Quando il “concreto” dell’antifascismo è il sangue di un ventenne
Mentre nelle redazioni dei giornaloni nostrani si consumano ettolitri di inchiostro per scovare il “pericolo nero” sotto ogni tappeto, a Lione la realtà ha bussato alla porta con la delicatezza di un pestaggio mortale. Quentin, 23 anni, studente “di destra” è stato ucciso. Non da una tragica fatalità, ma dal furore cieco di chi, in nome della mafia antifascista, ha deciso che la vita altrui è un dettaglio trascurabile.
Il braccio sinistro del deputato
Come riportato, su Il Giornale di ieri, nell’articolo “L’internazionale dell’odio”, il quadro che emerge è devastante. Tra gli aggressori del commando antifascista che ha linciato Quentin figurerebbe Jacques Élie Favrot. Chi è? Un passante? No, è l’assistente parlamentare di Raphaël Arnault, deputato della France Insoumise (LFI) e fondatore della Jeune Garde Antifasciste.
Sì, avete capito bene: mentre nelle aule parlamentari si discetta di democrazia, i loro collaboratori sembrano preferire l’azione “sul campo”. La Jeune Garde, d’altronde, è quel simpatico “collettivo” sciolto dal governo francese nel 2025 perché accusato di incitare alla violenza. Un curriculum di tutto rispetto, non c’è che dire.
Gli “Amici Italiani”
Ma non pensiate che sia solo una questione d’Oltralpe. Il “filo rosso” (mai colore fu più appropriato) arriva dritto in Italia. Appena un mese prima dell’omicidio di Quentin, veniva lanciato un roboante “Appello internazionale per il rafforzamento dell’azione antifascista”. I promotori francesi, tra cui spicca il leader di La France insoumise Jean-Luc Mélenchon, sono accompagnati da nomi che gli italiani conoscono bene:
- Ilaria Salis: l’europarlamentare di AVS che della militanza “movimentata” ha fatto un brand.
- Mimmo Lucano: il paladino dell’accoglienza, ora in trasferta ideologica nel mondo “antifa”.
- Eliana Como: esponente di spicco della CGIL, a dimostrazione che il sindacato ha sempre tempo per una firma su un appello massimalista tra uno sciopero e l’altro.
L’appello è stato firmato chiedendo a gran voce “atti concreti” (e ora abbiamo visto cosa intendono per concretezza), contro il “fascismo”.
Il silenzio degli “innocenti” (e dei media)
Avete assistito a maratone di Mentana o editoriali di fuoco su Repubblica per denunciare il collaboratore di un deputato presente a un omicidio? Avete visto Schlein o Conte prendere le distanze dai firmatari di un appello che condivide la firma con Cem Yoldas, portavoce di un’organizzazione fuorilegge e violenta?
Silenzio assordante. Quando la violenza ha il colore del “progresso”, diventa invisibile. Se Quentin fosse stato un attivista di sinistra ucciso da un gruppo identitario, avremmo già i caschi blu dell’ONU a presidiare le sedi di partito. Invece, l’attivismo assassino viene derubricato a “tensione sociale” o, peggio, ignorato con quella spocchia tipica di chi si sente dalla parte giusta della storia.
Il cocktail esplosivo: Antifa e Integralismo Islamico
C’è poi l’aspetto più inquietante: la saldatura tra l’estrema sinistra e le frange dell’integralismo islamico. Non è un caso che la conferenza di Rima Hassan (LFI), nota per le sue posizioni ambigue, sia stata il pretesto per l’adunata antifascista sfociata nel sangue.
Questa alleanza “rosso-verde” (dove il verde non è quello dell’ecologia, ma quello della mezzaluna radicale) trasforma l’antifascismo nostrano in una mina vagante per la nostra Libertà. Si combatte il “fascismo” immaginario per sdoganare un totalitarismo reale, violento e islamista, che usa la piazza come tribunale e la spranga come sentenza.
Cari Salis, Lucano e compagni della CGIL: ora che gli “atti concreti” hanno prodotto un cadavere di 23 anni, avete intenzione di ritirare la firma o la solidarietà di classe vale più di una vita umana?
In attesa di una risposta che non arriverà mai, continueremo a chiamare le cose con il loro nome: Antifascismo è violenza mafiosa
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Articolo appassionato e denso di riflessioni, che mette in luce quelli che oggi possiamo definire i punti cardinali dello squadrismo rosso: una realtà che in passato ha mietuto giovani vittime tra ragazzi che la pensavano diversamente e che, vigliaccamente, sono stati aggrediti da gruppi armati di chiavi inglesi, spranghe e martelli.
Tra i nomi citati nell’articolo aggiungerei anche quello di Landini, che ha avviato una campagna d’odio che, se mai ve ne fosse stato bisogno, ha contribuito ad alimentare gli scontri di piazza che continuiamo a vedere, perpetrati dai soliti “ignoti”, ispirati e guidati da un’ideologia che semina soltanto terrore.
L’auspicio è che il sacrificio del giovanissimo Quentin non sia stato invano e che ora si prendano le distanze, sia lì dove è accaduto il fatto, sia qui e in tutta Europa.
Articolo appassionato e denso di riflessioni, che ha finalmente il coraggio di descrivere ciò che troppo spesso viene ignorato o minimizzato, quando l’antifascismo si fa militanza aggressiva e organizzata, si trasforma in un meccanismo di odio che va oltre il confronto politico approdando alla violenza premeditata.
La morte di Quentin non è “tensione sociale” ma il risultato concreto di un clima alimentato da parole, appelli e reti ideologiche che l’articolo definisce in maniera schietta una vera e propria “internazionale dell’odio”.
Colpisce – anche se non stupisce – il silenzio e il tentativo di definire diversamente la realtà di fronte a collegamenti e responsabilità che nell’articolo vengono richiamati chiaramente.
Ciò che si registra, oltre alla tragedia, è il doppiopesismo quando la violenza viene condannata con forza solo quando è utile a una narrazione, mentre in altri casi, si sfuma, si relativizza. Ma Quentin aveva ventitré anni e ha perso la vita per le sue idee, aggredito vigliaccamente e con premeditazione e questo dovrebbe bastare a imporre chiarezza. L’auspicio è che il suo sacrificio non sia stato invano e diventi un punto di svolta civile. Senza più ambiguità.
Grazie per il suo commento ci sprona ad essere il più possibile “radicalmente equilibrati” nel riportare gli accidenti di questi tristi anni. Mi (ci) uniamo al suo auspicio che facciamo nostro. Grazie!