L’impatto del Real Decreto 316/2026
Il Real Decreto 316/2026, approvato lo scorso 14 aprile, è un provvedimento con cui il governo spagnolo ha regolarizzato la posizione di circa mezzo milione di immigrati irregolari, concedendo loro un’autorizzazione di residenza della durata iniziale di un anno, subordinata al possesso di alcuni requisiti. Poco importa che l’iniziativa sia stata dettata da “circostanze eccezionali” e non corrisponda alla concessione della cittadinanza spagnola, avendo l’autorizzazione un carattere temporaneo. La portata di questa procedura straordinaria è suonata come un messaggio di porte spalancate all’immigrazione verso la Spagna e, di conseguenza, verso l’intera Unione Europea. L’ideale apertura di un varco attraverso il fragile argine all’immigrazione incontrollata. In poco tempo le domande di regolarizzazione, inizialmente stimate in 500 mila, hanno raggiunto il milione.
La crisi migratoria a Ceuta
L’arrivo lo scorso 30 luglio a Ceuta dal Marocco di 72.000 diseredati attraverso il mare, a nuoto o con imbarcazioni improvvisate, è una conseguenza anche di quel messaggio lanciato dal governo Sanchez. Si è trattato del più grande attraversamento irregolare di frontiera mai registrato nell’Unione Europea in un intervallo di tempo tanto ridotto. Ceuta e Melilla sono ufficialmente città spagnole, parti di una exclave all’interno del Marocco, il cui governo non ha però mai riconosciuto la sovranità di Madrid su quel territorio. Le scene drammatiche degli sbarchi a Ceuta, con circa una novantina di migranti morti nel tentativo di raggiungere la meta, richiamano immancabilmente il romanzo distopico di Jean Raspail “Le Camp des saints” (Il Campo dei Santi), in cui un’autentica marea umana, proveniente dall’India con un centinaio di navi malridotte, approda in Costa Azzurra, travolgendo ogni cosa, senza trovare ostacoli.
Tensioni diplomatiche e gestione dei flussi
Certo, la situazione di Ceuta degli scorsi giorni non ha le stesse proporzioni di quelle del racconto dello scrittore francese, ma ha rappresentato un importante campanello di allarme, nonostante le decine di migliaia di rimpatri, volontari o forzati, seguiti nei giorni immediatamente successivi agli sbarchi. A quanto dichiarato dalle autorità iberiche, circa 70.000 delle 72.000 persone entrate illegalmente sono rientrate in Marocco. Questo, evidentemente, non basta a ridimensionare la gravità dell’accaduto, per il quale è stato anche annunciato attraverso il tam tam dei social un bis per il prossimo 15 agosto. I ministri dell’Interno della UE stanno valutando l’introduzione di controlli più rigidi alle frontiere, mentre l’Italia ha sospeso l’accordo di Schengen con la Spagna, disponendo la chiusura delle frontiere marittime e aeree.
Lo scontro tra Madrid e Roma
Questo ha scatenato l’ira del governo spagnolo, che ha reagito in modo del tutto scomposto. Prima il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha accusato il governo italiano di non essere all’altezza di risolvere i problemi dell’immigrazione irregolare, facendo riferimento anche a Lampedusa e arrivando ad affermare: “… all’Italia piacerebbe essere brava come noi a risolvere questa crisi”. Non sappiamo se Albares si riferisse ai due centri realizzati dalla Spagna in Mauritania, con fondi europei, a Nouakchott e a Nouhadhibou. Secondo un’inchiesta del quotidiano El Español, le due strutture sarebbero “centri di detenzione sotto la supervisione spagnola in un paese terzo”, destinati ad accogliere fino ad un totale di 118 migranti irregolari. Il modello Albania, ideato dal governo Meloni e criticato ripetutamente da Sanchez, insomma, se declinato in Africa e lontano dai riflettori, diventerebbe magicamente un esempio da seguire.
Ultimatum e ritorsioni
Ma la risposta di Madrid alla sospensione di Schengen da parte dell’Italia non si è limitata alle improvvide dichiarazioni di Albares. Il governo Sanchez è arrivato a porre un ultimatum a Roma: ripristinare entro 48 ore Schengen, “altrimenti Madrid sarà costretta ad adottare misure proporzionate per tutelare gli interessi e la dignità” dei propri cittadini. Giustamente, il governo italiano ha risposto di non accettare diktat. Tale era la rabbia di Sanchez e dei suoi ministri che non hanno nemmeno lasciato scadere il termine e, dopo poco più di un giorno, hanno a loro volta introdotto controlli straordinari per chi si reca in Spagna provenendo dall’Italia.
Le fragilità di un governo in crisi
A stupire non è solo l’arroganza del governo madrileno che, anziché interrogarsi sulle motivazioni della crisi di Ceuta e, semmai, rivalersi sulle autorità marocchine, ha risposto in modo quasi infantile facendo un dispetto all’Italia, che ha solo cercato di tutelarsi. Lascia perplessi, ancor più che il nervosismo, la disperazione di un governo travolto dagli scandali e dalle proteste popolari. Pedro Sanchez, sempre più smagrito e visibilmente logorato, si sente accerchiato. Di fronte al fallimento conclamato delle politiche immigrazioniste, tenta di distrarre l’attenzione dei cittadini ingaggiando una guerra diplomatica con l’Italia. È esattamente la mossa di un disperato.
Raffaele Amato
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