ma non è questo il caso.
Il confronto con le altre matrici
Viene poi il paragone con le stragi rosse o gli attentati anarchici. Anche in questo contesto la generalizzazione spicciola non porta frutti. Tuttavia, una parte di quella sinistra post-comunista e anarchica non solo non prende le distanze da certi fatti, ma tende persino a giustificarli, nonostante la storia l’abbia già relegata all’oblio. Questo avviene a dispetto del fatto che il PCI fu estraneo alle azioni delle Brigate Rosse — salvo forse alcuni esponenti deviati — e anzi rischiava esso stesso di diventare un bersaglio perché considerato asservito allo Stato. Ciò ribadisce quanto la distinzione tra un’ideologia e gli atti compiuti in suo nome debba essere sempre rimarcata.
Il paradosso del consenso
Infine, a tutti coloro che accusano gli identitari, i patrioti, i fascisti veri o presunti e in generale la destra, rivolgiamo una domanda. Un pensiero che cerca il consenso come quello fascista, e che deve ripulirsi agli occhi dell’opinione pubblica, quale motivo avrebbe avuto di uccidere 85 innocenti? Cosa sperava di ottenere? Gogna pubblica, repressione e accuse politiche: questi sono stati i risultati, non certo il consenso. Se fosse stata davvero una mano nera, un’azione simile sarebbe stata oltremodo stupida, poiché ha fatto il gioco dello Stato antifascista offrendogli il fianco gratuitamente.
“… E generazioni nuove in cui tu credevi tanto
Ma quel botto alla stazione che cancella tutto quanto” 1
“Il mio fascismo non è certo quello
Della stazione di Bologna
Che poi la bomba chissà chi l’ha messa
Non certo chi oggi paga con la gogna”2
Lorenzo Gentile
Note:
1 ”Generazione ’78” Canzone scritta da Francesco Mancinelli
2 “Il mio fascismo” Canzone dei DDT (Dodicesima Disposizione Transitoria)
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