L’azione senza ideali definiti è nulla, priva di etica e di sacralità, così come gli ideali definiti sono nulli senza l’azione. Quale correlazione è presente tra i due mondi? Qual è lo step che porta un’idea a divenire azione?
Non sono certo domande alle quali è facile attribuire risposta, dobbiamo bensì partire dall’elevazione dello spirito verso l’eterno, in quanto il parallelismo è l’equivalente. L’elevazione dello spirito parte da uno schema concettuale umanistico, che, man mano che esso si trova in fase di esaurimento del suo corso naturale (più comunemente vita) eleva l’animo nella località in cui il giudizio designerà la sua sorte nell’eternità.
Il parallelismo regge e fila perfettamente, in quanto fa riferimento ad una trasformazione, o meglio, ad una maturazione che vede protagonisti l’ego e l’altruismo, che, per quanto essi possano essere concetti elaborati sono facilmente spiegabili e traducibili con la militanza, ovvero la trasformazione di un’idea in azione, appunto.
L’approccio verso questa trasformazione deve essere sacro, nulla è più profondo di una spada che traccia un solco, e in una società che ci etichetta come il male per la cultura dominante, non tollereremo mai che il nostro messaggio arrivi in maniera piatta, poiché gli anni di lotta alle spalle dei nostri simili sono tanti, e il “tanto” incute sempre molto rispetto nelle orecchie di chi alle spalle ha in mano un pugno di mosche.
La trasformazione dell’idea in azione avviene quando ci si rende conto, grazie all’autentica autocritica, di non essere abbastanza; si ha quindi la necessità di cimentarsi in sfide e percorsi più grandi di sè stessi, e con la pretesa di riuscita e la fame di vittoria, si ottiene la maturazione necessaria affinché il percorso militante proceda nel migliore dei modi.
È necessario anche l’errore, ed è allo stesso tempo dannatamente affascinante, in quanto insegna le migliori tecniche di apprendimento verso una riuscita migliore.
Siamo peccatori al di fuori della militanza, lo saremo il doppio nelle nostre sedi, benché la milizia si forgia sui nostri errori, e i nostri errori sono la stella polare verso la riconquista.
La milizia è una cosa seria, è un modo per servire il Creatore e non merita di essere banalizzata, il salotto non ci appartiene.
Cogliamo l’occasione per scardinare i pilastri delle etichette, il falso, il falso che fa notizia, e il falso che fa notizia in maniera manipolatrice. Il nostro ego è un tutt’uno, si fonda sulle principali basi della lealtà, che sono la chiarezza, e l’azione.
L’azione, innumerevoli volte citata in questo scritto, viene preceduta da un momento di vita in cui il simpatizzante lavora su se stesso e passa dal simpatizzare, a svolgere atti di militanza per l’idea, piacevole o faticosa che sia. Ad ogni costo.
Manuel Zavaglia
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